A la Ronde, scrigno di memorie di viaggio

A la Ronde - foto Chris Lacey (fonte www.nationaltrust.org)

Qualche tempo fa, sfogliando album e ricordi di un viaggio in Inghilterra lontano ormai una decina di anni, è scivolato tra le mie mani un piccolo librettino: all’interno qualche informazione sulla casa riprodotta in copertina
…À la Ronde, Exmouth, Devon …this sixteen-sided building
Ricordavo esattamente dove avessi messo quella graziosa miniatura da collezione e, guardandola, la voglia di ripercorrere la storia delle sue fondatrici fu più forte che mai.

Derrick E. Witty, An early impression of A la Ronde
Derrick E. Witty, An early impression of A la Ronde, XIX secolo, National Trust

Si chiamavano Jane e Mary Parminter, cugine di secondo grado, inglesi, vissute a cavallo tra la seconda metà del Settecento e la prima dell’Ottocento.
Dopo essere rimaste orfane, decisero di intraprendere il loro Grand Tour dell’Europa, in compagnia di Elizabeth (sorella minore di Jane) e di una loro amica.

È il 22 giugno del 1784 quando la loro carrozza parte per Dover, per poi imbarcarsi in direzione Calais e iniziare l’itinerario.
Provo a immaginare l’Inghilterra della seconda metà del Secolo dei Lumi, e queste quattro giovani donne indipendenti in viaggio, senza la compagnia di alcun uomo.

Certamente non oso affermare che le signore delle classi alte e colte, che aspirano ad una educazione della mente e una nobilitazione del carattere, dovrebbero viaggiare; vista la vivacità dell’immaginazione e dei sentimenti, che appartiene maggiormente al sesso femminile, vista la mancanza di autonomia e solidità del carattere, di cui lo si incolpa generalmente, il viaggio dovrebbe essere ancora più pericoloso per le giovani donne di quanto non lo è per i fanciulli e i giovani.
Ciononostante vi è qualche donna che di tanto in tanto ha la possibilità di intraprendere un viaggio breve o anche lungo in compagnia del marito, dei genitori, di un tutore, dei fratelli, di uno zio o di altri parenti. [i] (F. Posselt)

Le parole di Posselt, nel suo manuale sull’arte del viaggio, pubblicato nel 1795, riassumono il pensiero di un mondo, fino almeno al tardo Settecento, prettamente maschile.
Come insegnavano Ulisse e Penelope, l’uomo doveva partire e la donna restare al focolare domestico in attesa del suo ritorno; tutt’al più, nei secoli, la donna si mosse per raggiungere il proprio sposo, o per accompagnarlo, restando comunque legata al suo ruolo di appendice dell’uomo.

Mary Parminter – Ritratto esposto A la Ronde
Mary Parminter – Ritratto esposto A la Ronde (fonte www.nationaltrust.org)

Non le si addiceva certo il viaggio per le strade del mondo alla ricerca di conoscenza ed avventura, né tantomeno lo studio della geografia, materia non applicabile alla sua vita.
Se un tempo dovette travestirsi da uomo per riuscire a salpare su qualche mercantile [ii] e raggiungere luoghi a lei sconosciuti, nella seconda metà del Settecento, tra un piccolo espediente ed un altro, la donna inizierà piano piano ad aprire gli occhi sul mondo e, cosa ancora più eclatante, a scrivere le proprie esperienze di viaggio.
Il mondo della parola era, infatti, ancora più di esclusiva dell’uomo, e le donne dovettero affrontare grandi difficoltà per conquistare la libertà di viaggiare, conoscere e divulgare le proprie emozioni ed esperienze.

Jane Parminter, la maggiore tra le quattro viaggiatrici che avevano catturato la mia attenzione, fu pioniera anche nell’arte della scrittura di viaggio e, benché prudentemente, decise di tenere un diario in forma privata, senza l’ambizione di raggiungere un pubblico di lettori, un breve estratto è giunto fino a noi grazie alla trascrizione di Oswald Reichel, che, come vedremo più avanti, fu l’unico proprietario di sesso maschile di A La Ronde.
Il diario completo di Jane, datato 1783-1789, andò distrutto durante i bombardamenti su Exeter nel 1942.
Quarant’anni prima Reichel riuscì a salvarne solo le prime sei settimane: gli appunti del viaggio dell’estate 1784 in Francia.

È proprio dal suo diario che riusciamo a capire che erano in quattro donne e che non erano accompagnate da uomini, quando l’autrice annota che dormirono tutte e quattro nella stessa stanza.
Il testo è stato giudicato da qualcuno come privo di dettagli e descrizioni, ma se si pensa che il suo fine ultimo non era di servire da guida ai posteri, ma semplicemente di memoria privata, se ne apprezza meglio lo stile.
Inoltre, a ben leggere, c’è un’alternanza di periodi più rapidi e passaggi più descrittivi, che fanno ben collocare il viaggio e l’esperienza delle quattro giovani inglesi nella storia artistica, scientifica e sociale del momento.

Nei suoi appunti del 13 luglio 1784, Jane ci racconta, ad esempio, di aver visitato l’École Militaire, la Regia Scuola Militare di Parigi voluta da Madame Pompadour come collegio accademico che potesse ospitare cinquecento giovani nati senza beni.
Al momento del viaggio, la scuola era stata aperta da appena ventiquattro anni; Jane racconta che ospitava allora 150 allievi. Di lì a tre mesi vi si sarebbe aggiunto un giovane d’eccellenza: Napoleone Bonaparte vi fu ammesso il 21 ottobre 1784.
Terminata la visita all’École Militaire, è la volta dell’Hotel des Invalides, struttura voluta da Luigi XIV per ospitare e dare assistenza ai soldati anziani o invalidi delle sue armate.
Jane si sofferma a descriverne gli interni e ci informa che in quell’anno, su 1500 posti disponibili ne erano occupati 800, di cui una parte da uomini ultra novantenni.

Da Parigi si spostano a Dijon, dove il 14 agosto visitano l’Académie des Sciences, Arts et Belles-Lettres.
Anche in questo caso le, seppur poche annotazioni di Jane, ci rivelano e raccontano che quel giorno Louis-Bernard Guyton de Morveau teneva un discorso sulla chimica, mentre altri due studiosi si occupavano di storia naturale e poesia.
Non tralascia neppure di ricordare che Morveau è l’uomo “che volò con l’aerostato”: il 25 aprile dello stesso anno, in collaborazione con l’Académie ed in compagnia dell’Abbé Bertrand, Morveau compì infatti esperimenti sul controllo della direzione in volo sull’aerostato, e l’evento ebbe grande risonanza sulla stampa e, dopo un secondo tentativo avvenuto nel mese di giugno, ne furono raccolti i dati in Description de l’aérostate […] contenant le détail des procédés, la théorie des opérations, les dessins des machines & les procès-verbaux d’expérience.

Hotel Ambassadeurs Angleterre
Immagine storica dell’Hotel des Ambassadeurs d’Angleterre. Bibliothèque National de France

Jane fa poi accenno alla visita di Ferdinando Re di Prussia a Dijon.
Il diario si interrompe il 24 agosto, ma sappiamo da un appunto precedente, che le 4 donne avevano preso alloggio per un mese a Dijon, all’Hotel des Ambassadeurs d’Angleterre, oggi monumento storico.
Si racconta che il loro Grand Tour durò dieci anni, ma in realtà il rientro avvenne prima, anche a causa dello scoppio della Rivoluzione Francese e della difficoltà di poter rientrare in Inghilterra.

Dalla Francia l’itinerario proseguì sicuramente in Italia, poi Germania, Svizzera e probabilmente terminò in Spagna e Portogallo.
Da altre fonti sappiamo che le tre Parminter (Jane, Elizabeth e Mary) nel 1786 compirono un’altra notevole esperienza per il mondo femminile e al tempo stesso per quello delle esperienze di viaggio: furono le prime donne ad aver raggiunto una cima di oltre 3000 metri, nello specifico il Mont Buet, sulle Alpi, (3096 m).
Oggi è considerato come la cima su cui allenarsi prima della scalata al Monte Bianco, e, in onore delle tre giovani inglesi, viene chiamata dai locali Mont Blanc des Dames o Parminter Peak.
Mettendo insieme tutte queste esperienze – per l’epoca molto audaci – viene da pensare che le signorine Parminter fossero un primo esempio di femminismo.

E non è finita qui: siamo partiti da A la Ronde, una casa con sedici lati!
Tornate dal lungo viaggio attraverso l’Europa, e dopo che una malattia aveva portato via Elizabeth, le due cugine Jane e Mary, si trovarono a dover decidere dove stabilirsi.
Avevano ereditato diverse proprietà ma insieme decisero di costruire una nuova abitazione, realizzata secondo il proprio gusto: A la Ronde, una casa di sedici lati, con all’interno un fulcro ottagonale che, secondo Reichel con certezza, fu ispirata dalla struttura della Chiesa di San Vitale a Ravenna.

A la Ronde. Interno
A la Ronde. Interno (fonte www.nationaltrust.org)

All’interno le stanze custodiscono tuttora i souvenir e le memorabilia del loro viaggio attraverso le principali capitali d’Europa.
Questo è il dettaglio che mi affascina di più: praticamente un museo della loro esperienza di viaggio, tra libri e guide che dovettero con ogni probabilità aver consultato prima della partenza – tra cui i testi di viaggio e le lettere di Coxe, Cook, Boyle – le numerose stampe di Piranesi su Roma, acquerelli e disegni del Ponte di Narni, Venezia, Napoli e di tutto ciò che colpì la loro attenzione.
Gli oggetti conservati nella casa, ci permettono oggi di ricostruire le tappe del loro itinerario e di comprendere come l’Italia sicuramente influenzò molto le due giovani inglesi.
Anche la sorprendente Galleria delle Conchiglie è probabilmente ispirata alla grotta sotto il Palazzo Borromeo, sull’Isola Bella, nel Lago Maggiore.

A la Ronde. Interno
A la Ronde. Interno (fonte www.nationaltrust.org)

Dopo la morte di Jane, Mary pose nel proprio testamento le clausole che dovevano regolare l’eredità di A la Ronde: fece i nomi di sei donne nubili e indicò che l’eredità sarebbe caduta qualora si fossero sposate, o non avessero vissuto nella casa, o ancora se avessero alterato la sua struttura o il suo aspetto, così come quello del giardino.
L’ultima erede poté infine disporre diversamente: è il 1880, Oswald Reichel sarà l’unico proprietario di sesso maschile della casa a sedici lati.
Sua nipote, Stella Tudor, rapita dalle storie delle due viaggiatrici, decise di partire per il Canada e di contribuire poi a incrementare la collezione di souvenir nella casa.
Ne fu proprietaria con la sorella Margaret e insieme decisero, per la prima volta nella storia di questa abitazione, di aprirla al pubblico.

A la Ronde - Miniatura
La mia miniatura

Oggi A la Ronde è di proprietà del National Trust, aperta alle visite di curiosi turisti e aspiranti viaggiatori, custode delle memorie e delle esperienze di due autentiche e intraprendenti viaggiatrici inglesi del Settecento che si mossero lungo le strade d’Europa, senza espedienti, per soddisfare la loro curiosità e sete di conoscenza.

Rimetto la mia piccola A la Ronde nella vetrinetta, scrigno in miniatura che apre le porte della memoria e del viaggio.
In fondo, in tanti secoli di esplorazioni e peregrinazioni, non abbiamo perso l’abitudine di riportare con noi piccoli o grandi oggetti, nell’illusione di restare così per sempre legati a un luogo.

Raffaella Cavalieri

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[i] F. Posselt, Apodemik oder die Kunst zu reisen. Ein systematischer Versuch zum Gebrauch junger Reisenden aus den gebildeten Ständen überhaupt und angehenender Gelehrten und Künstler insbesondere, 2 Vol., Leipzig, Breitkopf, 1795: “Ich getraue mir zwar nicht zu behaupten, daß Damen aus den höhern und gebildeten Ständen, die nach Geistesbildung und Veredlung des Charakters streben, reisen sollten; bey der Lebhaftigkeit der Einbildungskraft und der Gefühle, die dem weiblichen Geschlecht größtentheils eigen ist, bey dem Mangel an Selbständigkeit und Festigkeit des Charakters, dessen es fast allgemein beschuldigt wird, möchte das Reisen jungen Damen noch weit gefährlicher seyn, als Jünglingen oder jungen Männern. Indeß haben doch manche Frauenzimmer öfters Gelegenheit, in Gesellschaft ihrer Männer, Eltern, Vormünder, Brüder, Oheime oder anderer Anverwandten bald kleinere, bald größere Reisen zu machen”.
Testo cit e tradotto in Claudia Susann Schlicht “Donne in viaggio sulla via della scrittura” Morlacchi Editore, 2011

[ii] Si veda sull’argomento Raffaella Cavalieri, In viaggio con Boccaccio. Dall’oro delle ginestre di Certaldo ai profumi d’Oriente, Robin edizioni, Roma, 2013 pp. 113-125