Quando il viaggio incomincia

Augustus Egg, "The travelling companions" (1862) - The City Museum and Art Gallery Birmingham England

Dunque, non ci resta che partire! E allora Apriamo il libro dei libri, viviamo, osserviamo, viaggiamo: il mondo è un libro di cui ad ogni passo voltiamo una pagina (Lamartine, Voyage en Orient, 1835).

Muoviamo il primo passo, quello della partenza, dello spaesamento iniziale, quando il viaggiatore abbandona il noto per l’ignoto, quando, bagagli alla mano, guida in tasca, si chiede se tutte le sue aspettative saranno soddisfatte, se partire e lasciare il noto per andare incontro a tutto ciò che non lo è, sia giusto o sbagliato.

C’è un attimo in cui il viaggiatore si trova smarrito, non è più niente, non è nessuno, ha perso la sua identità, non ha più nuova cultura e non sa dove sta andando (W. Irving)

È l’incipit del viaggio, l’inizio del racconto del viaggiatore o il suo primo vero passo verso l’altrove.
Partendo dal presupposto che ogni viaggio sia un racconto destinato alla lettura e, di conseguenza, a un lettore, possiamo affermare che ogni testo di viaggio è di per sé un invito alla lettura oltre che alla partenza, per un viaggio materiale o mentale verso l’ignoto. Molti di questi testi sono introdotti da una sorta di prefazione, di Avviso al Lettore, talvolta chiamati incipit, altre volte appunto avis au lecteur o ancora advertissement, o dédicace a chi magari ha commissionato e finanziato lo stesso viaggio, altre ancora semplicemente préface: termine che può cambiare ma che serve allo scrittore per aiutare chi si appresta a compiere un viaggio sulle sue orme, un aiuto nell’attimo di smarrimento di cui parlava Washington Irving.
L’autore comunica quali fossero le sue aspettative prima del viaggio e con cosa sia poi effettivamente tornato.
I testi di viaggio sono per lo più scritti sotto forma diaristica o epistolare, una scrittura dunque immediata, che se rivolta a un lettore, necessita poi di un’introduzione. Questa rappresenta la fase di passaggio da quando si è scelto di intraprendere il viaggio alla partenza vera e propria, gli ultimi consigli prima di salire in carrozza, le ultime frasi prima del saluto dal finestrino del treno in partenza.

Claudio Magris definisce la prefazione come una sorta di valigia, nella quale riporre l’indispensabile prima della partenza, i ricordi durante il cammino e soprattutto la meraviglia del ritorno, in una continua e naturale evoluzione che dal viaggio si trasferisce nella scrittura, negli appunti rivisti e corretti, nelle immagini colte da un finestrino e trascritte sulla carta. (Claudio Magris, L’Infinito viaggiare, 2005).

Gli incipit del viaggio sono strumenti fondamentali, chiavi di lettura, ma soprattutto fonti di quelle notizie aggiuntive che rendono il contesto più chiaro.
Lo scrittore viaggiatore che si accinge a scrivere al lettore, involontariamente fornisce una serie di dati che oggi, ci permettono di ricostruire la storia stessa del viaggio, la sua evoluzione. Sono infatti proprio le aspettative, l’itinerario pianificato, le motivazioni, la struttura che si è scelta, che ci permettono oggi di distinguere e classificare la vasta produzione di letteratura di viaggio nei suoi sottogeneri: viaggio d’istruzione, viaggio scientifico, viaggio sentimentale, viaggio pittoresco, viaggio letterario, viaggio in automobile e tutte le altre tipologie di viaggio.

I viaggi cambiano, come cambiano le tecniche. Abbiamo percorso l’Europa in carrozza, seguito i binari della strada ferrata, esplorato più tardi in bicicletta ed in automobile degli spazi nuovi, o semplicemente, li abbiamo osservati con occhi diversi, attraverso un viaggio materiale o semplicemente immaginario sulle pagine di un libro.

Il lettore ha seguito tutti i cambiamenti e le evoluzioni di questa arte raffinata che è il viaggiare.
È stato avvertito ed è pronto a ripartire nel viaggio che mille volte può essere intrapreso, quello sulle pagine di chi ci ha preceduto e raccontato la sua esperienza, di chi ci ha voluto insegnare tutto ciò che di altro c’è rispetto a noi, di chi ci ha voluto catturare con i propri sentimenti e le proprie reazioni di fronte alle avventure vissute, di chi ancora ci ha fatto sentire l’ebbrezza della velocità attraverso le parole.
Il viaggio sta per cominciare ancora una volta. Rassicurato o meno delle sue aspettative, il lettore deciderà se andare avanti o fermarsi, tornare indietro e disfare la valigia o proseguire affascinato.
L’incipit del viaggio è quel momento di smarrimento, quel momento in cui un viaggiatore passa il testimone a chi lo seguirà, l’attimo in cui, per un istante i due viaggiatori, lo scrittore ed il lettore, si incontrano e si scambiano paure e impressioni.

Ora è proprio il momento di chiudere la valigia – o di aprire il libro – e partire alla scoperta di un itinerario del tutto nuovo e originale attraverso il tempo, lo spazio e la letteratura!

Il mio avis au lecteur?
Inforcate un buon paio di occhiali letterari, pulite bene le lenti e mettetevi comodi… c’è tutto un mondo da scoprire lì fuori, proprio vicino a noi.
Basta saperlo leggere, interpretare, e dargli nuova vita, magari proprio attraverso un buon libro o un autore che amiamo.
Perché ognuno di noi ha il potere di creare nuovi paesaggi!

Raffaella Cavalieri