Progetto di una valigetta 24 ore

Ogni progetto si avvia con l’idea di migliorare ciò che c’è già in commercio e con l’analisi storica del prodotto in esame.
La storia della valigia è intimamente correlata alla sto­ria dei viaggi, dei mezzi di trasporto e all’evoluzio­ne dei relativi bisogni degli utenti ed è stata un’analisi determinante per realizzare il progetto che riporto al termine dell’articolo, quello di una nuova valigetta ventiquattr’ore che risponde alle esigenze di mobilità di un viaggiatore dei giorni nostri.
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La valigia nell’antichità, il baule

Non esistono reperti archeologici di bagagli usati dai nostri progeni­tori, probabilmente erano rudimentali contenitori confeziona­ti con pelli animali o fibre vegetali intrecciate.
Il reperto più antico è un baule ritrovato nella tomba del faraone Tutankhamon (XIV secolo a.C.).
I primi veri e propri bagagli di viaggio appaiono in epoca storica, dove Greci e Romani incominciarono a servirsene per i lunghi spostamenti per mare e per ter­ra, caricandoli su carri o imbarcazioni.
Erano cofani di legno e bronzo spesso decorati con avorio e metalli preziosi, oggetti di grandi di­mensioni adatti a essere stipati sulle navi mercantili dove spesso venivano usati anche come panche o letti durante la navigazione.
I bauli privilegiavano la praticità a scapito dell’eleganza e questo standard sopravvisse fino al Medioevo.
Sulle navi vichinghe, tra il IX e il XV secolo, i rematori dei drakkar sedevano su casse di legno, con forme e misure codificate e utili anche per dormirci sopra.
Nello stesso periodo, il bagaglio dei pellegrini che percorrevano a piedi le stra­de d’Europa e della Terrasanta era molto ridotto: una bisaccia con sandali di ri­cambio, un libro di preghiere, la borraccia ricavata da una zucca e un bastone.

ambientazione copiaI viaggi in epoca moderna

Con la scoperta dell’America, nel 1492, le idee di viaggio e di bagaglio su­birono una profonda rivoluzione, sia per l’intensificarsi delle esplorazioni che per l’in­venzione della stampa che favorì la diffusione delle guide di viaggio (le prime furono scritte per i pellegrini diretti a Santiago de Compostela).
Nel ‘700 il bagaglio divenne più simile a quello attuale. Era il secolo del “Grand Tour”, il viaggio di formazione attraverso l’Europa dei giovani aristocratici e dato che l’esperienza durava mesi, al seguito ci si portava scorte alimentari, in­dumenti, libri, lettini avvolgibili, passaporti, lettere di credito, guide e medicinali.
Tra il ‘700 e ‘800 diventarono quasi routine anche le traversate oce­aniche. Funzionari, commercianti, missionari o semplici avventurie­ri, si recavano nelle colonie americane o asiatiche per lunghi perio­di, accompagnati da un equipaggiamento vario e complesso.
Il loro corredo da viaggio prevedeva il letto, il materiale da cucina, effetti personali e ingenti scorte di cibo e di bevande.
Lo storico francese Pierre Chaunu valutava in 8-900 chili il peso del bagaglio di chi s’imbarcava alla volta delle Indie: al­meno una trentina di colli tra casse, ceste, sacchi, botti, masserizie e gabbie con animali vivi.
In tutte le grandi città d’Europa si formarono classi di artigia­ni specializzati, in grado di confezionare i più diversi tipi di imballaggi. I baga­gli divennero sempre più funzionali e alle casse di legno massiccio subentra­rono modelli più leggeri, costituiti da pannelli assemblati tra loro; poi al legno si affiancò gradatamente il cuoio, materiale robusto e facilmente lavorabile. La fabbricazione dei bagagli divenne un’arte. 

11La nascita del turismo diffuso

Fino alla diffusione degli aerei, che imposero limiti di peso al bagaglio, i bauli ri­masero la “borsa da viaggio” per antonomasia: esistevano il baule-farmacia, il baule-biblioteca e il baule-letto, ma anche bauli ideati per essere caricati su mongolfiere o con appendiabiti interni, a cassetti o con bauletti più piccoli.
Per ottimizzare gli spazi si usavano bastoni da passeggio che all’occor­renza diventavano forchette, coltelli e persino saliere.
E se un viaggio ari­stocratico nel ‘700 prevedeva almeno 30 o 40 bauli stipati in più car­rozze, nell’800 la rivoluzione dei trasporti a vapore (treni ma anche navi più veloci) favorì la nascita di un nuovo tipo di viaggio: quello turistico.
I costruttori di bagagli si moltiplicarono e tra questi, Louis Vuitton deci­se di apporre ai suoi prodotti un segno di distinzione: la L e la V interallac­ciate sullo sfondo di una stella a 4 punte che diventerà uno dei marchi più famosi al mondo: era il 1896, anno di nascita del bagaglio “firmato”.
La prima agenzia di viaggio italiana esordì nel 1897. L’Italia unitaria investì enormi risorse nello sviluppo di una rete ferroviaria facilitando gli spostamenti nell’arco di un ventennio. L’avvento della locomotiva rese il viag­gio alla portata di tutti, dando l’avvio al “turismo di massa”. Non senza pole­miche, se nel 1892 un generale, Luigi Giannotti, annotava in un suo libro:

Un vecchio conte di Casale Monferrato trovava strano, anzi indecente che ora tutti arrivino insieme a destinazione, cioè tanto lui signor conte di prima classe, quanto il modesto viaggiatore di seconda ed il povero diavolo di terza. Rimpiangeva i bei tempi passati quando egli viaggiava con quattro cavalli e due postiglioni, mentre rideva di coloro i quali viaggiavano con la diligenza”.


L’avvento dell’automobile

Tra le due guerre mondiali un nuovo fenomeno rivoluzionò il bagaglio: il suc­cesso dell’automobile. Ultimata e potenziata la rete ferroviaria, gli investimenti si concentrarono sulle strade, non più percorse da carrozze e cavalli, ma da automobili. I bagagli dovettero adattarsi al progressivo passaggio alle quattro ruote di tanti ita­liani; i bauli squadrati e piatti pensati per i treni, di medie dimensioni e sovrapponibili, lasciarono il posto a valige più piccole e più facil­mente caricabili sulle auto. Così il termine baule passò a indicare, con il passare dei decenni, l’apposito vano dell’auto dedicato al carico dei bagagli.
I viaggi si fecero più brevi e gli oggetti da portare con sé diminuirono, come pure le dimensioni delle valige. L’esperienza del viaggio diventò così comu­ne che la Società delle Nazioni nel 1937 ufficializzò i termini “turista” e “tu­rismo”. identificandoli come sinonimi di “chi viaggia per periodi di oltre 24 ore”, e proprio in quegli anni debuttò la “Valigia Ventiquattr’ore”, destinata al businessman.
Il tramonto dei “gloriosi” bauli arrivò con la fine degli anni ’50, quan­do negli USA si affermò definitivamente il trasporto aereo a scopo civi­le e le valige di pelle, capienti ma leggere, ne presero il posto. Succes­sivamente la creazione della valigia rigida in polipropilene reinventò il baule, al quale nel 1988, con il primo trolley, “spuntarono” le rotelle.

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Valigetta 24 ore – Progetto di Francesco Botticini

 

Francesco Botticini

Nato nel 1989, residente a Brescia. Si occupa di design industriale e di arredamento d’interni, passione che coniuga con quella dei viaggi, maturando un’esperienza multiculturale e specifiche capacità di gestione nei progetti di gruppo. Ha partecipato con successo a vari workshop di design e engineering indetti dall’Università di Brescia e da altri enti pubblici e privati. Ha ricevuto il premio “Miglior Progetto” per l’arredamento della sala colloqui del carcere di Canton Mombello a Brescia. Recentemente si è interessato alla progettazione di un nuovo modello di valigia 24 Ore.

 

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