Floorshows, le danze tongane per i turisti

Tonga. Danzatrici ballano la ‘ula al Vakaloa Beach Resort
Danzatrici ballano la ‘ula nel floorshow organizzato al Vakaloa Beach Resort.
(Foto B. Maolucci)

Da non trascurare in uno studio sulle danze tongane sono i cosiddetti floorshows per turisti, performance pensate appositamente per incontrare i gusti degli stranieri.
Le danze tongane “tradizionali” sono troppo lunghe e complesse da presentare agli occidentali, quindi vengono riadattate, ripensate tagliando e cucendo.
Le serate della Tonga moderna vengono organizzate in ristoranti e alberghi situati in contesti affascinanti e folkloristici, come spiagge o caverne, con un allestimento di grandi banchetti di cibo tradizionale e accompagnamento musicale.
Solitamente gli spettacoli terminano con l’esibizione di un gruppo di danza, a volte costituito dagli stessi camerieri del ristorante che si cambiano d’abito e si trasformano in danzatori provetti.
Le rappresentazioni sono costituite da coreografie di circa due minuti l’una, in modo che lo show non duri più di mezz’ora: i turisti non accetterebbero mai di assistere a uno spettacolo della durata di parecchie ore, invece comune nelle grandi celebrazioni.

Tonga. Ballerini danzano la mako, danza di guerra wallisiana
Ballerini danzano la mako, danza di guerra wallisiana, al Vakaloa Beach Resort.
(Foto B. Maolucci)

Si inizia solitamente con le danze tongane (ula, ma’ulu’ulu, tau’olunga, lakalaka, mako e kailao) per poi sfumare in quelle più movimentate samoane, figiane o hawaiane e terminare con la tanto acclamata danza del fuoco samoana.
L’intento di tutta la rappresentazione è fare spettacolo, intrattenere e divertire il pubblico.
È molto probabile quindi che un presentatore intrattenga gli spettatori per tutta la durata dello show, con battute spiritose tra una danza e l’altra, aneddoti e qualche racconto mitologico.
Che siano danze costruite su misura o meno, in realtà non interessa molto ai turisti e l’obiettivo di questi spettacoli viene sempre raggiunto: intrattenere il pubblico e farlo divertire.

Tonga. Danzatrici con abiti decorati con collana di fiori di frangipane e cintura maile
Danzatrici di floorshow con abiti decorati con collana di fiori di frangipane e cintura maile. (Foto B. Maolucci)

floorshows risultano spesso criticati dagli stessi tongani.
Secondo alcuni miei informatori, questi spettacoli permettono ai tongani di presentarsi ai turisti, di trasmettere una piccola parte della loro cultura, di guadagnare dei soldi, di mantenersi in forma e in allenamento (perché le occasioni cerimoniali in cui è consentito ballare non sono frequenti).
Altri invece criticano queste performance considerandole “non autentiche”, troppo lontane dalla “tradizione”, troppo distanti dalle rappresentazioni “originali”, troppo “miste”.

Scrive V.P. Dhananjayan: “Nell’ambito della musica e della danza è diventato di moda parlare in modo pomposo di “tradizione”. In realtà nessuno conosce quella “pietra” originale e immutabile chiamata “tradizione”. Vi sono sempre dei cambiamenti nelle arti creative, e ciò che creiamo oggi, e che è dunque un’innovazione, nel tempo può consolidarsi in tradizione. Se uno esegue sempre gli stessi passi, senza alcun piccolo cambiamento, per sempre, come possiamo definire quella di cui stiamo parlando un’arte “viva”?”.

Tonga. Danzatrici di floorshow indossano vestiti di cotone decorato con motivi di stile polinesiano
Danzatrici di floorshow indossano vestiti di cotone decorato con motivi di stile polinesiano. (Foto B. Maolucci)

Una cultura per alimentarsi ha bisogno di rinnovarsi, di andare avanti, con tutte le conseguenze che il cammino comporta.
La ricerca dell’autenticità porta fuori strada e conduce a evidenti contraddizioni: quello che viene descritto o pensato come autentico, spesso non corrisponde a ciò che gli individui fanno nella vita reale.
Si pensi ai tour operator che millantano esperienze in luoghi incontaminati dove mai altro turista avrebbe messo piede, a popolazioni che vivono ancora nella preistoria e conservano intatte tradizioni millenarie, e poi si legga questa fantastica dichiarazione di un giovane Dogon: “Quando si fanno danze per turisti si danza a piedi nudi, perché i bianchi non amano vedere le scarpe moderne. Ma quando, l’anno scorso, ho danzato per il dama (rito funebre) di mio padre, avevo le mie Adidas”.
Affermazione che si commenta da sola e fa riflettere con un sorriso.

Tonga. Danzatore del floorshow di ‘Oholei si appresta a esibirsi nella danza del fuoco samoana
Danzatore del floorshow di ‘Oholei si appresta a esibirsi nella danza del fuoco samoana. (Foto B. Maolucci)

I floorshows permettono inoltre di dare ampio sfoggio alle più svariate forme creative, dai mix di danze, a creazioni di nuove musiche e coreografie, ai costumi, perché in questo campo tutto è permesso.
Ma se sono accettati per una questione economica, ciò non vuol dire che siano amati: la gente li trova mal strutturati e li vorrebbe più legati alla “tradizione”; c’è poi chi li demonizza e li addita di “inautenticità”, simboli della “distruzione” della cultura tongana; infine c’è chi li organizza, che si propone di restare il più possibile “ancorato” alla “tradizione”, ma allo stesso tempo sperimenta danze più legate all’intrattenimento.

Un elemento strettamente connesso sia alla danza della tradizione che agli spettacoli turistici è un gesto curioso chiamato fakapale, che significa “raccolta di soldi” ma anche “dare un prezzo”.
Questa usanza un tempo consisteva nel donare ai danzatori pezzi di tapa e stuoie, come simbolo dell’apprezzamento dell’esibizione.
Oggigiorno lo spettatore, se soddisfatto dalla rappresentazione o da un danzatore nello specifico, può alzarsi per donare alcune banconote, simbolo di approvazione ed elogio, che vengono apposte sull’appiccicosa e luccicante pelle oliata dei ballerini o incastrati tra gli ornamenti.
Se i parenti di un danzatore assistono a una sua esibizione, è quasi scontato che gli si presentino con un pale.
Questo costume è oggi molto praticato nei floorshows turistici, come raccolta fondi per il gruppo di ballerini, ma non è per nulla un’usanza esclusivamente turistica.
Il fakapale è un’antica pratica tongana e viene tuttora attuata anche durante le grandi celebrazioni nazionali dai tongani stessi.

Tonga. Danzatori di floorshow su scenario natalizio
Danzatori di floorshow su scenario natalizio. (Foto B. Maolucci)

Oggi, al contrario del passato, tapa e stuoie sono troppo costosi da donare così che le banconote sono state creativamente risemantizzate e riadattate a doni cerimoniali e di stima.
Ai soldi non viene attribuito un vero valore economico, ma solo simbolico.
Quello che è cambiato è solo il mezzo, la banconota, ma l’intento è lo stesso di sempre: porgere un omaggio all’artista, danzatore, musicista o cantante che sia, e alle sue abilità.
La presenza del denaro lo avvicina alla nostra mancia, ma il fakapale è qualcosa di più.

Dal mio punto di osservazione, la società tongana si è mostrata propensa al mutamento e allo stesso tempo ancorata ai propri pilastri culturali.
Questa situazione, al di là di quello che le persone dicono e fanno, non è per nulla conflittuale.
I tongani, infatti, scelgono, trasformano e creano partendo proprio da quelle antiche tradizioni così tanto criticate dai giovani e, allo stesso tempo, sono in grado di sconfinare, integrare e riconfigurare grazie all’incontro con l’alterità, tanto criticata dalle generazioni mediane.
Esattamente come su un tapa, creato alla vecchia maniera delle nonne, vengono accostati design antichi e moderni, in nuove sintesi creative.

Beatrice Maolucci