Una filigrana di farina e acqua

Il pane degli sposi nella tradizione sarda - Raffaella Cavalieri

Ciascuno di noi ha nel cuore luoghi cui si ritrova misteriosamente legato da invisibili nastri colorati.
A volte sono i luoghi dove siamo nati, conosciuto nell’infanzia o quelli che, durante la nostra vita, ci hanno fatto sentire diversi, cambiati.
Il mio nastro è di un colore a metà tra l’azzurro e il verde smeraldo, e si srotola e mimetizza nel mare verso un gioiello che se ne sta distante, silenzioso.
Non ci sono canti di sirene che mi chiamano, ma qualcosa di più profondo che, lì inesorabilmente, mi riconduce.
Così quest’anno sono tornata in quel silenzio che conserva tutta la sua storia, nella sua terra, tra le sue rocce.
In quel meraviglioso mare che la circonda e che le fa da corazza…

Il pane degli sposi nella tradizione sarda - Raffaella Cavalieri

È la Sardegna, quella terra pura, vera, ricca di tradizioni, di storie e leggende, di quelle che se te le racconta uno di quei signori tutti vestiti di nero e con il berretto in testa, tu gli credi per forza, come dice scherzando la mia amica, che in Sardegna c’è nata e cresciuta.

Qualche mese fa avevo ricevuto proprio un suo regalo, un libro che mi presentava come “raccapricciante”, di un’autrice sarda e del quale giurava che non sarei riuscita ad arrivare alla fine.
Ho scelto di non leggerlo subito, ho preferito aspettare di essere nella stessa terra in cui era stato scritto, respirarne odori e ricercarne i colori che lo avevano ispirato… e così, la stessa terra si è aperta a me.

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Mi trovavo in visita al Nuraghe di Losa, lungo una di quelle strade poco battute in aperta campagna.
Mi avvicinavo e pensavo a quelle strutture fatte di pietra su pietra e, immagino, di tante storie al loro interno.
Quelle torri tirate su con la fatica e con l’esperienza, esempi di quell’arte tanto antica e che ritroviamo oggi sparsa nel paesaggio, come tanti soldati di vedetta.

Entro nel piccolo locale adibito a biglietteria e passo in rassegna libri e souvenir esposti su scaffali e vetrine.
D’un tratto lo sguardo si ferma su una specie di piccola coroncina.
Mi chino per guardarla meglio e nella testa scatta qualcosa…

Michela Murgia, AccabadoraIl giorno del matrimonio di Bonacatta successero due cose terribili, oltre alle nozze. La prima fu che Maria fece quello che aveva promesso di non fare. Mentre tutti erano distratti a vestire e pettinare la sposa, entrò nella camera da letto della madre. La stanza aveva le imposte accostate, ma anche in penombra i teli bianchi stesi sul letto rivelavano la forma dei cestini dove il pane sfornato quel mattino era stato messo a riposare. […] Maria sapeva di non avere molto tempo. Sollevò i teli bianchi a turno con attenzione, esaminando il contenuto dei cesti finché non trovò il pane giusto, riposto con cura preventiva in un canestro a parte, proprio ai piedi dello specchio.
Perfettamente circolare, intagliato a colombine e fiori, il pane nuziale di sua sorella le apparve più fine e bello di quando lo aveva visto sulla pala del forno: una filigrana di farina e acqua, figlia di un’arte a portata di poche.

Michela Murgia, Accabadora

Le parole che avevo letto qualche giorno prima tornarono come fresche di bucato.
È stato in quel momento che ho avuto il sospetto di trovarmi in un luogo letterario, o di essere vicina a qualcosa che era servita da ispirazione per l’opera letteraria.
Con gli occhi stracolmi di curiosità, chiedo alla signora se per caso si tratta del pane degli sposi.
Lei dapprima mi dà una risposta un po’ generica, non sapeva se fidarsi.
I sardi sono così, ed è per questo – grazie a Dio! – che la loro terra conserva tutti i suoi tesori: li sanno custodire gelosamente, non ne fanno un fenomeno di massa.

Le dico allora che ho appena letto un romanzo e che nella descrizione del pane degli sposi ritrovo esattamente quello che è esposto in quella vetrinetta: perfettamente circolare, intagliato a colombine e fiori.
A questo punto è il mio stesso genuino interesse a far scattare qualcosa nella gentilissima signora, grata a me che presto attenzione alle loro tradizioni.
Così mi chiede se il romanzo è Accabadora e mi racconta che, in effetti, il pane degli sposi è insolito trovarlo esposto in un panificio o in una pasticceria, perché fa parte di quella tradizione che si tramanda in casa, di generazione in generazione.
La sposa sa chi, nel suo paese, conosce quell’arte a portata di poche, quindi si reca nella casa giusta e lo ordina, a volte anche per farne le bomboniere.
La tradizione vuole che ne siano preparati almeno due: per i genitori dello sposo e della sposa.
Il pane, simbolo di prosperità, durerà a lungo grazie alla sua lavorazione particolare e priva di lieviti.

Il pane degli sposi nella tradizione sarda - Raffaella Cavalieri

Ringrazio la signora che mi saluta svelandomi che la coroncina che vedo esposta è nata proprio dalle sue mani dopo una lavorazione di circa sei ore e mi confida, infine, di conoscere personalmente Michela Murgia, l’autrice del romanzo.
Me ne esco più ricca di prima, con quella sensazione che le cose non avvengano poi per caso.

Perché ho aspettato tutti quei mesi a leggere il romanzo?
Perché in tutti questi anni passati in Sardegna non ho fatto caso al pane degli sposi?
Cercando immagini sul web e vedo che quel pane nuziale può essere fatto veramente in tante forme.
Mi volto a guardare ancora una volta la piccola coroncina nella vetrina, dall’aspetto di un gioiello di filigrana di acqua e farina, e resto con la curiosità di sapere se Michela Murgia abbia avuto sott’occhio proprio quel pane nuziale quando ha descritto le nozze di Bonacatta.

Il pane degli sposi nella tradizione sarda - Raffaella Cavalieri

E così, senza programmare niente e senza dover partire per qualche luogo esotico e lontano, mi sono trovata come… dentro un romanzo.
Benché sia rinomata perlopiù per il turismo balneare ed estivo, la Sardegna ha tanto altro da mostrare.
Se solo ci preoccupassimo di prestare l’orecchio e il cuore a quest’isola, ne avrebbe di racconti per noi.
Invece spesso ci fermiamo all’apparenza, diamo spazio solo allo sguardo che cerca l’insenatura più bella o la spiaggia più rinomata.
In realtà è l’entroterra che conserva più storie, che in autunno con l’evento cortes apertas apre le sue porte ai visitatori per far vedere da vicino le lavorazioni tipiche, dalla fabbricazione del pane, ai dolci, ai tessuti e ricami.

Per quanto mi riguarda continuerò, senza fretta, a piccoli passi, a scoprire la Sardegna, a leggerla, ad ascoltarla.
… concede un ballo solo a chi sa amarla, dice una canzone.
Chissà se sarò degna di quel ballo, chissà se avrò saputo amarla come le si addice.

Raffaella Cavalieri