Lo sciacallo

Sciacallo. Predatori e prede di Alberto Salza

Anche nella savana piove. Come, quando e quanto, però, non si può dire.
Nel Serengeti, in Tanzania, un anno in aprile caddero 250 mm di pioggia; a luglio, zero.
L’anno dopo, negli stessi mesi, si ebbero rispettivamente 5 e 40 mm d’acqua.
Se tutto va come dovrebbe, si hanno una novantina di giorni di pioggia l’anno, ma distribuiti Dio solo sa come.
Con la pioggia, le pianure africane diventano un universo instabile: accanto alle grandi pozzanghere, le erbe crescono rapidamente e i gialli diventano verdi; le luci variano di continuo e i riflessi raddoppiano gli animali; tutti affondano nel fango.
Quando piove, arrivano i “tempi duri” dello sciacallo.

Sciacallo. Predatori e prede di Alberto Salza
Lo sciacallo, nonostante la sua fama, in realtà si ciba solo in minima parte di prede morte rubate ad altri animali. Si nutre per lo più di frutta, insetti, serpenti, ed è molto abile nella caccia ai roditori, che cattura imprigionandoli fra le zampe anteriori. (© A. Salza)

Il leone era grosso e vecchio, la criniera spettinata dal temporale.
Se ne stava accovacciato con il ventre pieno, addirittura gonfio, a guardare la propria immagine riflessa dalla patina di fango.
Accanto, quasi tra le zampe, la preda: prima sgozzata per berne il sangue e poi sventrata per divorarne gli intestini, preziosi per il contenuto di grassi.
Era un eland, un’antilope alcina. Un animale imponente, che può pesare anche più di mezza tonnellata: nel fango, coi suoi zoccoli stretti, non era riuscita a sfuggire, né a difendersi.
Un pasto facile.

Lo sciacallo era a venti metri, magro, piccolo, vecchio. La gualdrappa nera del suo pelame testimoniava quanto fosse male in arnese.
Troppa pioggia, e quindi, niente insetti, niente topi, o gazzelle.
Anche le piccole dispense accumulate seppellendo bocconcini nei tempi grassi erano state spazzate via nel fango. E niente frutti: quelli sarebbero venuti dopo, col sole.
Ma il leone aveva la carne, tanta carne. Lo sciacallo era a dieci metri dal leone.
Ci era arrivato con movimenti lentissimi, la testa bassa, ma le orecchie diritte, attente.
Furono le zampe a farmi capire che non ce l’avrebbe fatta: zampe magre, malferme sulla mota.
Normalmente lo sciacallo è rapidissimo, fila verso la carogna, afferra un tenero boccone e fugge prima che il predatore proprietario della carne abbia il tempo di reagire.
Ma il vecchio sciacallo tentava allora una diversa strategia: arrivare alla carne in modo impercettibile. Ed era giunto così a cinque metri.
Il leone alzò la testa e lo guardò. Lo sciacallo arrivò a un paio di metri e allo sguardo del felino andò “fuori fuoco”, come se fosse invisibile, quasi un fantasma.
Finalmente il muso dell’intruso si infilò nello squarcio sul collo dell’antilope.
Allora, con un solo movimento della zampa destra, il leone aprì lo sciacallo in due.
Per pietà, io credo.

Sciacallo. Predatori e prede di Alberto Salza
In caso di invasione del territorio di una coppia da parte di altri sciacalli, il maschio si occupa di scacciare l’intruso solo se si tratta di un altro maschio, mentre la femmina scaccia le femmine. (© A. Salza)

Per gli africani, e anche per me, lo sciacallo è un animale simpatico, l’eroe culturale di molte favole (un po’ come la volpe da noi).
E, soprattutto, non è legato come si crede all’idea di carogna.
L’analisi delle feci degli sciacalli indica che solo il 3% del loro volume rappresenta animali grossi, la cui carne è ottenibile solo a spese di altri predatori.
Golosi di frutta, che divorano in gran quantità e che in certi periodi dell’anno rappresenta il 90% della loro dieta, gli sciacalli mangiano di tutto: serpenti, lucertole, topi (ce n’è grande abbondanza nella savana), insetti, uccelli….
Nelle pianure del Serengeti la dieta ottimale è poi costituita quasi esclusivamente dai vitellini delle gazzelle di Thomson e da una gran quantità di scarabei stercorari.
Vedrete spesso i cuccioli giocare con le tipiche palline di sterco ripiene di succulente larve.
Nel Kalahari, gli sciacalli apprezzano in particolar modo le termiti, per il loro alto contenuto d’acqua.

Gli sciacalli sono particolarmente abili nella caccia ai roditori, che catturano col tipico “balzo della volpe”.
Procedendo a salti verticali tra le erbe alte, individuano la preda che afferrano con un tuffo, imprigionandola con le zampe anteriori.
Anche un cucciolo di un mese, se aiutato da un adulto, può occuparsi di un topo.
Contrariamente a molti altri predatori, per cacciare gli sciacalli usano indifferentemente vista, udito e odorato.
Addirittura un sesto senso (probabilmente l’olfatto, particolarmente sviluppato) sembra aiutarli durante il periodo riproduttivo delle grandi mandrie di antilopi.
Uno sciacallo può seguire a lungo un’antilope femmina, attendendo il momento in cui questa dopo il parto espelle la placenta, cibo estremamente nutriente e, al contrario dei piccoli, non protetto.

Un tempo era possibile osservare sciacalli in branco. Ma da alcuni anni pare che il comportamento sociale si sia evoluto verso il piccolo gruppo familiare.
Lo sciacallo è monogamo e, a quanto si conosce finora probabilmente la coppia dura tutta la vita.
Gli sciacalli sono territoriali e marcano un’area di alcuni chilometri entro la quale non sono ammessi intrusi, anche se spesso le zone di caccia di coppie diverse si sovrappongono.
All’interno del territorio vi sono alcune tane in cui vengono tenuti i cuccioli, trasferiti spesso in rifugi diversi per evitare che i predatori li catturino, soprattutto falchi e aquile.

Un predatore che ce l’ha in particolar modo con gli sciacalli è il leopardo. Una femmina in dieci giorni si portò su una pianta, per mangiarli, tre gazzelle e ben undici sciacalli. Forse aveva dei conti in sospeso.
La savana è un grande circuito di “retroazione”, una sorta di gigantesco feedback.
Se è vero che talvolta lo sciacallo sottrae la carne ai leoni, spesso è “gabbato” a sua volta dagli avvoltoi o dai falchi.
Se esso afferra un topo e, seguendo la propria indole giocosa, ci scherza un po’, buttandolo in aria o dandolo da portare al proprio cucciolo, gli succede spesso di vedersi piombare sulla testa un rapace che lo lascia a bocca asciutta.
Dato che i cuccioli dipendono dai genitori per un certo periodo (in cui restano chiusi al riparo della tana), lo sciacallo ha dovuto elaborare una strategia per portare loro il cibo. Unico luogo sicuro: la pancia.
Per questa ragione divora la preda a grandi bocconi; poi torna alla tana, senza più essere disturbato dai falchi.
Qui viene accolto festosamente dalla femmina e dai cuccioli che lo baciano letteralmente, arrivando al punto di infilargli il muso in bocca.
A questo punto lo sciacallo rigurgita il cibo, la partner lo fa a pezzetti più piccoli e lo distribuisce ai cuccioli.

Sciacallo. Predatori e prede di Alberto Salza
L’ululato serve per segnalare agli estranei i limiti del territorio occupato da una famiglia. (© A. Salza)

Ad aumentare la similitudine tra la famiglia umana e quella sciacallesca, c’è la presenza delle babysitter.
Uno sciacallo che raggiunge la maturità può scegliere di restare presso i genitori, dando una mano ad allevare i cuccioli del nuovo anno. Questo indipendentemente dal sesso.
La teoria dell’evoluzione ha sempre sostenuto che produrranno più prole gli individui di una specie che sono maggiormente adatti per fisico e comportamento all’ambiente in cui vivono.
Gli sciacalli dimostrano quanto siano importanti anche le relazioni genetiche.
Uno sciacallo babysitter ha lo stesso grado di parentela coi suoi fratelli minori che coi propri figli.
Preoccupandosi della sopravvivenza dei fratellini, lavora in difesa della specie, aiutando i propri geni a permanere nelle generazioni future.
Per di più, continuando a vivere in famiglia, essi possono sopravvivere più a lungo e imparano ad allevare meglio i propri figli.
In più ereditano in parte il territorio. Il sapere dove si vive, nella savana, può fare in più di un’occasione la differenza tra la vita e la morte.

I Boscimani, cacciatori-raccoglitori del deserto del Kalahari, hanno un canto, intitolato “ll lamento dello sciacallo”:

Io sono quello preso in giro dal ghepardo che mi dice: lo sciacallo è colui che è lento!
Io sono quello che lo struzzo prende a calci e il leone caccia via.
Quando le vado vicino, la iena ringhia
lo sciacallo è colui che mangia per ultimo!

“Ma vedi – mi dice Kasupe, un cacciatore di Kagae – non è così. Lo sciacallo è intelligente e in gamba. Solo che è stato l’ultimo animale a essere creato sulla terra.
E quelle strisce nere sulla schiena non gliele ha date Iddio, ma gliele ha fatte una delle nostre donne con una pentola bollente, mentre cercava di rubarle il cibo. E così l’ultimo degli animali è lo sciacallo”.

Alberto Salza

Sciacallo. Predatori e prede di Alberto Salza

L’attesa di uno sciacallo che aspetta il momento propizio per strappare al leone un pezzo della sua preda: operazione di solito rapidissima e seguita da fuga immediata. (© A. Salza)