All’Isola d’Elba alla ricerca del Raggio Verde

È arrivata la tanto attesa estate, la stagione del sole, delle vacanze, del mare e… dei tramonti.
Consentitemelo! Lo so che il sole tramonta ogni giorno, ma in estate sembra che il nostro animo sia particolarmente predisposto a concedersi tutto il tempo per osservarlo.

Il mio pensiero va a un tramonto visto attraverso lo schermo di un telefonino.
Una fotografia arrivata un paio di estati fa da una città lontana più di 180 km… o meglio, ero io che me ne stavo a più di 180 km da lei, ma era come se fossi lì.
Ancora oggi se guardo la foto mi sembra di essere stata accanto al fotografo mentre la scattava, di aver avuto i suoi occhi e aver sentito anche l’aria fresca di metà settembre accarezzarmi il viso durante quello splendore della natura!
.

2012-09-14_19.23.02

La foto… se ti fa piacere… fai come se fosse tua… piacere me ne fa… così come me ne fece allora.
Passa il tempo ma certe cose no.
.

L’estate scorsa poi, la rivelazione del tramonto: il Raggio Verde!
Il mio animo misto di romanticismo e curiosità si è ritrovato in un caso di luogo letterario dal fascino indescrivibile!
Ero a Patresi, una spiaggia con grossi ciottoli sulla costa ovest dell’Isola d’Elba. Esposta verso la Corsica, da lì l’orizzonte si apre sull’infinito: niente davanti che ne ostruisca la vista.

Isola d'Elba, 1791
Isola d’Elba, 1791

Scendendo in spiaggia, un cartello attrae la mia attenzione.
Appena l’anno prima era stato inaugurato il sentiero del Raggio Verde, un cammino all’interno della rete del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano che si estende nella zona intorno a Patresi e che collega altri percorsi: Punta Polveraia, Madonna del Monte, Bollero.
A differenza degli altri sentieri, questo non è indicato da un numero, ma da un nome, “Raggio Verde” appunto.
Leggo che il sentiero è stato inaugurato da Giuliana in memoria di suo marito Roberto.

Era l’inverno del 2009, racconta Giuliana, e si trovava sulla spiaggia di Patresi con il marito: era il suo ultimo inverno.
Lui vide attraverso la macchina fotografica quel raggio, il raggio che, secondo una vecchia leggenda scozzese, vuole rivelarsi solo a chi viene scelto dallo stesso, qualcuno in grado di cogliere e ascoltare, di aprire il cuore e vederne solo la semplicità e la verità, la purezza, in sé e negli altri.
Roberto non disse di averlo visto… ma le sue foto lo hanno raccontato per lui.

Resto colpita dal racconto… e qui il viaggio letterario ha inizio!

Avete a volte osservato il sole che tramonta su un orizzonte marino? Certamente sì. L’avete seguito fino al momento in cui, quando la parte superiore del suo disco sfiora la linea dell’acqua, esso sta per sparire? È probabilissimo. Ma avete notato il fenomeno che si verifica nel preciso istante in cui l’astro radioso getta il suo ultimo raggio, se il cielo allora sgombro di foschia è di una purezza perfetta? Forse no. Ebbene, la prima volta che vi capiterà l’occasione – capita assai di rado – di fare questa osservazione, non sarà, come si potrebbe credere, un raggio rosso che verrà a colpire la retina del vostro occhio, bensì un raggio «verde», ma di un verde meraviglioso, di un verde che nessun pittore può ottenere sulla sua tavolozza, di un verde la cui sfumatura la natura non ha mai riprodotto né fra le tinte così varie dei vegetali, né nel colore dei mari più limpidi! Se c’è del verde in paradiso, non può essere che questo, che è senza dubbio il vero verde della Speranza!

Jules Verne, Le Rayon Vert, 1882
Illustrazione di Hippolyte Léon Benett,
tratta da Jules Verne, Le Rayon Vert, 1882.

Jules Verne nel 1882 pubblica il suo romanzo Le rayon vert, ambientato nella Scozia vittoriana.
Nelle prime pagine, la protagonista Miss Hellen Campbell, orfana dei genitori e cresciuta dagli amati zii, legge loro questo articolo del Morning Post e dichiara che, benché abbia raggiunto la maggiore età e abbia un (noiosissimo e razionalissimo) pretendente, non si sposerà prima di aver visto il Raggio Verde.
Così parte la spedizione alla ricerca del leggendario raggio, passando da una costa all’altra, osservando tramonti su tramonti, finché l’occhio inizia a risentirne.

Quella del Raggio Verde è una leggenda delle Highlands:
Il Raggio Verde ha la virtù di far sì che chi l’ha visto non possa più ingannarsi nelle cose che riguardano il sentimento; la sua apparizione distrugge illusioni e menzogne; chi è stato fortunato da vederlo una volta, vede chiaro nel proprio cuore e in quello degli altri.

A questa romantica definizione, nel romanzo si contrappone la spiegazione scientifica di Aristobulus Ursiclos, il pedante e noioso pretendente di Miss Campbell, assidua sognatrice che tutto vuole ascoltare tranne che le sue lezioni di fisica e astronomia sul soggetto:
Quell’ultimo raggio che lancia il sole nel momento in cui il margine superiore del suo disco sfiora l’orizzonte, se è verde, è probabilmente perché nell’istante in cui attraversa il sottile strato d’acqua, si impregna del suo colore.

Sapevo che la maggior parte delle persone non avrebbe neppure perso tempo a cercare un effetto che alla fine è scientificamente giustificabile.
Ma sapevo anche che, proprio per questo, proprio perché solo un animo puro e romantico si sarebbe perso nell’attesa e nella ricerca di quel raggio, era vera anche l’altra prospettiva: ovvero che chi scorge il Raggio Verde vede chiaro nel proprio animo e in quello degli altri, sa avere quella percezione, quell’attenzione dei puri, di quelli per cui un tramonto non è mai una perdita di tempo… quelli per cui ogni tramonto è unico.

cartolina_tramonto 300Il Raggio Verde appare nel più puro degli orizzonti ed è sulla linea fra mare e cielo che bisogna cercarlo, davanti a uno spazio senza limiti.
Ecco perché fu dalla spiaggia di Patresi che Roberto riuscì a fotografarlo, posta a ovest, lì, sola di fronte all’infinito, dove, quando sale la marea e il mare si ingrossa, le onde si infrangono sul porticciolo producendo spruzzi altissimi e spaventosi, proprio come nella scena finale del romanzo di Verne, nella spettacolare e incredibile Grotta di Fingal.

Hellen, dopo varie peripezie riuscirà a raggiungere la condizione d’animo e atmosferica per vedere il raggio, ma in quell’istante il suo sguardo sarà attratto da quello del suo futuro marito, entrambi consci di aver raggiunto quella certezza del proprio cuore… e non sarà certo il pedante Ursiclos a sposare Miss Campbell!!

Quell’estate e questa leggenda hanno segnato il mio animo in qualche modo.
La ricerca del Raggio Verde è continuata, destando spesso la mia meraviglia nel trovare tracce o segni che mi riportassero a quella leggenda.
Tuttora prosegue nella speranza di poter presto scappare da tutto il caos quotidiano e rifugiarmi ai piedi del faro di Patresi, seduta con lo sguardo verso l’orizzonte sgombro infinito e puro, nell’attesa di… me.

Raffaella Cavalieri