Sindrome da nastro trasportatore

Che bello tornare a casa! E che soddisfazione ritrovare le proprie cose: gli oggetti che ci hanno accompagnato durante il viaggio e quelli che abbiamo appena acquistato, i regali e i ricordi. Tutto dentro la nostra valigia, che non vediamo l’ora di aprire. Ammesso che arrivi sana e salva, naturalmente.

GepäckFatto tutt’altro che scontato, almeno a dar retta alle statistiche, che parlano di trenta milioni di bagagli perduti ogni anno. Spariti nel nulla, forse rubati, saccheggiati, dimenticati in qualche angolo oscuro del mondo: dove vadano a finire nessuno lo sa. Quel che importa e duole è che voi siete in un posto e la vostra valigia in un’altro, magari agli antipodi. Un classico.

Parafrasando una celebre battuta di Bob Hope, potete vantarvi di aver viaggiato ovunque, ma giammai quanto il vostro bagaglio.

In effetti c’è da ridere per non piangere, eppure non è facile mantenere il senso dell’umorismo in certe situazioni. Immaginatevi la scena: avete perso tutto, siete disperati, imbestialiti vi recate all’ufficio reclami, ed ecco cosa vi risponderanno: “cose che capitano”, “sorry”, “compilate l’apposito modulo e attendete con fiducia”, “se poi il bagaglio non si trova la compagnia aerea vi rinfonderà il danno”. Quattro soldi e tanti saluti. Grazie, ma lo stress chi ce lo ripaga?

La cosiddetta “sindrome da nastro trasportatore” colpisce ormai sistematicamente tutti coloro che frequentano gli aereoporti. I sintomi sono inequivocabili: se le valigie tardano ad arrivare iniziano a germogliare i primi dubbi, poi sopravvengono agitazione, rabbia e sconforto. Talvolta panico. Anche se i nostri abiti e più o meno tutto il resto sono rimpiazzabili senza troppo sforzo, il viaggio si trasforma in un incubo e l’umore tende al nero stabile. Stato d’animo che può perdurare a lungo, in quanto la perdita del bagaglio è una tragedia che può avere conseguenze imprevedibili.

Nel caso di Hemingway condusse addirittura al divorzio. Era il 1922 e si da il caso che lo scrittore, allora in Svizzera, avesse chiesto alla moglie di raggiungerlo portando con sè tutte le sue opere inedite. Interessavano a un importante editore, che le avrebbe senz’altro pubblicate. La signora eseguì il compito puntualmente: mise tutto in una valigia, comprese le copie-carbone degli originali, e partì immediatamente da Parigi in treno. Dove fu derubata. Risultato: anni di lavoro sprecati, affare sfumato e litigio feroce. Quindi separazione immediata. Hemingway impiegò anni a riprendersi dallo chock, nonostante gli amici tentassero di convincerlo che dover riscrivere le stesse storie per una seconda volta avrebbe migliorato il suo stile. Non del tutto sbagliato, a ben vedere.

Che non tutto il male venga per nuocere lo dimostra la pazzesca vicenda dello scrittore polacco Jerzy Kosinski. Partito da Parigi con volo per Los Angeles, costretto a fermarsi a New York per cercare la sua valigia scomparsa, Kosinski mancò per un pelo il party organizzato a Hollywood da Sharon Tate, la fatale sera dell’otto agosto 1969. Evitando così di essere massacrato dai seguaci di Manson, come successe a tutti gli altri malcapitati ospiti dell’attrice.

Destino? Casualità? Nessuno può dirlo: ma la prossima volta che vi perderanno il bagaglio non arrabbiatevi troppo: potrebbe essere la vostra fortuna.