Caffè Letterari

Ludwig Passini, Künstler im Cafe Greco in Rom

L’ispirazione arriva sempre da un’emozione

John Singer Sargent, Cafe Riva degli Schiavon
John Singer Sargent, Cafe Riva degli Schiavon

È proprio così. Non serve un luogo particolare, si tratta di una predisposizione d’animo. Spesso per trovarla si evade dalla quotidianità, si cerca altrove, ci si mette in viaggio per cercare nuova linfa per scrivere un racconto, delle poesie o un romanzo, per comporre musica o un’opera teatrale, o ancora un’opera d’arte. Di qualsiasi tipo essa sia, un’opera è figlia di quel momento. Quando arriva l’ispirazione, l’artista crea, lo scrittore scrive. Possono esserci tuttavia oggetti, momenti, luoghi che possono favorire l’animo artistico a esprimersi: un paesaggio, un volto, un incontro, un evento, una foto, un ricordo. E ci sono luoghi poi che riescono a suscitare maggiormente l’ispirazione, altri meno. In genere si è soliti immaginare l’artista nel momento della creazione isolato, nel suo studio al silenzio o immerso nella solitudine di qualche paesaggio. In realtà a volte è proprio tra la gente che si trova quell’idea in più.

Vi sono luoghi in ogni città, testimoni di particolari momenti o di intere epoche della vita della città stessa. Questi luoghi vedono scorrere la quotidianità, ma anche la storia, la gente, la cultura, la politica… se penso questo mi vengono in mente dei luoghi strepitosi, incantevoli: i Caffè Letterari. Essi rappresentano da sempre antichi ritrovi privilegiati di intellettuali e pensatori. Fa effetto visitare le case degli artisti divenute ormai musei, passare attraverso quelle strade che videro transitare personaggi e autori illustri. Ma che effetto fa respirare all’interno di quei locali sulle cui mura sembra essere rimasta traccia di poesia e arte? Le parole sembrano essere rimaste lì appese come opere d’arte post-moderne che penzolano dal soffitto… o forse appaiono solo a chi le sa vedere. Ancora oggi tra una tazzina di caffè e un cappuccino, un tramezzino o un aperitivo, si ritrova l’aroma e lo spirito del luogo.

Renato Guttuso, Il caffe greco
Renato Guttuso, Il caffe greco

I Caffè rappresentano dei contenitori, ma se osserviamo bene, anche dei contenuti. Honoré de Balzac li definiva un’istituzione, e parlando dell’antico Caffè Pedrocchi di Padova e delle anime che lo frequentavano, affermava: Il caffè è un’istituzione indefinibile… uno studio d’avvocato, una borsa, un ridotto di teatro, un club, una sala di lettura.
A parer mio, un Caffè Letterario è molto altro ancora: una fornace di cultura e al tempo stesso una vetrina sul mondo, un testimone di intere epoche, vite, storia, arte e cultura di una città.

Una rivista francese dei primi del Settecento definisce così i frequentatori di questi locali: I caffè sono visitati da persone ragguardevoli di entrambi i sessi. Ve ne sono di tutti i tipi: personaggi in vista, donne civettuole, abati, campagnoli, nouvellistes, contendenti nei processi, bevitori, giocatori, parassiti, avventurieri in amore o in affari, giovani letterati, insomma, una serie infinita di persone.

Quella dei Caffè Letterari fu una moda, un rito e infine un mito: in essi si incontravano personaggi eccentrici, talentuosi, esibizionisti, creativi, rivoluzionari. Nei caffè sedevano il giornalismo, l’arte, la legge, la politica… La storia letteraria e artistica tra Ottocento e Novecento trova in questi locali la sede principale, il punto d’incontro e scambio di idee, in particolare vi fiorirono movimenti come il Futurismo, e le neoavanguardie: è da questi luoghi che sono passate le più importanti tendenze letterarie ed artistiche. Si pensi allo storico Caffè Giubbe Rosse di Firenze, frequentato da personaggi quali Filippo Tommaso Marinetti, Carlo Carrà, e Umberto Boccioni. Molte riviste del Novecento elessero luogo di redazione il Caffè fiorentino: tra queste “La Voce”, “L’Italia Futurista”, poi “Solaria”, che farà conoscere ed emergere scrittori stranieri quali James Joyce, Franz Kafka e Virginia Woolf; poi “Frontespizio”, “Letteratura”, “Campo di Marte”. Al termine del secondo conflitto mondiale, che ne aveva bloccato le azioni di diffusione della cultura, ai frequentatori degli anni Trenta si aggiunsero altri intellettuali quali Elio Vittorini e Salvatore Quasimodo e lo storico locale continuò a mantenere il suo ruolo di “casa dei letterati” fino agli anni ’50 quando le iniziative editoriali vennero spostate verso Milano e Roma.

Edward Hopper, Automat
Edward Hopper, Automat

A Roma artisti e viaggiatori britannici si incontravano, tra gli altri, al Caffè degli Inglesi, ormai distrutto, di cui già nel 1776 parla il pittore Thomas Jones: Per trovare un po’ di sollievo l’unica alternativa era scappare al Caffè degli Inglesi, uno stanzone a volta con le pareti affrescate con sfingi, obelischi e piramidi, ispirate ai disegni fantastici del Piranesi, più adatti in verità ad un sepolcro egizio che ad un luogo di conversazione. Qui, seduti attorno a un braciere acceso, cercavamo di stare allegri bevendo una tazza di caffè o un bicchiere di punch, per poi cercare a tentoni la via di casa, nel buio, nella solitudine, nel silenzio. 

Che si parli di artisti, scrittori, uomini d’affari italiani o piuttosto stranieri, essi hanno trovato nel locale del caffè un luogo di ritrovo, di scambio di idee, un porto di approdo sicuro in cui rifugiarsi o in cui fermarsi per osservare la vita, la storia, le bellezze, la fisionomia di un popolo e di una città. A Venezia, John Ruskin sedeva ai tavolini del celebre Caffè Florian ammirando la vita e le bellezze della città veneta, descritte poi in Le Pietre di Venezia; mentre all’Harry’s Bar all’inizio degli anni Cinquanta si poteva incontrare Ernest Hemingway che, seduto ai tavolini del caffè, redigeva le bozze del romanzo Di là dal fiume e tra gli alberi. L’immagine che ne emerge ricorda le parole di Claudio Magris che definisce il Caffè come unico luogo in cui si può veramente scrivere. Il tavolino sul quale è posato il foglio diviene la tavola di un naufrago, cui ci si aggrappa, mentre la familiare armonia che ci circonda si svuota, diviene l’incerta cavità del mondo, nel quale la scrittura si addentra, perplessa e ostinata.

Adriano Cecioni, Caffe Michelangiolo
Adriano Cecioni, Caffe Michelangiolo

Se ci penso bene, è in uno di questi storici Caffè Letterari che sono nati un paio di miei progetti, è nata una bella collaborazione con amici d’oltralpe, nonché il secondo dei miei “figli”: Petrarca il viaggiatore. Guida ad un viaggio in Terrasanta. Incontrai, qualche anno fa, la traduttrice dal latino della guida di Petrarca sul viaggio in Terrasanta, che avrebbe fatto parte, come appendice, della pubblicazione stessa. Sedevamo a un tavolino all’interno del Caffè dei Costanti, nel cuore di Arezzo. A pochi passi dal Caffè, la casa dove nacque il poeta, sede oggi dell’Accademia Petrarca. Ci sono città che, se le attraversi stando bene attento a evitare le ore di punta o i giorni di festa, si aprono a te, raccontano la loro storia. Dai palazzi, apparentemente scuri e silenziosi, arrivano racconti di un Medioevo che pare così vicino, dalle finestre sembrano affacciarsi uomini illustri di un tempo, che hanno fatto la storia politica, economica, artistica o letteraria di questi luoghi… e poi, qualche passo dopo, li ritrovi all’interno di un Caffè Letterario, tra antichi tavolini di legno, stampe, eleganti lampadari, e camerieri che sembrano usciti da uno di quei romanzi del primo Novecento in cui la viaggiatrice o il viaggiatore stanco del tanto girovagare, si fermava per una bevanda, osservava la vita passare e riportava sul proprio taccuino le emozioni vissute durante l’escursione appena conclusa. In una giornata così, noi buttavamo giù appunti e idee su quel progetto che vide poi la luce l’anno successivo. Certi luoghi ti entrano nell’anima, ti lasciano un qualcosa che rivela l’ispirazione e tra tutte quelle voci del passato che echeggiano intorno può nascere l’idea giusta.

Giovanni Boldini, Conversation at the Cafe
Giovanni Boldini, Conversation at the Cafe

L’estate del 2012 ero sempre qui, al Caffè dei Costanti, ad un tavolino nella piazza in cui si affaccia il celebre Caffè, salotto aretino per eccellenza, nato dall’Accademia dei Costanti e riservato inizialmente ad accademici e nobili: aprì al pubblico nel 1819. Sedevo in compagnia di due viaggiatori francesi, Jean e Marguerite, lei studiosa d’arte, ed entrambi innamorati della Toscana. Ogni anno vi tornano, alloggiano a Siena, ma non dimenticano di render visita al maestro Piero della Francesca ed alle sue opere. Conoscevano già il Caffè… mi venne in mente l’episodio raccontato dallo scrittore Edward M. Forster che, folgorato dagli affreschi di Piero della Francesca, disse di essere corso al Caffè dei Costanti per sostenersi con un cordiale!

Anche noi ci trovavamo a pochi passi dalla chiesa in cui si conserva La Leggende della Vera Croce ed eravamo lì per parlare di un artista francese a loro molto caro, e di un testo dedicato a Siena che lui stesso aveva illustrato. Io avevo tradotto e studiato il testo e l’artista. A quel tavolino, sorseggiando un aperitivo, organizzammo una conferenza con relativa mostra delle opere di Paul-Adrien Bouroux che si è tenuta l’estate passata a Courteuil. Esperienza veramente bella, ma di tutto ricordo soprattutto l’atmosfera che si respirava lì a quel tavolino, al momento della creazione, parlando d’arte e di letteratura, in una città che ne racchiude molta e a pochi passi da Piero della Francesca. Le parole e le idee venivano una dietro l’altra e quell’incontro fu decisivo per lo sviluppo del progetto, realizzato nel giugno del 2013 a Courteuil. Intorno a quel tavolino, circondati da presenze di un passato che, se saputo ascoltare, si rinnova e rivive costantemente intorno a noi, io stessa ho trovato l’agio di far fiorire idee e progetti e di vederli realizzati con soddisfazione. Il fascino di luoghi come i Caffè Letterari tocca la sensibilità di chi li sa ascoltare, leggere, vedere… di chi ancora, tra un apericena, una tazzina di caffè o una coppa di gelato, riesce a coglierne la storia, la cultura e l’arte che si conservano tra quelle mura e coglierne lo spirito del luogo.

Raffaella Cavalieri

Ludwig Passini, Künstler im Cafe Greco in Rom
Ludwig Passini, Künstler im Cafe Greco in Rom