Cascata delle Marmore

Cascata delle Marmore

Cascata delle MarmoreVoglio parlare della famosa cascata che è a tre o quattro miglia da Terni, la più bella che ci sia in Europa.
E’ una di quelle singolarità meravigliose della natura che stupisce per la magnificenza dello spettacolo e che non ci si può trattenere dall’ammirare.
[Jérôme Richard, 1762].

Abbandonata la superstrada che costeggia le vecchie acciaierie di Terni, quelle in cui Benigni ha ambientato le scene dei lager nazisti nel suo capolavoro La vita è bella, si lascia la macchina in uno dei parcheggi lungo la strada che conduce alla cascata.
All’improvviso lo scenario cambia, e, proprio dietro a una curva, appare una verde e rigogliosa altura dalla quale, si getta il fiume Velino.
In tre salti va a raggiungere il fiume Nera che scorre ai piedi della montagna.

Ma il suo brusio si avverte da lontano, ancor prima di vederla.
Per me è un brusio ancora più intenso, arricchito dalle voci di tutti quei viaggiatori del passato che ne hanno lasciato la propria testimonianza. Ci arrivo con la mente piena di ricordi letterari.
Ad ogni passo riecheggiano nella mia mente…

…uno spettacolo molto al di sopra di tutte le meraviglie dell’arte. [Jérôme Richard, 1762]

Una forza che soggioga tutto. [Friedrich Johann Lorenz Meyer, 1783]

L’impareggiabile cateratta, orribilmente bella. [George Byron, 1812-1818]

Poi la vedo, in tutta la sua maestosità, e proprio come già quei viaggiatori mi avevano raccontato nei loro testi, non trovo parole per descriverne la bellezza.

Cascata delle Marmore, olio su tela
Pittore attivo alla fine del secolo XVII, Cascata delle Marmore, olio su tela

Invano la natura ha tentato di rendere queste grandi scene della natura, di cui il movimento e la vita sono l’essenza.
Ho visto numerosi quadri dove abili mani hanno tentato di fissarle; tutta la loro arte non ha prodotto che imitazioni fredde e inanimate.
Da qualsiasi punto si guardi la cascata del Velino, di lato, dall’alto o dal basso, essa offre lo stesso carattere di sublimità; si vede in ogni dove l’immagine di una forza che soggioga tutto; da ogni parte essa è ugualmente grande e maestosa. […]
La lingua non ha parole per esprimere il sentimento profondo e esaltato che comunica.
[Friedrich Johann Lorenz Meyer, Darstellung aus Italien, 1783].

Pochi giorni fa leggevo un brano di Paolo Rumiz su La Repubblica. Parlava proprio dell’inadeguatezza delle parole di fronte alla strapotenza della natura.
La Cascata delle Marmore ne è un valido esempio. Singolare sintesi del paesaggio italiano, essa racchiude natura, bellezza, arte e architettura, tutto ciò che simboleggia l’Italia.
Da secoli attrae visitatori da ogni parte del mondo: spiriti tormentati, giovani benestanti durante il Grand Tour tra le italiche bellezze, studiosi appassionati, semplici curiosi e anche animi generalmente poco sensibili agli spettacoli naturali.
Oggi come ieri, ammirare il salto vertiginoso del Velino nel Nera è un’esperienza unica, impossibile da dimenticare.

Cascata delle MarmoreNell’ampio spazio del Belvedere Inferiore è stata realizzata una scultura che rappresenta una panchina sul quale sono appoggiati un mantello da viaggiatore e un libro aperto con la riproduzione, in inglese e in italiano, dei versi che George Byron nel suo Childe Harold’s Pilgrimage dedicò al salto del Velino. Da lì si ammirano i due salti più bassi della cascata.
Nell’intraprendere l’itinerario i viaggiatori dei secoli passati risalivano lentamente i declivi rocciosi a dorso di mulo o a cavallo, guidati da un cicerone che li conduceva, attraverso strette strade, ai tre punti principali dai quali ammirare quel miracolo della natura… e dell’uomo.
Già, come ricordano tutti, questa bellezza è nata dalla collaborazione di Uomo e Natura.
Fu il console romano Marco Curio Dentato che nel 271 a.C. ordinò di “forare” la roccia soprastante, con lo scopo di far defluire altrove il Velino e riuscire a bonificare la zona paludosa della piana reatina. Così, da allora il Velino si getta sul Nera.

Giambattista Bassi, Cascata delle Marmore
Giambattista Bassi, Cascata delle Marmore, Terni, 1820

Nella testa ancora descrizioni della cascata continuano a presentarsi sotto forma di brani tratti dai testi dei grandi viaggiatori del passato.
Ricordo che parlavano di celebri personaggi che si erano soffermati ad ammirarne lo spettacolo: la Regina Carolina d’Inghilterra, quando era ospite presso Villa Graziani; Pio VI, che amava sedersi e riflettere lì di fronte a quello spettacolo, e che vi fece erigere nel Belvedere Superiore, la Specola, un piccolo luogo riparato dal quale poter ammirare il primo dei tre salti del Velino.
Oggi è possibile raggiungere la Specola attraverso uno dei cinque sentieri, sui quali sono stati realizzati dei gradini nel terreno.
Ancora oggi, come già ricordava Polonceau nel 1833, “lungo il tragitto troviamo molte grotte formatesi nella roccia”.
La vetta è raggiungibile anche comodamente seduti su di un pullman che parte dal Belvedere Inferiore, ma se si opta per questa soluzione, almeno la discesa merita veramente farla attraverso il bosco per ammirarne ogni meraviglia, per soffermarsi al Balcone degli Innamorati, per toccare con mano quell’acqua frizzantina che, in piccoli rivi, scivola via sulle rocce che costeggiano il sentiero.

Il viaggiatore romantico che nel corso dell’Ottocento si trovò a passare da Terni, si soffermava davanti alla Cascata delle Marmore mosso dalla seduzione del luogo, osservando il paesaggio e proiettandovi il proprio stato d’animo.
Nel suo continuo cadere, fluire e ricadere, la cascata rappresentava infatti il senso dell’inesorabile scorrere della vita.
La testimonianza più significativa è quella di André Maurel che, nel 1912, si recò a Terni sulle orme di Chateaubriand:

Thomas Patch, The Falls of Terni
Thomas Patch, The Falls of Terni, XVIII secolo

Mi sono arrampicato poi sulle rupi irte, aggrappandomi agli arbusti e raccogliendo i ciclamini color rosa pallido, troppo slavati, che crescono tra le pietre bagnate.
Di fronte alla splendida devastazione, allo spettacolo magnifico della furia e della potenza, mi sono seduto al riparo di una roccia e di una quercia verde trasudante e nodosa.
E’ qui che il grande celtico [Chateaubriand] condusse la sua debole amante, quando accettò la gentile carità di riceverla tra le sue braccia dov’ella desiderava morire? E’ qui che Chateaubriand udì risuonare le parole sublimi “bisogna lasciar cadere i flutti” con le quali una donna in fin di vita che lui già non amava più, volle insegnargli, con un ultimo gesto toccante, la rassegnazione?

…bisogna lasciar cadere i flutti…

Mi chiedevo come fosse possibile il continuo riferimento di questi viaggiatori alla visione di molteplici arcobaleni… raggiunta la Specola ho capito cosa intendevano: l’acqua polverizzata riflette i raggi del sole e forma arcobaleni molteplici, che si alzano e si abbassano cambiando di posto, in base al movimento della nebbiolina creata dall’acqua che precipita.
Sono rimasta sbalordita dal potere che ha la natura, nel restare così immutata nei secoli e suscitare in noi, modesti spettatori moderni, un incanto indescrivibile.

Ho provato ad intrappolare questo suggestivo spettacolo in qualche foto, ma nel rivederle mi rendo conto che non rendono la vita, la forza, la meraviglia di quel triplice salto.
La sua maestosità lascia senza parole, imbarazza: la natura qui sfida penna e pennello!

Raffaella Cavalieri

 

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