L’autunno del flâneur

Autunno del flâneur - Raffaella Cavalieri

Invidio il fatto che sappiate scrivere; ciò vi obbliga ad osservare ed a ricordare meglio tutto durante il viaggio. (Ella Maillart, La voie cruelle).

Le menti creative utilizzano qualsiasi tipo di supporto cartaceo quando sono colte dall’ispirazione oppure, come Bruce Chatwin, si affezionano a un unico taccuino con la copertina di tela cerata, tenuto chiuso da un elastico.

viedeicanti[…] Misi le matite in un bicchiere con accanto il coltellino dell’esercito svizzero. Tirai fuori qualche notes e, con l’ordine maniacale che accompagnava l’inizio di un progetto, sistemai i miei taccuini “parigini” in tre pile ordinate. In Francia questi taccuini si chiamano carnets moleskines: moleskine, in questo caso, è la rilegatura in tela cerata nera. Ogni volta che andavo a Parigi, ne compravo una scorta in una papeterie di Rue de l’Ancienne Comédie.
Avevano le pagine quadrettate e i risguardi trattenuti da un elastico. Li avevo numerati in progressione. Sul frontespizio scrivevo il mio nome e indirizzo e offrivo una ricompensa a chi lo ritrovava.
Perdere il passaporto era l’ultima delle preoccupazioni; perdere un taccuino era una catastrofe. In vent’anni e più di viaggi ne ho persi soltanto due. Uno era scomparso su un autobus afgano. L’altro requisito dalla polizia segreta brasiliana che, con una certa perspicacia, credette di riconoscere in alcune righe che avevo scritto – a proposito delle ferite di un Cristo barocco – una descrizione in codice delle sue pratiche ai danni dei prigionieri politici.
Qualche mese prima che partissi per l’Australia, la padrona della papeterie mi disse che diventava sempre più difficile trovare il vrai moleskine. Era rimasto un fornitore solo: una piccola azienda familiare di Tours che a rispondere alle lettere ci metteva molto tempo. “Vorrei ordinarne cento” dissi a Madame. “Cento mi basteranno per tutta la vita.” Promise di telefonare a Tours nel pomeriggio.
All’ora di pranzo ebbi un’esperienza che non mi imbaldanzì. Il capo cameriere della Brasserie Lipp non mi riconobbe più: “Non, Monsieur, il n’y a pas de place“. Alle cinque mi presentai al mio appuntamento con Madame: il fabbricante era morto e gli eredi avevano venduto l’azienda. Lei si tolse gli occhiali e, con espressione quasi luttuosa, annunciò: “Le vrai moleskine n’est plus“.”
(Bruce Chatwin, Le vie dei Canti).

Era il 1986 quando i piccoli taccuini terminarono la loro esistenza.
Molto diffusi in Europa tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, ne rimangono tutt’oggi numerose testimonianze negli archivi dei musei, tra le collezioni di quei numerosi artisti delle avanguardie storiche, in cerca di pratici strumenti su cui scrivere o tracciare uno schizzo in viaggio, in strada, o al tavolo di un caffè.

Rappresentano la parola in viaggio, l’idea, la bozza che diverrà poi magari un capolavoro dell’arte o della letteratura mondiale. La struttura maneggevole, pratica e tascabile del taccuino scelto da Chatwin rappresentava l’oggetto indispensabile per l’artista in viaggio, per tutti quegli appunti da fermare nell’atto stesso in cui l’ispirazione coglie, per far sì che restino vivi, e non si spengano nella nostra mente nell’attesa del ritorno.

Nel 1997 un progetto dell’italiana Maria Segrebondi per Modo&Modo riporterà in auge il piccolo quadernetto nero con elastico e tanto di etichetta In caso di smarrimento riconsegnare a … come Chatwin insegnava. Il progetto prevedeva la realizzazione di un prodotto editoriale per viaggiatori colti. Accettato il progetto, l’idea fu di venderlo non più in una cartoleria, ma nelle librerie, accanto agli altri libri… quasi fosse un prototipo di libro, tutto ancora da scrivere.

L'Orsa Minore Libri e Mappe - Pisa
L’Orsa Minore Libri e Mappe
Via Coccapani 1/a – Pisa

Quando penso ai libri, penso inevitabilmente a quelle biblioteche antiche dove tutto sa di storia, dove la polvere, le pagine ingiallite e indurite dal tempo hanno un fascino tutto loro, dove vorresti solo sederti, socchiudere gli occhi e farti raccontare tutte quelle storie. Come ogni volta che sono entrata nella graziosissima libreria di viaggio L’Orsa Minore Libri e Mappe, in quel di Pisa. Tra strumenti di navigazione, mappe e mappamondi, si è attratti verso gli scaffali dalle tante voci e dalle tante storie raccontate dietro le copertine. L’atmosfera è così affascinante che in queste sere autunnali sarebbe proprio il luogo ideale in cui rinchiudersi.

Penso a quel libro ancora da scrivere, a quella copertina nera apparentemente anonima e ai fogli tenuti stretti dall’elastico, come a dire “io avrò cura delle tue parole, dei tuoi ricordi”… come quei cancelli che si trovano a volte nelle campagne, alti, possenti, in muratura, rimasti da soli senza più recinzione a delimitare qualcosa che non c’è più, custodi del tempo e di una storia passata… e ai loro piedi solo foglie che si tingono ormai di arancione e porpora.

L’autunno ormai è arrivato… è il momento di rientrare, di raccontare il proprio viaggio, di riempire le pagine di quel cahiers. È anche il tempo di prepararsi a nuove esperienze, raccogliere il materiale, fare incetta di libri, leggere di viaggi letterari, sfogliare carnets de voyage e tutto ciò che affascina e stuzzica la curiosità del flâneur.

Non a caso l’autunno è il periodo delle fiere del libro, delle mostre di carnets de voyage, conferenze e incontri letterari. Ci si prepara alla primavera.

Edith Wharton scriveva che

Autunno del flâneur - Raffaella Cavalieri

[…] marzo in Italia è il mese più piacevole dell’anno. È il mese delle transizioni e delle sorprese; dei violenti acquazzoni circoscritti in cui splende un cuore di luce solare dorata; dei campi spogli che si colorano in una notte con i boccioli degli alberi da frutto; delle siepi che fioriscono all’improvviso come il bastone di Tannhäuser. È il mese in cui il viaggiatore del nord, poco convinto della clemenza dei cieli italiani e con il morso del gelo invernale ancora nelle ossa, imbattendosi in un cespuglio di primule acquattato sotto una sponda nuda, o nella fiammata ondeggiante dei tulipani lungo i fossi di un uliveto, impara che l’Italia è davvero l’Italia, e si rallegra al pensiero del tetro marzo ultramontano.
Bisogna ammettere, però, che marzo non è, neanche in Italia, il mese più sicuro per le escursioni. Vi sono troppi voltes-face verso l’inverno, troppe albe imbronciate ed esitanti, quando il cielo non si decide né per né contro la pioggia, ma si mantiene neutrale finché l’incauto turista si mette in viaggio, e allora sembra provare una gioia maligna nel dimostrargli che avrebbe fatto meglio a starsene a casa. Tuttavia, ci sono anni straordinari in cui qualche influsso benigno riesce a soggiogare l’incostanza di marzo, sottomettendolo ad una lunga serie di giorni dorati, così chi si fosse fidato delle sue promesse, riceve la più deliziosa delle ricompense. Bisogna credere ciecamente nella propria fortuna per mettersi in viaggio in un periodo così bizzoso e risalire verso nord attraverso la campagna che si ridesta; ma a volte la fortuna premia il viandante, e allora egli vede un’Italia inedita, un’Italia la cui scoperta egli sembra far sua. L’antico paesaggio latino, così inciso dal tempo e segnato dalle passioni, giace vergine davanti agli occhi, immerso come di fresco in correnti di aria limpida. La scena sembra ricreata dall’immaginazione e dotata dello sfavillio originario di quelle Towers of fables immortal / fashioned from mortal dreams che si trovano oltre i confini geografici, come l’Oceano delle antiche carte; e diviene, in breve, la terra in cui tutto può accadere, tranne il banale, l’ovvio e lo scontato.
(Edith Wharton, Paesaggi Italiani).

Per catturare il dettaglio e scoprire con occhi nuovi i luoghi e i paesaggi bisogna crearsi una propria coscienza letteraria, solo così si compirà un viaggio nel tempo e si scopriranno i luoghi ad ogni passo sotto una veste nuova.

Prepariamoci allora a riempire nuove pagine di quel libro mai scritto, entriamo in biblioteca, andiamo in libreria e apprestiamoci a nuove partenze, perché dopo la lettura… il faut aller voir!!

Raffaella Cavalieri

 

DSC_0296 1000

 

 

SHARE
Articolo precedenteUna porta socchiusa
Articolo successivoMama Africa