Transumanza

Transumanza. La mandria attraversa i paesi di pianura

Ore 2,00 del mattino di un sabato di fine Maggio. Nella sua cascina a Camburzano, un paesino della “baraggia” biellese, Valter Croso è già in piedi. Si muove in modo deciso e determinato, con azioni precise dettate dall’esperienza di anni.

Valter e il suo fido cane
Valter e il suo fido cane

È il pastore proprietario di una mandria di più di duecento bovini, e quello è un giorno molto particolare. Lo hanno intuito anche le bestie.
Già nei giorni precedenti hanno percepito i movimenti e l’agitazione nella cascina: muggiscono e scalpitano nervose. Anche la famiglia e gli aiutanti di Valter sono al lavoro e tutti agiscono seguendo gli ordini precisi del capofamiglia. È il giorno della ”transumanza”.

Il periodo invernale è trascorso al riparo delle stalle in pianura. Ma quando, a primavera avanzata, le nevi in quota lasciano spazio ai freschi pascoli delle vallate alpine, si rinnova questo rito: un lavoro atavico che coinvolge persone e animali in una marcia di spostamento dalle caratteristiche quasi bibliche.

Transumanza. La mandria attraversa i paesi di pianura
La mandria attraversa i paesi di pianura

La mandria di Valter, come numerose altre, si mette in moto per compiere un viaggio lungo, faticoso, talvolta drammatico, che la porterà agli alpeggi di alta quota dove pascolerà per l’intera estate.
Solo a fine settembre, all’arrivo dei primi freddi e con i pascoli ormai esauriti, ritornerà a valle, ripercorrendo gli stessi sentieri ormai ricoperti di foglie dal colore dorato.

Ho avuto modo di seguire alcune volte la transumanza nelle Prealpi biellesi. In quei luoghi la tradizione di questo particolare momento della vita pastorale si è andata trasformando negli anni recenti anche in un motivo di incontro tra vive chi di pastorizia e chi, amante di tutto quello che è vita semplice e naturale, partecipa come semplice spettatore, percorrendo un tratto di quella marcia, vivendo un’esperienza unica ed indimenticabile.

Valter, la sua famiglia e la sua mandria, che include anche qualche asino, due maiali e un certo numero di galline, si trasferiscono nei mesi estivi presso malghe e gli alpeggi di Alpe Campello, nell’alta Val Sessera, a una quota di 1400 metri.

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Sono stati necessari alcuni giorni per preparare la transumanza e la permanenza in quota delle persone e di quell’enorme arca di animali. Sono stati caricati i basti degli asini e dei muli con il necessario per la marcia; le provviste e tutto quanto serve per la vita nella malga sono stati messi su camion che trasporteranno anche i vitellini nati da poco, non ancora in grado di sostenere il viaggio.

Si dovranno percorrere decine di chilometri in un cammino quasi forzato di sedici ore che dopo il tratto di pianura, affronterà la montagna lungo gli antichi e scoscesi sentieri dei pastori, la “via dell’Alpe”.

La mandria si muove con passo deciso, stimolata dalle urla dei pastori che incitano i cani a controllare il percorso delle bestie e a rimettere in carreggiata quelle più indisciplinate e riottose. I latrati si mischiano con i muggiti e il suono dei campanacci, in un rumore cupo di tuono generato dal calpestio di centinaia di zoccoli.

Transumanza. Attraverso il borgo
Attraverso il borgo

Attraversa i paesi della pianura, poi Biella quando si è appena fatto giorno per non interferire con il traffico cittadino. Per gli animali questo è il tratto più disagiato, sono abituati a calpestare i prati erbosi e non il duro asfalto. Iniziano quindi le strade in salita che la porteranno ad attraversare le prime frazioni di montagna.

È affascinante seguire dall’alto l’avvicinarsi della mandria, un serpentone vivo di animali che sale deciso snodandosi lungo i tornanti, nel frastuono sempre più vicino e assordante di zoccoli e campanacci.

Pochi minuti dall’avvistamento ed ha già raggiunto Ceriale, una frazione di mezza montagna, dove è stato organizzato l’appuntamento per i turisti e gli appassionati che da lì seguiranno la mandria lungo il sentiero dell’Alpe fino alle praterie in quota del Bocchetto Sessera. La banda musicale locale e i bimbi nei costumi valligiani accompagnano il veloce passaggio della interminabile parata di bestie. La colazione a base di prodotti tipici era già stata offerta dai produttori e dagli enti organizzatori locali.

Transumanza. Finimenti della festa
Finimenti della festa

Gli animali per questa occasione sono stati ornati con i loro paramenti migliori. I campanacci di ferro sono stati sostituiti con quelli di bronzo, tenuti al collo da una larga correggia di cuoio lavorato. Fiocchi e coccarde colorate completano gli addobbi di molte bestie. Anche i pastori hanno sfoderato per l’occasione i loro bastoni di nocciolo intarsiato dalla forma caratteristica: la parte terminale più grossa e pesante e il manico perfettamente incurvato sul fuoco.

La gente, zaini in spalla, segue la lunga teoria di animali con passo sostenuto. Alcuni chiacchierano in testa alla fila con i pastori, la maggior parte in coda, trasformando quella camminata in una specie di allegra processione pagana.

I cani, instancabili, corrono avanti e indietro tenendo in ordine la mandria. Se qualche mucca si lascia attirare da un appetitoso cespuglio fuori dal percorso i pastori, che conoscono per nome tutte le loro bestie, con secchi ordini dati nel loro linguaggio urlano ai cani di ripotare in riga la “Nerina” o la “Stella”. Alcune mucche sono pregne, per loro la fatica è doppia. Lungo il percorso sono costrette più volte a soffermarsi per riprendere fiato e i pastori si affrettano a dar loro conforto e a sollecitarle a prendere il cammino.

Transumanza. Il ruscello
Il ruscello

Al ruscello che attraversa la via dell’Alpe, una sosta per bere. Ordinate, quasi educate, a due a due le mucche si fermano, quattro sorsate e si riparte.

Il cammino è lungo, il sentiero a volte è più scosceso e ripido, ma la mandria lo affronta con disinvoltura. Si attraversano bellissimi boschi di castagno e di faggio, si lambiscono antichi cascinali ormai abbandonati, i resti di vecchie carbonaie, il semplice santuario del Mazzucco che ispira pace e serenità. La vegetazione poi si fa via via più rada, ai boschi si sostituiscono prati ricoperti di fiori e si giunge finalmente dopo un’ora e mezza di cammino al Bocchetto Sessera.

La mandria viene fatta riposare e lasciata pascolare nei prati. I pastori estraggono dalle loro bisacce pane, tome, uova sode e fiaschette di vino e si rifocillano in un semplice pranzo al sacco. Noi, viaggiatori occasionali della via della transumanza ci uniamo a loro in allegra compagnia, condividendo con loro il pasto.

Per noi il viaggio è terminato, si ridiscenderà a valle per la stessa via. Per i pastori il viaggio è solo a metà. Dovranno percorre ancora molti chilometri di sentieri lungo la Val Sessera, arriveranno solo nel tardo pomeriggio agli alpeggi di Alpe Campello. Lì per la famiglia di Valter e la sua mandria inizierà una nuova stagione di pascolo e di lavoro.

Transumanza. Lungo la strada dell’Alpe
Lungo la strada dell’Alpe

Per chi vive in città e lavora chiuso in un ufficio, in una fabbrica o in un esercizio commerciale, quando si reca in montagna per una gita, rimane affascinato dalla vita apparentemente tranquilla e all’aria aperta dei pastori che pascolano le loro mandrie in un ambiente sereno e bucolico. Forse non è proprio così.

La vita del pastore è scandita da ritmi antichi e non derogabili, fatta di sacrifici. Alzarsi quando è ancora buio per gestire le stalle, avviare la mandria al pascolo, controllare con l’aiuto dei cani che tutto funzioni bene, radunare decine e decine di mucche la sera quando è l’ora della mungitura, gestire fino a tardi il latte prodotto e la preparazione dei formaggi.

Una vita dura, senza un attimo di tregua, che certo non permette momenti di svago e di vacanza ai quali noi siamo abituati, ma che sicuramente è ancora in grado di regalare a chi la vive soddisfazioni intense.

Bruno Bostica

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