Claude Glass, uno specchio sul paesaggio

I viaggiatori che hanno descritto l’Italia, che sono venuti in questo paese per scrivere un viaggio e con la determinazione di trovarvi e dipingervi ogni genere di beltà, hanno spesso cominciato con il raffigurarsela nell’immaginazione, poi con l’ammirarla; si tratta di persone che hanno inforcato un paio di occhiali verdi e che quindi hanno visto tutto verde.

Claude Glass, Victoria and Albert Museum, Londra.
Claude Glass, autore sconosciuto, 1775 – 1780, Victoria and Albert Museum, Londra.

Quello cui alludeva nel 1801 Creuzé-de-Lesser nel suo Voyage en Italie et en Sicile è una sorta di status che a poco a poco andò caratterizzando il turista nel corso dell’Ottocento. Se abbiamo, infatti, sempre immaginato il viaggiatore e i primi turisti colti in viaggio armati di una buona guida, un cahiers de voyage per annotare le proprie impressioni, e un album degli schizzi in cui abbozzare le scene e i paesaggi visitati, dobbiamo sapere che tra Sette e Ottocento viene introdotto un altro oggetto: il Claude Glass.

Si trattava di uno specchietto tascabile, convesso e colorato, che uomini e donne portavano con sé nei loro viaggi e utilizzavano quando volevano amplificare la bellezza naturale di una determinata scena. È affascinante ritrovarne testimonianza anche nelle opere d’arte!

Non mi muovo mai senza una scorta completa di occhiali: un paio per leggere, un paio per vedere lontano, un paio di monocoli di riserva; me li porto appresso ovunque vada: per rompere tutti gli esemplari ci vorrebbe un terremoto o un incidente ferroviario. […] Quando i miei viaggi mi portano al Sud, il mio arsenale di occhiali è ancora più ricco: vi aggiungo tre paia di occhiali colorati, due con sfumature verdi più chiare e più scure, e uno nero. […] È qui, davanti a questo panorama semi arido, non ancora ridotto a scintillante ascesi, che il viaggiatore giudizioso inforcherà i suoi bravi occhiali verdognoli […]. Quello che mancava alla scena per essere bella e perfetta viene elargito in un baleno. Vista attraverso le lenti verdi, si muta in un paesaggio nordico: più brillante, più nobilmente drammatico e romantico.

L’esempio tratto da Along the Road. Notes and Essays of a Tourist di Aldous Huxley ci permette di comprendere, dietro ad un sorriso immaginando questo “arsenale” di occhiali, l’effetto procurato da lenti o specchi colorati: migliorare il paesaggio, renderlo un panorama nordico anche se la realtà, abbassando semplicemente la lente, ce lo mostra nel suo status di semi aridità. In poche parole: trovare il pittoresco.

Disegno di Thomas Gainsborough, Artista con il Claude Glass, British Museum.
Disegno di Thomas Gainsborough che ritrae un artista, forse un autoritratto, mentre tiene in una mano il Claude Glass e con l’altra disegna, British Museum.

Il Claude Glass deve il suo nome al famoso pittore francese paesaggista, Claude Lorraine, che nel tardo Settecento divenne il rappresentate dell’estetica del pittoresco. Il Claude Glass fu prima di tutto uno strumento per gli artisti, poi si diffuse ben presto anche tra turisti in cerca di scene pittoresche.

Trovandosi di fronte allo scenario da dipingere, l’artista si posizionava in modo da voltargli le spalle e lo osservava e raffigurava attraverso lo specchio. L’effetto che otteneva, data la sua forma e il suo colore, era quello di una scena pastorale, conferendogli una sorta di patina dorata, verdognola, anticata. Inoltre il circoscrivere la scena entro la superficie dello specchio, permetteva di concentrarsi sui minimi dettagli di quel particolare tratto di paesaggio scelto, e rendeva più semplice riprodurlo. Un po’ come oggi ci soffermiamo di fronte a un particolare che ci ha colpito: ne scattiamo una foto e poi, ormai anche con un semplice smartphone, applichiamo effetti grafici per distorcere o per evidenziare quell’angolo di mondo che ha attratto la nostra curiosità in quel dato momento. Circoscriviamo anche noi la realtà e, talvolta, la reinterpretiamo.

Se vogliamo, infatti, il Claude Glass è paragonabile a quegli occhiali letterari che vi invito spesso a inforcare, per leggere i luoghi con occhi nuovi: anch’esso, in fondo, consentiva letture alternative della realtà.

Così, come lo specchietto colorato veniva utilizzato dagli artisti per circoscrivere il panorama che si voleva riprodurre e catturarne meglio i dettagli, uno degli utilizzi delle lenti dei viaggiatori era quello di fungere da filtro per mettere a fuoco la scena.  Henry James, ad esempio, ci illustra come, giunto a Cortona rimase abbagliato dalla storia che “sprizza e scintilla” dalle mura di quella cittadina. Per riuscire ad ammirarla dovette inforcare un paio di occhiali dalle lenti azzurrognole:

Nel pomeriggio discesi in città… percorrendo il circuito esterno delle mura. Qui trovai enormi blocchi di pietra non cementata che scintillavano e sprizzavano bagliori sotto la luce accecante; dovetti inforcare un paio d’occhiali dalle lenti azzurrognole per porre nella giusta prospettiva il vago passato etrusco, esaltato e proiettato in primo piano da quelle masse pietrose.

Sophia Delaval, Mrs. Jardis attribuito a E. Alcock, Seaton Delaval Hall, Northumberland.
Sophia Delaval, Mrs. Jardis (1755-1793)
attribuito a Edward Alcock
Seaton Delaval Hall, Northumberland.

Porre nella giusta prospettiva, questa la necessità per Henry James, mettere a fuoco per non essere abbagliato dal tutto, e riuscire a distinguere i singoli elementi che facevano di quel luogo incantevole e ricco di storia, tutto quel bagliore rimasto là, attaccato su una collina toscana, lontano dalle strade battute del Grand Tour. Così come gli artisti, anche i viaggiatori attenti e i letterati, utilizzavano strumenti che consentissero loro di entrare in contatto con i luoghi, di carpirne la vera essenza, senza soffermarsi all’apparenza di una visita veloce che consente di raggiungere i soli luoghi indicati nella guida turistica.

Il Claude Glass veniva utilizzato anche per far sì che il paesaggio rispondesse in qualche modo all’idea preconcetta che l’artista si era fatto di quel determinato luogo e, soprattutto per rispondere ai canoni dettati dall’arte pittorica del momento.

Dal punto di vista del turista colto e del letterato, queste lenti colorate aiutavano a fuggire i pregiudizi, a tralasciare i preconcetti e le voci dei predecessori per svelare il reale.

Come insegnano i buoni vecchi libri di viaggio, ogni approccio a un luogo, a una città, alla storia come all’arte o alla letteratura, non può che avere un carattere personale. Ciascuno di noi, durante il proprio viaggio o la permanenza in un luogo, ha il compito di cogliere lo spirito del luogo, senza arrivare convinti degli antichi preconcetti. Ancora una volta i grandi viaggiatori del passato hanno una lezione da tramandarci! Leggere chi prima di noi ha visitato questi luoghi è affascinante e giusto, ma poi dobbiamo immergerci in quel posto, in quell’atmosfera, riuscire a vederne lo spirito che lo anima da secoli, interpretarne l’identità e offrirne la nostra nuova e unica lettura.

A ciascuno il proprio Claude Glass e i propri occhiali letterari! A ciascuno i propri dettagli da mettere in luce! Solo così avremo infine una visione globale di un luogo… ed il viaggio non sarà mai finito… quel luogo avrà sempre una nuova storia da raccontare… ognuno di noi sarà autore di un capitolo di quella Storia Infinita (tanto per citare un altro bellissimo libro!).

Raffaella Cavalieri

Claude Lorrain, Paesaggio con il Tempio della Sibilla a Tivoli.

Claude Lorrain, Paesaggio con il Tempio della Sibilla a Tivoli.
Rielaborazione grafica con effetto Claude Glass di Simone Righi.