Sua Maestà l’Etna

Ore 20 di una magnifica giornata d’agosto. Arriva una telefonata.
– Ehi! Ciao. Dall’altro capo del telefono la voce allegra di mia sorella sembra un torrente in piena.
– Hai già visto? Presto! Sali su in terrazza o affacciati al balcone. Ci siamo di nuovo! È magnifica.
Riaggancia senza darmi il tempo di rispondere.
Mi precipito in direzione di “quel balcone” per vedere anch’io, ma il telefono squilla di nuovo. Devo fare dietro front per rispondere ancora dal telefono fisso. Il cordless non lo vedo in giro. È Maria.
– Hai visto? – mi dice emozionata come sempre.
– No, non ancora. Ma mia sorella mi ha detto che…
– Ok! – m’interrompe Maria, emettendo un gridolino di gioia e riagganciando senza darmi neppure lei il tempo di rispondere.
Affannosamente cerco il cordless trai cuscini del divano. Trovo vari generi di telecomando ma niente cordless. Mi serve, accidenti!  Vuoi vedere che tra un po’ “idda” smette ed io mi perdo lo spettacolo. Tra un cuscino e l’altro lanciato per aria mi ricordo dove l’ho messo. Fare ordine non sempre è un bene se si è disordinate come me. Il cordless è al suo posto. Lo afferro e come una staffettista alle Olimpiadi, con il mio testimone in mano, corro e salgo gli scalini a due a due. Apro la grande porta scorrevole che dà sul terrazzo e mi affaccio dal lato Nord.

eruzioneEccola! La montagna. Da noi si chiama così, al femminile. Non riusciamo proprio a chiamarla vulcano, anche se sappiamo benissimo che lo è. Eccome se lo è!
Per noi è “a Muntagna”. Presenza imponente, pulsante di vita, orgogliosa e prepotente. Ma allo stesso tempo affascinante e seducente.
E “Lei”, come una prima donna, ama dare spettacolo. A Sua Maestà “a Muntagna” non va proprio giù di passare inosservata. Per questo sembra scegliere i momenti migliori per mettersi in mostra. Una serata come questa, per esempio. Tanto limpida e serena che le stelle sembrano brillare più del solito.
E così mentre a ovest l’orizzonte è tinto di tutte le sfumature del rosso, “Lei” gareggia con il cielo per lo spettacolo più bello. E vince.
Ho visto tante volte questo show ma, ancora una volta, rimango con il fiato sospeso.
Fontane di lava si alzano imponenti.
Il rosso vivo della lava brilla e si allunga verso il cielo, repentino, per poi abbassarsi.
Pare che il getto incandescente sia risucchiato dalla bocca che l’ha sputato fuori con violenza. E poi di nuovo su, un’altra colonna di fuoco e poi giù. E ancora e ancora.
Mentre le colonne di lava sembrano suonare in aria una marcia trionfale, la colata inizia a prendere vita e qui dal mio terrazzo ne posso seguire il formarsi.
La luccicante lingua di fuoco comincia il suo cammino verso valle ma a un tratto si ferma. Non si vede più. Sparisce verso Est, inghiottita da quell’enorme serbatoio naturale che è la Valle del Bove (grazie Valle del Bove, senza di te sarebbero stati guai grossi). Molto probabilmente “la grazia” a tutti quei paesini che punteggiano il versante Est dell’Etna è stata concessa dal collasso del sistema Trifoglietto che un po’ di anni fa, circa 64.000, ha dato origine a quell’enorme caldera, che generosa accoglie lava “fresca di giornata”.
Gli abitanti di Zafferana Etnea, Milo, e di tanti altri deliziosi paesini adagiati sulle pendici del grande vulcano possono stare tranquilli e continuare a organizzare sagre, feste e raduni di tutti i generi!

zafferana etnea
Zafferana Etnea (foto di Massimiliano Russotto)

Mi è successo circa tre anni fa, a proposito di Zafferana, di andare una sera per assistere a uno spettacolo di folklore siciliano. Fin qui nulla di speciale. Però se lo spettacolo di canti e danze si svolge nel grande anfiteatro, costruito proprio a ridosso della Valle del Bove, e l’Etna è, tanto per cambiare, in una delle tante eruzioni, la faccenda è parecchio diversa. Ben visibile il rossore della colata, che procedendo  lenta e maestosa, gonfia di lava basaltica, illuminava la notte.
Non saprei dire se l’attenzione degli spettatori fosse più calamitata dai costumi dei ballerini e dallo straziante suono dei marranzani che da quella enorme lingua di fuoco, da godere per  intero dalla piazza, in tutta la sua magnificenza.
Spettacolo ad alta quota. Come definirlo?
Spettacolo sublime mi pare sufficiente!

Già, il mio Etna fa le cose per bene. Quasi sempre. È vero, ogni tanto fa scattare l’emergenza cenere, che arriva fin qui sul mio terrazzo e anche molto più lontano, ma siamo tutti ben disposti a perdonare. Naturalmente subito dopo aver cercato di spalare via quella pesantissima polvere nera. Non vi sto a dire le imprecazioni che amministratori comunali e automobilisti osano lanciare contro Sua Maestà!
I contadini un po’ meno. Sorridono sotto i baffi. Concime gratis. L’uva, che presto diventerà vino, e i pistacchi e tutta la frutta che crescerà sulle pendici dell’Etna avrà un sapore unico.

l'etna e la luna
L’Etna e la luna (foto di Massimiliano Russotto)

A riportarmi al momento presente ci pensa il telefono. Fortuna che posso continuare a vedere l’esibizione di Sua Maestà. Rispondo dal cordless.
– Ciao, stai vedendo?
– Sì, Rita. Sono sul terrazzo a godermi lo spettacolo.
– Come si fa a non rimanere con gli occhi puntati su “idda”! Ma ci pensi, in diretta per noi il fuoco delle viscere della Terra!
– Già, rispondo, è proprio così. Non potendo andare noi al centro della Terra, è il cuore caldo della Terra che viene da noi. Ti ricordi quando siamo andati su a Viagrande a vedere il fronte lavico del 1992? Tutti ci siamo chinati a raccogliere pietre scure e Gianni disse che stavamo stringendo tra le mani il cuore della Terra.
– Come no? Certo che ricordo! Mi sono salite su anche un paio di lacrimucce per l’emozione. Sai che ti dico? Quanto prima, anzi domenica prossima organizziamo per andare ancora. Ok?
– Ok! Perfetto! Magari è ancora in eruzione.
– Stavolta dobbiamo calcolare meglio i tempi. Mi piacerebbe ritornare a vedere il Museo della lava di Viagrande e non possiamo rischiare di perderci la “Casa delle farfalle” com’è successo la volta scorsa!
– Sì, hai ragione, mi risponde Rita. Vuol dire che cercheremo di partire da casa un po’ prima. Così avremo anche il tempo di arrivare fino alle Gurne dell’Alcantara. Sono troppo belle! Quei sedici laghetti che ricadono uno dentro l’altro mi fanno impazzire!
– Ok! Tu pensa ad avvertire Alfio e Rosanna. Agli altri ci penso io. Ciao.
Ritorno, rapita dal rosso, dentro i miei pensieri e mi accorgo che pur avendo fatto soltanto pochi metri, dal mio soggiorno al terrazzo, Sua Maestà mi ha concesso di fare un viaggio indimenticabile tra i ricordi delle escursioni già fatte e l’impazienza di salire ancora su, verso “a Muntagna”.

foto 3 cratere (4)Su, lungo le pendici, fino al cratere centrale. Tra uno scossone e l’altro, arrivare in jeep fino a quota 3000 e poi proseguire, tutti in fila indiana, dominando la generosa Valle del Bove per giungere alla sommità, e cingere come con una corona quel cratere centrale che non è mai uguale a quello dell’eruzione precedente. Ma che rimane sempre elegante, maestoso e colorato del verde, del rosso, del giallo dei tanti minerali che hanno fatto la risalita in superficie.
Sembra di essere su di un altro pianeta.
Il freddo pungente dell’alta quota si veste dell’odore dello zolfo. Se non fosse per l’odore, non si potrebbero distinguere le nuvole dai vapori che il vulcano continua a emettere. È vivo e questo è il suo respiro.
Niente paura! Si sale soltanto quando Sua Maestà è a riposo.
Tutto il vulcano è costantemente monitorato.
Ma il brivido di dominare il mondo, calpestando una “creatura gigantesca”, si prova.
E si prova forte! “Forte” come tutte le emozioni che suscita.
La salita al vulcano nel tardo pomeriggio, ne è un esempio, per i tramonti tanto belli da sembrare irreali. Come mozzafiato sono le albe viste dal versante orientale. Il sole sorge dietro il mare e tinge tutto di rosa.
E alla sera, dal versante Sud, quello dell’osservatorio astronomico e del “rifugio Sapienza”, l’Etna riceve l’omaggio di Catania che brilla ai suoi piedi, mentre il blu scuro del suo golfo ne accende il luccichio. Di notte, dal rifugio Sapienza, a quota 2000, nel silenzio che regna, ho potuto ascoltare tante volte il ritmato e potente respiro della ”Muntagna”. Lascio immaginare…

Ma non posso restare tutta la sera qui sul terrazzo. Devo scendere per preparare la cena. A malincuore mi allontano dal mio posto in prima fila su questo straordinario spettacolo. Però mi sento leggera. Sì, leggera come “Aurora”, la farfalla dell’Etna. Bella e unica come i luoghi che abita.

Brunella Li Rosi

 

Di Brunella Li Rosi abbiamo pubblicato Un viaggio tira l’altro

e parlato di Zafferana Etnea in Profumo d’autunno a Zafferana Etnea

 

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