Pellegrini e… pellegrini letterari

La toilette è l’espressione della società. (Honoré de Balzac)

Con questo aforisma, nel 1830, Honoré de Balzac riassume il concetto di quanto l’abito, in realtà, faccia il monaco, e di come l’abbigliamento, la capigliatura, le calzature o un qualsiasi accessorio della toilette, siano espressione di cambiamenti e conquiste sociali.

L’erudito, o l’uomo del mondo elegante, che volesse ricercare in ogni epoca i costumi di un popolo, ne traccerebbe in tal modo la storia più pittoresca e più nazionalmente vera. Spiegare la lunga capigliatura dei Franchi, la tonsura dei monaci, la rasatura del servo, le parrucche di Popocambon, la cipria aristocratica e il taglio di Tito del 1790, non equivarrebbe al racconto delle principali rivoluzioni del nostro paese? Chiedere l’origine delle scarpe alla polacca, delle scarselle, dei cappucci, della coccarda, delle crinoline, dei guardinfanti, dei guanti, delle maschere, del velluto, significa portare un modologo nello spaventoso dedalo delle leggi suntuarie e in tutti i campi di battaglia in cui la civiltà ha trionfato dei costumi grossolani importati in Europa dalla barbarie del Medio Evo […]. Che si tratti del piede, del busto, del capo, vedrete sempre, con l’aiuto di una parte qualunque dell’abito, delinearsi un progresso sociale, un sistema retrogrado o qualche lotta accanita. Ora la scarpa esprime un privilegio, ora il cappuccio, il berretto o il cappello segnalano una rivoluzione; là un ricamo o una sciarpa, qui dei nastri o qualche ornamento di paglia indicano un partito; e allora appartenete ai Crociati, ai Protestanti, ai Guisa, alla Lega, al Bernese o alla Fronda.

Oppure… bordone, bisaccia, petaso e pellegrina e siete un pellegrino!
Le parole di Balzac mi sono tornate automaticamente in mente quando mi sono trovata di fronte a questa incisione di Jacques Callot del 1622-23, Les deux pélerins, Bibliothèque Nationale de France (Fonte : gallica.bnf.fr).

Jacques Callot - Les deux pèlerins, 1622-23

Nell’immagine i dettagli sono bene in evidenza e gli elementi tipici del corredo del pellegrino sono facilmente riconoscibili.
Il suo abito era caratterizzato da una bisaccia che stava a indicare come il pellegrino sia sempre pronto a donare e ricevere; da un bastone di legno, spesso con una punta chiodata, alto e robusto che lo aiutasse nel faticoso e lungo cammino e che servisse anche da difesa: il bordone.
Completavano poi il tutto un cappello a larghe tese chiamato petaso e un ampio mantello di tessuto grezzo chiamato sanrocchino, pellegrina o schiavina, in quanto era considerato un abito povero, da servi… ecco che ritorna ancora la definizione dell’abito come espressione della società.
Prima della vestizione c’era un rituale ben preciso da seguire: ci si recava dal proprio parroco per ricevere la santa benedizione e poi, una volta tornati a casa, visto che il viaggio era lungo e rischioso, si faceva testamento.

Intorno all’anno Mille il pellegrinaggio raggiunge il suo apice e diviene un vero e proprio fenomeno di massa volto alla redenzione dei propri peccati, che culminerà con il Giubileo del 1300.
In questi secoli il fenomeno iniziò a spostarsi anche verso Occidente, e mentre i mercanti scoprono l’Oriente, i pellegrini si dirigono anche a Roma, Santiago e lungo altre vie sacre.
Il corredo del pellegrino si arricchirà di altri elementi utili, tra cui un materassino che fungeva da moderno sacco a pelo e poteva essere acquistato o noleggiato alla partenza; poi ancora cibo, vestiario, libri e tutti quegli oggetti che l’esperienza via via considerò utili.
Se osserviamo attentamente l’incisione di Callot, scorgeremo infatti qualcosa sulle spalle di uno dei due pellegrini, forse proprio il materassino.
Altri elementi si distinguono nella rappresentazione dell’artista, elementi che sono poi i simboli di questo viaggio religioso, come il rosario o le conchiglie appese al cappello o al mantello: a seconda della destinazione raggiunta, il pellegrino riportava infatti con sé un oggetto simbolico dell’esperienza, qualcosa che, agli occhi degli altri pellegrini e della società stessa, mostrasse i suoi viaggi di devozione.
La conchiglia, ad esempio, si riportava da Santiago. C’erano poi i palmieri, coloro che tornavano dalla Terra Santa e riportavano, come emblema del luogo visitato la palma; i pellegrini, che si recavano in Galizia e i romei, che si dirigevano a Roma [i].

È in quel periodo storico che si scoprono nuovi mondi, nascono le Università, e di conseguenza si vanno profilando tutta una serie di altri tipi di viaggio, da quello scientifico, al viaggio di istruzione, per arrivare poi al Grand Tour, al viaggio pittorico alla villeggiatura e al moderno turismo.
È proprio alla pratica del pellegrinaggio che si devono i primi testi di viaggio, le prime guide per il viandante. Si tratta per lo più di elenchi di città, centri abitati, locande, itinerari e imbarchi, ma, almeno per quanto riguarda l’Italia, queste guide e questi itinerari furono utilizzati e battuti nuovamente dai primi viaggiatori seicenteschi giunti in Italia.

Tornando col pensiero a Balzac, e applicando il suo aforisma alla società del viaggio, ci rendiamo bene conto di come, cambiando lo spirito e lo scopo del viaggio, cambi l’abbigliamento e tutto il nécessaire.
Nelle varie epoche il viaggiatore ha cambiato abiti, mezzi di trasporto, corredo, adattandosi di volta in volta a mode, climi, luoghi ed esigenze, in una sorta di evoluzione della specie.
Mi sono chiesta allora che aspetto potesse avere il pellegrino letterario di oggi, quali fossero gli accessori che permettono di distinguerlo, quale fosse il suo corredo.
Abbiamo visto, ad esempio, come il viaggiatore romantico, imitando l’artista, osservi talvolta il paesaggio attraverso il claude glass [ii], ma… come si distinguono i pellegrini letterari del Nuovo Millennio?
Se per pellegrino letterario intendiamo colui o colei che sceglie col cuore un libro e dopo averlo letto esce a cercarne i riferimenti, i luoghi e i personaggi che lo hanno ispirato, con lo scopo di comprenderlo meglio, di verificare, ma soprattutto per viverlo, allora io me lo so no immaginato così.

Il turita moderno, Raffaella Cavalieri

Il moderno pellegrino letterario. Disegno dal mio carnet de voyage

Viaggia sulle pagine di un libro, nel paesaggio cerca tratti o elementi che evochino quanto letto, si allontana dalla massa del turismo; non manca di visitare luoghi famosi, ma sceglie periodi insoliti per il turismo, non si fa imporre né ciò che deve visitare, né come lo deve visitare o vedere.
Mi vengono in mente Mark e Persis Revel, protagonisti del romanzo Through Dante’s Land, che decidono di visitare l’Italia prima dell’arrivo dei turisti americani o di quelli di Cook, e delle tante famiglie inglesi che arrivano in primavera e per Pasqua.

Il turista colto di oggi lo troveremo in abiti e scarpe comode per spingersi in ogni angolo di mondo, se la sua ispirazione lo ritenesse necessario; il suo corredo è composto sicuramente da smartphone, da fotocamera professionale… ma, dotato ancora di quella sensibilità tipica del viaggiatore d’altri tempi, allo scatto frettoloso da condividere sui social network preferisce ancora portare con sé un kit di acquerelli da viaggio, una buona matita e una penna, con cui esprimere, magari in un carnet de voyage emozioni e percezioni, attraverso disegni, schizzi, acquerelli e parole.
Certo in uno smartphone sta tutto: libro, notebook, fotocamera, ma in qualche modo… accelera il ritmo.
A fare il turista si arriva col fiatone, si torna da un viaggio frastornati, come i pellegrini di Assisi di cui parlava Pératé, giunti con un viaggio organizzato [iii].

Il paesaggio è come il volto di una persona cara, se ti concentri senti di poter entrare nelle rughe, nelle pieghe, nelle espressioni ed allora quel viso ti racconta di sé e del suo passato.

Pellegrini, seguiamo dunque il consiglio di Claudio Magris, e muoviamoci alla scoperta dei mille volti del paesaggio!

Raffaella Cavalieri

 

Dal Pellegrino del 500 al turita moderno, Raffaella Cavalieri

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[i] Per chi volesse approfondire il tema del viaggio nel Medioevo cfr. Raffaella Cavalieri, In viaggio con Boccaccio. Dall’oro delle ginestre di Certaldo ai profumi d’Oriente, Robin Edizioni, Roma, 2013.

[ii] Cfr. Raffaella Cavalieri, Claude Glass, uno specchio sul paesaggio, 2 aprile 2014, Luomoconlavaligia.it

[iii] Cfr. Raffaella Cavalieri, Assisi, il cui nome…da solo mette sulle labbra una dolcezza di miele, 11 marzo 2015, Luomoconlavaligia.it