Sudan, la Nubia dei Faraoni Neri

Sudan. Naqa
Naqa

Chi non ha mai sognato di rivivere le emozioni dei grandi esploratori?
Sicuramente un appassionato di viaggi e di avventura vorrebbe provare, almeno una volta nella vita, la magica sensazione di aggirarsi tra misteriose rovine ancora inesplorate e sconosciute.
Il Sudan regala queste emozioni: pur essendo il paese più grande del continente africano non è meta del turismo di massa e conserva testimonianze di una storia millenaria.

Sudan

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Sudan. Ristoranti a Karima
Ristoranti a Karima

Sudan è il nome attuale dell’antica Nubia e deriva dall’arabo Bilad as Sudan che significa “Paese dei neri”.
Tristemente noto per la guerra civile nel Darfour e per la secessione del Sud, animista e cristiano, il Sudan, diventato indipendente nel 2011, spaventa i viaggiatori meno temerari.
In realtà, nel Nord arabo e musulmano, non si combatte ma, sotto lo sguardo di Allah e la mano ferrea del presidente-dittatore, si vive in un’atmosfera di immobilismo: il paese è rimasto indietro di almeno un secolo con l’eccezione di una fiammante rete stradale costruita dai cinesi.

Del recente passato legato alla figura del Mahdi, il carismatico capo religioso che tenne testa agli Inglesi, è rimasto ben poco: la sua tomba e la casa-museo del suo successore, il califfo Khalifa, dove un’immagine sbiadita del generale britannico Gordon – la cui testa è infilzata su di una picca – ricorda le feroci rappresaglie che sfociarono nella spaventosa battaglia di Omdurman del 1898.
Oggi su quelle spianate desertiche, spazzate dal vento, ha luogo uno dei più grandiosi e animati mercati di cammelli del paese.

Sudan. Pelli di coccodrillo nel souk di Omdurman
Pelli di coccodrillo nel souk di Omdurman

Il Nilo, affiancato dalle oasi di palme e dalle coltivazioni, è una presenza costante.
A Khartoum, il Nilo Azzurro e il Nilo Bianco confluiscono a formare un fiume gigantesco che i Nubiani chiamano “il mare”.
Grazie alle sue acque e alle terre fertili che lo circondano, la vita fiorì in mezzo al deserto fin dalle epoche preistoriche.
Già Erodoto narrava del mitico regno di Kush della XXV dinastia – la Dinastia dei Faraoni Neri – che costruirono per la loro gloria necropoli e templi straordinari oggi semi inghiottiti dalla sabbia dorata.
I resti delle città mitiche, Napata, Karima e Meroe ci parlano della potenza militare di questi regni, capaci di contrastare l’Egitto.

A 200 km da Khartoum si scorge il profilo seghettato delle colline su cui si erge la necropoli reale di Meroe, capitale meridionale del regno di Kush dal 270 a.C. al 329 d.C.
Tra le sabbie infuocate dal tramonto, le quarantaquattro tombe di pietra nera appaiono come un miraggio.

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Sudan. Naqa
Naqa

Poco lontano, si trovano Mussawwarat es Sufra e Naqa con i suoi templi, su cui troneggia l’effigie di Apedemak, dio-guerriero dalla testa di leone.
Più a nord, a Karima, la montagna di Jebel Barkal sovrasta la pianura e protegge il tempio del dio Amon di cui spiccano le due alte colonne dedicate alla dea Hator.
Nuri è un sito archeologico imponente con i resti delle piramidi di cinquantatré regine e diciannove re. Fu il faraone Taharqa a creare questa nuova necropoli sostituendola a El Kurru sull’altra sponda del Nilo dove, invece, si ammirano le sontuose tombe ipogee del faraone Piankhy e della sua regina.
A El Kurru le piramidi sono irrimediabilmente perdute, cumuli di pietre, abbandonati al loro destino: dei grandi re che governarono la Nubia e l’Egitto, rimangono solo il nome e una montagna di macerie.

Ancora più a Nord, dopo aver attraversato il deserto del Bayuda che occupa la grande ansa del Nilo ed è abitato dai nomadi Bisharin, eccoci a Old Dongola.
Poche colonne e capitelli di granito abbandonati nella sabbia sono tutto ciò che resta delle due cattedrali volute dall’imperatrice Teodora di Bisanzio nel 540 d.C. ma, poco più in là, si può passeggiare nel suggestivo cimitero musulmano con le grandi tombe dei Marabutti a forma di obice.

Sudan. Il pane
Il pane

Non pensate però che tutto il viaggio sia soltanto un susseguirsi di vecchie pietre. In realtà, il paese è uno scrigno colmo di sorprese.
Vivacissimi mercati, pieni di merci insolite, ci trasportano indietro nel tempo.
Si collezionano volti su volti: donne coperte dai thawb, i veli colorati; uomini nella tradizionale veste bianca, la jellabiyia con la testa avvolta dall’imma, il gigantesco turbante.
Si pernotta nelle case nubiane dai bei portali finemente dipinti che spiccano sui muri bianchi come a riservare agli ospiti la dovuta accoglienza.
Si sosta nelle chai houses, le case da tè dai muri pitturati di verde menta o azzurro pervinca e dove si può assaggiare il full: una calda zuppa di fave accompagnata dall’immancabile kisra, il pane piatto.
La comunicazione è fatta di sguardi e timidi sorrisi. La curiosità è reciproca. Ogni momento è prezioso, destinato a imprimersi per sempre nella memoria.

Fotografie e testo di Anna Alberghina

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