Il fantastico mondo dei souvenir

Doni e souvenir. Immagine di ?? Zanzottera.

Il dono ha sempre fatto parte degli oggetti che compongono il bagaglio del viaggiatore. Il portare con sè dei regali per accattivarsi la simpatia dei locali è un’abitudine che risale ai tempi più remoti. Per ovvia gentilezza ed educazione, certo: ma anche perchè il donatore diventa automaticamente un ospite, assicurandosi un’accoglienza favorevole. Una necessità vitale soprattutto se ci si avventura in terre ignote e selvagge, come spesso accadeva ai viaggiatori del passato. Il problema, oggi come allora, stava nel scegliere i regali giusti.

Cosa poteva gradire un esquimese o un indigeno africano? Nessuno poteva saperlo, e allora tanto valeva lavorare di fantasia. Virtù che certo non difettava a tale Guglielmo Godio, che nel 1885 intraprese un viaggio nel Sudan orientale. La lista da lui compilata comprendeva una serie di oggetti decisamente balzani, tra cui parafulmini, telefoni, organetti, piatti di porcellana, fuochi d’artificio e persino un’inimmaginabile testa d’elefante a suoneria. Oggetto utilissimo, soprattutto nel cuore dell’Africa.

Se ciò vi sembra folle e pensate di aver toccato il fondo vi sbagliate: gli altri esploratori europei dell’Ottocento facevano pure di peggio. Gustav Nachtigal, diretto in Ciad, oltre che un trono in velluto cremisi con gambe dorate, si portò dietro addirittura i ritratti del Kaiser Guglielmo e dell’intera famiglia reale. Realizzati a grandezza naturale, s’intende, tanto per facilitare il trasporto.

Di fronte a tanta munificenza le nostre valigie piene di penne biro, caramelle e magliette fanno davvero una magra figura. Ma ciò ha poca rilevanza. Anzi, dimostra che l’uso simbolico del dono attraversa come un filo rosso tutta la storia dei viaggi: una necessità ineluttabile, che si avverte anche in occasione del rientro in patria, quando una cospicua parte del nostro bagaglio é costituita da regali per amici e conoscenti.

Tenetevi forte, stiamo per varcare la soglia del fantastico mondo dei souvenir: che siano muti testimoni del nostro incontro con il diverso o catalizzatori di emozioni personali, che li si acquisti per se stessi o come omaggio per qualcun altro, non fa differenza. Chiamateli come volete, ma una cosa è certa: nessuno è immune dall’insana mania di raccogliere oggetti, neppure gli spiriti più nobili.

Ad esempio Hermann Hesse, la cui valigia al ritorno dall’Oriente, conteneva a suo dire una quantità di cianfrusaglie esotiche, quali “ batik di Sumatra, piccoli bronzi, giochi cinesi in legno duro, sculture in avorio ed ebano…”. Tutte cose, aggiunge lo scrittore, destinate a perdersi nel tempo, a rompersi, a sparire. Per essere sostituite immediatamente da equivalenti orrori.

Vogliamo parlare delle bocce di vetro con la gondola in miniatura? O dei piatti ricordo in similoro, graziosamente incrostati di conchiglie? O magari dell’Aria di Napoli in scatola? Ma questi sono ormai classici, roba che fa quasi tenerezza. Le ultime novità in tema di souvenir sono ben più agghiaccianti. Come i modellini in nichel delle Torri Gemelle o della centrale atomica di Chernobyl, esemplari di punta della raffinata serie Building of Disaster, oggi in gran voga.

C’è poco da ridere: potrebbero regalarli anche a voi. Domani.

Paolo Novaresio

 

Zucche usate come recipienti. (Bruno Zanzottera/Parallelo Zero)

 

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