Attraversando luoghi danteschi

Henry Holiday, Dante meets Beatrice at Ponte Santa Trinita. 1883
Ponte Santa Trinita, incisione contenuta nel volume di Mrs. Coulquhoun Grant Through Dante’s Lands. Impressions in Tuscany
Ponte Santa Trinita, incisione contenuta nel volume di Mrs. Coulquhoun Grant Through Dante’s Lands. Impressions in Tuscany

Qualche anno fa, mentre lo sguardo passava in rassegna le costole rigide di alcuni libri di viaggio, tutti belli allineati sugli scaffali di una biblioteca, l’attenzione fu attratta da una copertina vecchia e polverosa. Alcune lettere dorate componevano il titolo del volume Through Dante’s Lands. Impressions in Tuscany. Presi il libro e lo aprii. Sulla prima pagina un’incisione del Ponte Santa Trinita di Firenze mi ricordò che quello era il luogo in cui Dante per la prima volta incontrò Beatrice. Che fosse il punto di partenza di un viaggio? Qualche pagina dopo, la conferma: Volevo l’Italia a tutti i costi, e sentivo che la prima tappa dovesse essere il luogo in cui Dante incontrò Beatrice per la prima volta. Avevo letto diversi testi sul viaggio letterario, ma questo era un romanzo vero e proprio, ambientato nelle terre di Dante. Quel sottotitolo Impressions in Tuscany m’incuriosì ancora di più: è proprio vero che a volte abbiamo sotto gli occhi qualcosa di speciale e finché non ce ne allontaniamo e lo guardiamo con occhi diversi, non riusciamo a rendercene conto! Ma i viaggiatori di un tempo ci offrono proprio questo: una percezione diversa, distante, che viene da una cultura altra rispetto alla nostra e ci permette di scoprire quanto, nella vicinanza, non riusciamo a scorgere.

A volte un viaggio può iniziare da un’idea o da un’immagine, o più semplicemente si è spinti a intraprendere un viaggio per curiosità. La curiositas di cui parlava Bacon, o che Petrarca esaltava come caratteristica delle menti superiori… quella per intendersi che generò nel corso del Settecento il cosiddetto viaggio di verifica, ovvero verso il culto dell’originale.

Chi vuole intendere un poeta deve recarsi a visitarne il paese. Alfred Bassermann, 1897

Henry Holiday, Dante meets Beatrice at Ponte Santa Trinita. 1883
Henry Holiday, Dante meets Beatrice at Ponte Santa Trinita. 1883

La frase di Alfred Bassermann, studioso tedesco di Dante Alighieri e traduttore della Divina Commedia, sintetizza il concetto che i tratti fondamentali di una cultura sono nel suo spirito del luogo. Viaggiare alla ricerca delle orme di qualche letterato o artista del passato, significa compiere un viaggio nel tempo più che nello spazio, un viaggio tutto nuovo, con cui osservare luoghi noti con occhi diversi.

Da chi iniziare un viaggio letterario in Italia se non sulle orme di uno dei suoi più celebri autori, conosciuto, amato e tradotto in tutto il mondo? Dante Alighieri.

La traduzione è il mezzo per appropriarsi di una grande tradizione universale di geni, nella quale l’italiano Dante sta fianco a fianco con il greco Omero e l’inglese Shakespeare. Matthews Arnold

L’Ottocento fu il secolo d’oro della storia e… di Dante. Finalmente la Divina Commedia uscì dall’ombra, fu tradotta integralmente e fu restituita al suo autore la celebrità che gli era stata negata fino ad allora. Il poema dantesco fu interpretato come una vasta enciclopedia dell’epoca medievale e per questo studiato e commentato approfonditamente. La diffusione dell’opera contribuì a destare in alcuni personaggi stranieri, il desiderio di recarsi in Italia per verificare se determinati luoghi descritti dal Sommo Poeta fossero realmente esistiti. Così nacque il viaggio dantesco [i], ovvero il viaggio di verifica ai luoghi descritti da Dante nella Divina Commedia.

Giovanni Paolo Lasinio, Torre della Fame. Incisione del 1865
Giovanni Paolo Lasinio, Torre della Fame. Incisione del 1865
Torre della Fame
Torre della Fame, oggi

Ancor oggi, viaggiare sulle orme di Dante implica un viaggio nel viaggio, una sorta di mise en abîme, significa, per dirla con Jean-Jacques Ampère vedere ciò ch’egli ha veduto, vivere ov’egli visse, e porre il piede sull’orma impressa dal suo. In tal guisa il genio di lui non rimane più esclusivamente in relazione con le idee e l’istoria del suo secolo, ma appare per noi stessi come cosa vivente, intima, familiare: in una parola, il passato ritorna presente.

Volendo seguire i protagonisti di quel romanzo americano sulle orme di Dante in Toscana, c’è un luogo per eccellenza in cui il suo spirito del luogo è ancora molto vivo. Non tanto nella sua amata e odiata Firenze che lo bandì, non tanto nella Pisa del Conte Ugolino, in cui tutt’oggi è possibile vedere i resti della Torre della Fame, quanto piuttosto in un piccolo angolo di mondo chiamato Casentino.

Proprio al centro dell’Italia la valle superiore dell’Arno forma un paese a parte, il Casentino, il quale, nel corso dei secoli ha condotto un’esistenza propria, simile a un’isola in mezzo all’oceano. Paul Sabatier, 1893

Ella e Dora Noyes, The Casentino and its Story. Londra, 1905
Ella e Dora Noyes, The Casentino and its Story. Londra, 1905

Attraversare questa valle è sorprendente in quanto la mano dell’uomo ed il progresso vi hanno apportato poche modifiche, un po’ a causa della rete viaria e ferroviaria che fino al tardo ‘800 non furono completate, un po’ perché si tratta di un piccolo mondo, posto tra Firenze ed Arezzo, tappezzato di foreste secolari, antichi castelli feudali, pievi, eremi monastici e soprattutto… di eco dantesche.

Sebbene non si conoscano con esattezza i luoghi del Casentino dove Dante ha effettivamente abitato l’intera vallata è colma di tradizioni e di memorie della sua presenza. Sembra che le sue orme si incontrino ad ogni svolta e che subito si perdano, esse ci fuggono dinnanzi per perdersi nel buio dei castelli; rocce e foreste […] Egli è qui, vicino alle fonti dell’Arno, e guarda laggiù, alla città in trono, nella pianura fosca, al di là delle montagne, mentre ai suoi piedi il fiume serpeggia per la “fossa ria” per andare alla sua meta lontana. Tutti i ruscelli che scendono all’Arno da Romena narrano di quando consolavano il suo orecchio con il loro canto, allorché il poeta saliva faticosamente alla cima, rovente di sole, della collina. Ella Noyes, 1905  

Dante, infatti, trascorse qui gli anni del suo esilio fiorentino, chiedendo asilo nei castelli dei Conti Guidi e scrivendo parte della Divina Commedia. Attraversare la vallata di per sé offre un’atmosfera incantevole di Medioevo, ma soffermarsi in luoghi quali Camaldoli e La Verna, o risalire il Monte Falterona fino alla sorgente del “fiume di Dante” ha tutto un altro sapore.

Ogni estimatore di Dante dovrebbe desiderare di potersi trovare in questi luoghi. Mrs. Coulquhoun Grant, 1912

Jacopo Ligozzi,  Guida al Monte Sacro della Verna. Firenze, Mattei Editore, 1628
Jacopo Ligozzi, Guida al Monte Sacro della Verna. Firenze, Mattei Editore, 1628
La Verna, oggi
La Verna, oggi

In questi luoghi il tempo sembra essersi fermato e questo è proprio il fattore che più meraviglia il moderno turista colto che volesse intraprendere una simile escursione: lo stupore di ritrovare luoghi immutati rispetto alle descrizioni che ne dette Dante a fine Duecento o a quelle di curiosi viaggiatori stranieri dei secoli successivi. La Verna, ad esempio, doveva essere, nel tredicesimo secolo, così come appare oggi; un monte ed una foresta. La foresta passa per una delle più belle d’Italia; il monte non ha forse eguali al mondo.

Il fascino e l’incanto della sospensione nel tempo che si percepisce in tali luoghi è reso ancora maggiore se ci accingiamo ad un viaggio iconografico, tra immagini d’epoca e fotografie contemporanee, come quelle che seguono.

 

Raffaella Cavalieri

 

Clicca per leggere altri articoli della sezioni Viaggi letterari

 

Antonio Fontani, Viaggio Pittorico della Toscana. Firenze, 1817
Antonio Fontani, Viaggio Pittorico della Toscana. Firenze, 1817

 


[i] Cfr. Cavalieri, Raffaella, Il viaggio dantesco. Viaggiatori dell’Ottocento sulle orme di Dante, Roma, Robin Edizioni, 2006.