Cambogia

Il solo nominare la Cambogia ha evocato per anni immagini di atrocità, povertà e profughi.
Oggi la pace è tornata, dopo una guerra trentennale, in questa terra splendida che sta vivendo un’epoca di rinascita.
È bene affrettarsi a visitarla prima che sia invasa dal turismo di massa e si uniformi agli standard occidentali.

Cambogia, Phnom Penh. Palazzo Reale
Phnom Penh. Palazzo Reale

Le tradizioni culturali della Cambogia sono più antiche di quelle della Thailandia e, a differenza del Vietnam che ha sempre subito l’influenza della Cina, il paese è stato legato prevalentemente agli influssi del subcontinente indiano.
La Cambogia moderna è l’erede del potente impero Khmer, che durante il periodo di Angkor (dal IX al XIV secolo), fu il cuore culturale del Sud-est asiatico.
L’impero governò su di un territorio assai più vasto degli attuali Vietnam, Laos e Thailandia, lasciando sublimi testimonianze della sua storia.
Le rovine di Angkor sono senza eguali: non vi è alcun sito storico nella regione paragonabile al loro splendore.
Una meta che da sola vale il viaggio.

Cambogia. Monaco
Giovane monaco

Ma non bisogna farsi trarre in inganno della vita caotica e frizzante di Phnom Penh, dagli onnipresenti centri di massaggio e dal lusso dei nuovi alberghi.
Dietro lo scorrere lento del Mekong e lo sguardo sereno dei monaci avvolti nelle tuniche color zafferano, la Cambogia non ha ancora cancellato gli orrori del suo recente passato.

Il nome di Pol Pot, il “Fratello Numero 1” del regime dei Khmer Rossi, fa ancora rabbrividire la maggior parte dei Cambogiani (e non solo).
Pol Pot fu il principale ispiratore ed artefice della follia sanguinaria del regime da lui diretto dal 1975 al 1979.
I suoi programmi politici portarono miseria, sofferenza e morte a milioni di persone.

Il suo vero nome era Saloth Sar e Pol Pot non è altro che uno dei tanti pseudonimi.
Nacque nel 1925, in un piccolo villaggio della provincia di Kampong Thom, nella Cambogia centrale.
Di famiglia moderatamente benestante, ebbe un’educazione privilegiata e in giovane età vinse una borsa di studio che lo portò a Parigi, dove trascorse parecchi anni e sviluppò il suo radicale pensiero marxista, che in seguito avrebbe trasformato in una politica di ridistribuzione delle terre di stampo maoista.
Grande ammiratore della Rivoluzione francese fu molto influenzato dal pensiero di Jean-Paul Sartre.
Tornato in Cambogia, divenne insegnante e fece il suo ingresso in politica verso la fine degli anni ’50.

Quando i Khmer Rossi occuparono Phnom Penh nell’aprile del 1975, Pol Pot divenne l’architetto di una delle più brutali rivoluzioni della storia dell’umanità.
Dopo la proclamazione dell’Anno Zero, la Cambogia imboccò la strada dell’autodistruzione che la portò a recidere qualsiasi legame con il passato.
Il primo atto di Pol Pot fu di svuotare la capitale Phnom Penh, che divenne così una città fantasma, evacuando due milioni di abitanti nelle campagne e costringendoli a lavorare presso campi di lavoro, dove venivano ridotti in schiavitù.

Si intendeva rifondare l’intera società cambogiana su base comunista e contadina.
Migliaia di professionisti furono massacrati, tutti i simboli della civiltà occidentale furono distrutti: automobili, attrezzature mediche, macchinari, elettrodomestici.
Vennero bruciati i libri, demolite case, abolite scuole. Chi veniva trovato in possesso di matite o sorpreso a scrivere, era indicato come intellettuale e quindi come nemico del popolo.
Soppressa l’educazione scolastica, era consentita solo quella nei “campi di rieducazione” dove circa quattro milioni di persone (il 25% della popolazione) persero la vita.

Cambogia. Carcere di Sicurezza 21 (Tuol Sleng)
Carcere di Sicurezza 21 (Tuol Sleng)

La proprietà privata venne collettivizzata secondo il modello sovietico, cinese e vietnamita.
Fu abolita la moneta.Non esistevano più servizi postali, negozi, attività sportive. Tutti furono costretti a vestirsi con una casacca nera a maniche lunghe, abbottonata fino al collo.
I portatori di handicap fisici erano considerati dei parassiti e pertanto giustiziati immediatamente.
Riuscire a sfamarsi era quasi impossibile e mangiare topi rappresentava spesso l’unica alternativa alla morte per stenti. Si diffuse anche il cannibalismo.
La nuova utopia comunista non necessitava di molte persone. Il motto era “tenervi non comporta alcun beneficio, eliminarvi non comporta alcuna perdita”.
Vennero vietate le manifestazioni d’affetto, le liti, le lamentele.
Non era permesso nemmeno piangere!

Cambogia. Carcere di Sicurezza 21 (Tuol Sleng)
Fotografie di detenuti

Nel 1975 la scuola superiore Tuol Svay Prey fu occupata dalle forze di sicurezza di Pol Pot e trasformata nel noto Carcere di Sicurezza 21 (Tuol Sleng).
Questa prigione divenne presto il principale centro di detenzione e tortura del paese.
Tra il 1975 e il 1978 più di 17.000 persone rinchiuse nella S-21 furono deportate nei cosiddetti “killing fields”, i campi di sterminio di Choeung Ek.
I prigionieri, uccisi a badilate e colpi di zappa, per non sprecare le pallottole, venivano sepolti nelle fosse comuni.
Pol Pot fu destituito nel 1979, ma continuò a gettare un’ombra nefasta sulla società cambogiana.
Morì il 15 aprile del 1998, forse avvelenato o suicida, proprio quando i Khmer Rossi avevano accettato di consegnarlo a un tribunale internazionale.

Oggi la S-21 è diventata un museo che si erge a testimonianza dei crimini commessi.
Le stanze del museo sono ricoperte di fotografie di uomini, donne e bambini perché, come i nazisti, anche i Khmer Rossi  documentavano meticolosamente le barbarie compiute e ogni prigioniero veniva fotografato, a volte prima e dopo l’esecuzione.

Cambogia. Carcere di Sicurezza 21 (Tuol Sleng)
Giovane detenuta

Raggiunto l’apice della follia, la rivoluzione dei Khmer Rossi iniziò a divorare i propri figli.
Intere generazioni di carnefici vennero a loro volta uccise da coloro che ne presero il posto.
Durante la prima metà del 1977 la S-21 vantava una media di 100 vittime al giorno.
Quando l’esercito vietnamita liberò Phnom Penh all’inizio del 1979, trovò solo sette prigionieri vivi nella S-21.
Nelle stanze in cui vennero ritrovati gli altri corpi, ormai in decomposizione, sono oggi esposte le fotografie di ciò che apparve agli occhi dei liberatori.

La visita del museo è un’esperienza sconvolgente e l’ordinarietà del luogo la rende ancor più tremenda: l’ambiente periferico, i semplici edifici scolastici, i parchi dove i bambini ora giocano a pallone, i letti arrugginiti e gli sguardi attoniti delle vittime che ci fissano dalle pareti.

Cambogia. Mutilato
Orchestrale mutilato da mine anti-uomo

Sarebbe molto più facile far finta che non sia accaduto nulla, godersi l’atmosfera esotica, i panorami verdissimi e il fasto dei monumenti.
Le tragedie, alla lunga, generano assuefazione.
Poi lo sguardo cade su di un’orchestrina improvvisata.
All’inizio tutto sembra normale ma, avvicinandosi, ci si accorge che a un musicista mancano le gambe, un altro è cieco, il terzo non ha un braccio.
Il numero dei mutilati è elevatissimo, a causa dei milioni di mine anti-uomo disseminate dalle pari avverse durante il periodo di guerra.
In Cambogia quasi tutti hanno perso un parente durante gli anni della dittatura e sono migliaia le persone di cui non si sono più avute notizie.

Mi rendo conto che ciò che ho scritto può sembrare atroce, respingente e che questo articolo forse ha poca attinenza col turismo.
Eppure ricordare e capire è compito del viaggiatore coscienzioso, che voglia davvero conoscere il Paese in cui si muove.
Ed è indispensabile, anche se terribilmente doloroso: per impedire che tutto ciò possa di nuovo accadere, per vigilare affinché la follia non prenda mai più il sopravvento.
Né in Cambogia né altrove.

Anna Alberghina