Buthan, l’ultimo regno himalayano

Bhutan, monastero di Taktsang
Bhutan, monastero di Taktsang

Come balzare dal Medioevo al XXI secolo senza perdere la propria anima?
Questo è il miracolo Bhutan.
Per più di mille anni questo paese, non più grande della Svizzera e incastrato fra due giganti, Cina e India, è sopravvissuto in uno splendido isolamento e solo oggi si sta lentamente aprendo alla modernità.
Drukyul”, la terra del drago tonante è rimasta tagliata fuori dal mondo esterno sia a causa della posizione geografica, nel cuore dell’Himalaya, che di una deliberata politica dei suoi governanti.

Il paese non ha avuto strade, elettricità, automobili, telefoni e servizio postale fino agli anni ’60.
I primi turisti sono arrivati nel 1974 e tuttora, sia che si viaggi in gruppo che individualmente, si è sempre rigorosamente scortati dalla propria guida.
Nel 1999 si sono viste le prime televisioni, nel 2000 è stato aperto nella capitale il primo Internet Café, ma già oggi il numero dei telefoni cellulari sembra avvicinarsi alle percentuali occidentali.

Bhutanesi, che sostengono di aver accettato le elezioni solo per ordine del  re, sono oggi governati dal loro quinto sovrano, il giovane Dasho Jigme Kesar Namgyal Wangchuck, che considera la “felicità nazionale lorda” (Gross National Happiness) più importante del PIL.

Questo indicatore si basa su quattro pilastri:
–        uno sviluppo socio economico equo e sostenibile,
–        la conservazione del territorio: il 70%, infatti, è coperto da foreste,
–        la difesa e la promozione della cultura che si traduce nell’obbligo per legge di indossare gli abiti tradizionali: il “gho”, una corta vestaglia che sembra un kimono, per gli uomini e la “kira”, un telo ricamato sormontato da una camicia in seta, per le donne,
–        ed infine, più importante di ogni altro, il buon governo!

Un viaggio in Bhutan è indicato per chi desideri ammirare panorami di grande fascino che ricordano le raffigurazioni delle stampe antiche, ove si alternano verdi vallate, fitte foreste e vette innevate.
Questa terra di miti e leggende, punteggiata da monasteri abbarbicati su picchi avvolti nelle nebbie, è riuscita a preservare dalle influenze straniere la sua cultura feudale e le sue singolari tradizioni.
Grazie alla severa politica di regolamentazione del turismo ed alla carissima tassa di soggiorno, solo poche migliaia di turisti all’anno entrano nel paese.

Ma oltre alle bellezze naturalistiche, il maggior richiamo per gli stranieri sono gli “Tsechu” ovvero i festival religiosi che si tengono ogni anno, secondo il calendario buddista, a Punakha verso febbraio-marzo, a Paro in primavera e a Thimpu in autunno.
Sono eventi spirituali attraverso cui guadagnarsi meriti per le vite successive ed esorcizzare gli spiriti del male.
La maggior parte delle danze religiose risalgono a prima del Medioevo e possono parteciparvi attivamente solo i monaci e gli anziani.
La popolazione, vestita degli abiti migliori, vi assiste in massa, sgranando gli occhi, con stupore e meraviglia sempre nuovi.
Il Bhutan è l’unico paese al mondo ad aver mantenuto come religione ufficiale il Buddismo Mahayana nella sua forma Tantrica Vairayana, simile al buddismo tibetano ma caratterizzato da un insieme di credenze e pratiche rituali uniche.
Fu introdotto nell’ VIII secolo dal grande Guru Rinpoche che arrivò nel Monastero di Taktshang a bordo di una tigre volante!

Pur richiamando visitatori da tutto il mondo, gli Tsechu non sono un’attrazione turistica ma cerimonie religiose, durante le quali i monaci, vestiti di coloratissimi costumi e splendide maschere, si esibiscono in danze rituali fino a raggiungere uno stato di rapimento estatico.
Volteggiando come trottole multicolori, accompagnati dal ritmo ripetitivo della musica sacra, mettono in scena uno spettacolo straordinario e diventano i protagonisti dei racconti mitologici che nutrono la fantasia del popolo bhutanese.
Il cammino verso l’illuminazione è impervio per i monaci, abituati a meditare in solitudine negli eremi arroccati sulle montagne, e queste cerimonie sono per essi le uniche occasioni di divertimento. Ma sicuramente neppure l’occidentale più cinico può restare indifferente di fronte a tali spettacoli!
Ho assistito allo Tsechu di Punakha con occhi nuovi e la meravigliosa sensazione di essere stata proiettata da un incantesimo in un mondo scomparso!

Peculiare questo paese dove tutto sembra venire dal passato, la vendita del tabacco e la macellazione degli animali sono vietate, giganteschi falli campeggiano sulle facciate delle case e non si vedono semafori nemmeno nella capitale!
Sarà capace di conciliare il progresso con le antiche tradizioni, il computer con le ruote di preghiera?
Il contatto con il consumismo occidentale, seppur filtrato da un sovrano illuminato, farà crollare i valori e le certezze di un popolo pervaso di spiritualità e misticismo?
Lo sapremo presto, ma intanto continuiamo a sperare che il sogno bhutanese diventi realtà.

 

Gli articoli di Anna Alberghina:
Decorazione corporea nell’Africa tribale

Clicca qui per leggere tutti gli articoli della sezione Popoli della Terra