Buenos Aires e il fascino del tango

Caminito
Caminito

Tristezza pervasa di sensualità, racconto nostalgico di un passato felice ma molto lontano, danza appassionata e virile, desiderio tra corpi che si stringono. È il tango, miscuglio di ritmi, di sentimenti, forti e puri come lo sono i molteplici pezzi di quell’affascinante mosaico che è la città di Buenos Aires. Una città complessa, dove si fondono i più diversi stili architettonici e culture, il passato col presente, la ricchezza con la miseria.

Buenos Aires è la malinconia del tango, l’atmosfera luminosa e chic di Puerto Madero, il lento fluire del crepuscolo nell’antico quartiere di San Telmo, la simpatia dei portenos, i colori e l’allegria del Caminito, la desolazione dei cartonerosche frugano nella spazzatura e dormono su materassi di cartoni negli angoli e nelle piazze del centro.

“Santissima Trinidad y Puerto de Nuestra Senora del Buen Ayre” : così si chiamava nel 1536 il piccolo villaggio vicino al Rio della Plata, scoperto e così battezzato dai primi coloni spagnoli, giunti fin lì con le loro navi, spinti dai venti favorevoli. L’insediamento fu poi distrutto dalle tribù nomadi della pampa. I sopravvissuti si spinsero a nord oltre il fiume, dove fondarono la seconda Buenos Aires, che prese allora l’attuale nome.

Nata come città agricola, circondata dalla pampa (terra piatta) e affacciata sulla costa atlantica, fu aperta nel 1776 come porto commerciale internazionale: da qui il suo sviluppo futuro ed il nome dei suoi abitanti portenos”, ovvero “quelli del porto”. Città perduta nelle lontane terre australi, Buenos Aires fu meta negli anni ’20 del Novecento delle navi cariche di immigrati provenienti da tutta Europa. Passeggiando per le sue strade vi sembrerà di respirare la vita europea, con l’atmosfera monumentale di Madrid, il colore e l’aria popolare di Napoli, i numerosi musei  e le testimonianze di storia, arte, cultura. Se parlerete con qualcuno, scoprirete quasi sempre le sue origini italiane.

La storia di Buenos Aires è legata indissolubilmente all’affermazione ed al fascino crescente del tango: ballato inizialmente solo tra gli uomini, il tango è testimone della loro sofferenza, delle storie di povertà, del malessere, di solitudine e desiderio di una donna. Rifiutato inizialmente dalla borghesia, eppur così sensuale e coinvolgente, diventa in breve simbolo dell’identità nazionale.

La malinconia del tango s’infiltra in ogni angolo della città. Nei giorni festivi è facile incontrare giovani che esprimono la loro passione e gioia di ballare per le vie del centro, e nel quartiere La Boca il turista è attratto dalla drammaticità dei ballerini che si esibiscono davanti a ristoranti e caffè. Ogni sera dopo le 19 aprono le milongas, dove tutti possono ascoltare musica, prendere lezioni e provare il brivido del tango. E poi ci sono i “cabaret” che offrono spettacoli di altissima qualità: forse l’atmosfera sembra meno autentica perché le sale sono piene di spettatori stranieri, ma gli artisti sono tutti professionisti di incredibile livello, capaci di rapirti in un gioco di irresistibile seduzione.

Buenos Aires al primo impatto potrebbe spaventare. Una metropoli immensa, che raccoglie un terzo della popolazione argentina in appena un centesimo del territorio nazionale: quattro milioni di abitanti, dodici se si aggiungono quelli dei 19 quartieri periferici. Un contrasto sconvolgente, dopo l’incontro con le sconfinate solitudini della Patagonia. Nonostante tutto la pianta della città permette un facile orientamento, con una struttura a scacchiera quasi perfetta: le strade si incrociano ad angolo retto, formando degli isolati detti manzanas; ogni lato dell’isolato misura circa 100 metri (una quadra), con i numeri che vanno dall’1 al 99 e poi dal 100 al 199, e così di seguito. Il consiglio per chi non dispone di troppo tempo, ma vuole avere una visione piuttosto completa delle tante sfaccettature della capitale argentina, è di pianificare un tour che tocchi i sette principali quartieri allineati lungo il Rio della Plata.

IL CENTRO. L’anima di Buenos Aires è concentrata tra Plaza de Mayo e Plaza del Congreso, ma il cuore pulsante è Plaza de Mayo, dove si sono scritte le pagine più importanti e drammatiche della storia del Paese. Qui sorse il primo accampamento spagnolo, qui si riunivano le folle per acclamare Evita Peròn, qui si gridava la disperazione delle madri dei desaparecidos sotto la giunta militare di Videla: le madri della Plaza de Mayo, simbolo di un passato di repressioni violente e criminali, che ancora oggi non si può dimenticare. Sul lato est della piazza è la famosa Casa Rosada, sede del governo, dalle cui finestre i coniugi Peròn conquistavano i cuori degli argentini.

Avenida de Mayo, con una architettura tipicamente spagnola che ricorda Madrid, sale dalla piazza fino a congiungersi con Plaza del Congreso. È qua che si alza maestoso il Congreso Nacional, sede del Senato e della Camera dei Deputati. Attira la curiosità del turista “il corso più largo del mondo”, cioé Avenida 9 de Julio, con i suoi125 metri di larghezza ed al suo centro l’Obelisco, eretto nel1936 a ricordo dei quattrocento anni dalla fondazione della città.

PUERTO MADERO. Passeggiare lungo i bacini, in un clima di assoluta tranquillità, scoprire l’eleganza dei suoi vecchi docks completamente ristrutturati, affacciarsi sul Puente de la Mujer, firmato dal raffinato e inconfondibile stile di Santiago Calatrava, unica opera su suolo americano del geniale architetto catalano. Godersi il sole, gustarsi il panorama insieme alla carne più buona del mondo, sono i motivi che vi faranno avere nostalgia di questa oasi.

LA BOCA. E’ qui il ricordo malinconico e nostalgico degli immigrati, la culla del proletariato di Buenos Aires, l’immagine grigia delle fabbriche dismesse sul vecchio porto, molte volte inondato dalle acque del fiume Riachuelo, che si getta nel cosiddetto antepuerto, da cui il nome del quartiere: La Boca, cioè “l’imboccatura”. La Boca non è certo il luogo più sicuro di Buenos Aires, ma non potete lasciare la città senza aver vissuto almeno un po’ l’atmosfera bohemien del Caminito, la sua strada più tipica e vivace. Sembra quasi un villaggio, con piccole case basse, di legno e lamiera ondulata, dai colori smaglianti: rosa, blu, giallo, rosso. La musica struggente del tango pervade queste viuzze, oggi meta di turisti e non più delle migliaia di immigrati che venivano a cercar fortuna o sfuggivano agli orrori della guerra. La Boca è anche meta obbligatoria per i patiti del calcio, che troveranno il loro momento di estasi alla Bombonera, stadio imponente che ricorda nella forma una scatola per confetti, cattedrale dei tifosi del Boca Juniors, squadra rinomata in tutto il mondo.

SAN TELMO. Quartiere in autentico stile coloniale, abitato da intellettuali, artisti, antiquari e rigattieri. Pittoreschi gli scorci delle sue piazzette, rallegrate dai mercatini domenicali e vissute dai portenos nelle ore lente del tramonto, quando seduti ai tavolini all’aperto dei suggestivi e antichi bar, si perdono nel fascino del tango, una musica che che inonda e trasporta ogni cuore nel vortice della danza.

RECOLETA. Negozi di lusso, bar alla moda e ristoranti esclusivi: Recoleta è il centro culturali e artistico della città. Famoso per il Cementerio de La Recoleta, con le tombe di personaggi storici e delle grandi famiglie di Buenos Aires: la più visitata quella di Evita Peron, poichè “Evita vive! Un mito che non si spegne mai…”

PALERMO. Il quartiere forse più chic: magnifico parco con lago, giardini fioriti, ariose avenidas e sedi di ambasciate.

BELGRANO. Piacevole e verde zona residenziale, con alta concentrazione di negozi, conosciuta per il suo micro-quartiere notturno Las Canitas, uno dei più frequentati della città per i simpatici ristoranti con piatti gustosissimi e profumati.

Ma Buenos Aires è molto di più… è l’orgoglio di un popolo che vuole rinascere, è l’armonia dei contrasti, è un gioco di seduzioni, è il presente nella nostalgia di un ricordo…

“è un pensiero triste che si balla…”

 

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