Cartolina dall’Iran

Kerman, Moschea del venerdì - foto Patrizia Altieri
Kerman, Moschea del venerdì

Un Paese dove tutto è più complesso, diverso, difficile e anche più “duro”, soprattutto per una donna.

Immaginavo questo e anche di più mentre sull’aereo a Teheran, prima di scendere, mi mettevo il velo in testa. Nessuna preclusione, però.
Non ci si avventura nel mondo con i sensi chiusi. Sono stata con le orecchie tese. Con le braccia aperte. Ho accumulato tanti contrasti.

Nel paesaggio: deserto e montagne coperte di neve a chiudere l’orizzonte; aridità e giardini lussureggianti; dure rocce e alberi di mandorle e pistacchi.
Sale e terra disseccata, datteri e miele. Torri del vento e muri di paglia e fango. Cieli limpidi di altopiano e smog.
Nei colori: grigi, ocra, neri e poi esplosioni di celeste, rosso, verde, rosa.
Moschee con architettura apparentemente semplice, struttura identica, ma colori e spazi incredibili!
Bazar dai profumi intensi: curcuma, cumino, misture di spezie, zafferano.
Donne nascoste e poi sorrisi pieni. Ritrosia e voglia di contatto.
Sguardi e poi “Salam! Where are you from?“. Voglia di essere fotografati e poi “no Facebook!

Divieti su divieti, autobus divisi fra uomini e donne, e poi ragazzi che provano a organizzare timidi spazi di scambio sociale.
Velo nero e ostentazione del naso appena rifatto chirurgicamente. E poi, sotto il ponte di “Si-o-se” senti uomini cantare, con passione, canzoni d’amore.
Vedi persone che ti vengono incontro perché ti vogliono stringere la mano, parlare, sorriderti, persino sistemarti quel finto velo che fai finta di portare in testa…

Jasmine alla Moschea del Venerdì di Shiraz e il suo sguardo tenero mentre mi aggiusta il velo e mi dice che non mi devo preoccupare…
Zahra che mi regala un paio di orecchini a Esfahan.
Il gruppo di ragazzi con cui ho giocato a palla prigioniera.
La signora a Yazd che mi stringe la mano e al mio sorriso di risposta, mi dà tre baci sulla guancia.
I ragazzini di quindici anni che mi seguono per farsi fare una foto con me.
L’artigiano che mostra la sua opera di incisione.
La donna che ci ferma nel quartiere armeno e ci racconta la sua vita e ci invita a casa sua.

Questo è stato il mio Iran!
Tutto diventa alla fine ancora più complesso e difficile. Ma con un sorriso di gioia.
La stessa che ho provato quando, salendo sull’aereo di ritorno da Teheran, ho fatto volare via il velo!

Patrizia Altieri

Patrizia Altieri. Nata a Roma dove vivo e lavoro come progettista informatica. Ho troppe passioni: la scrittura, la musica, la fotografia, i viaggi, la lettura, il mare. Stare dietro a tutto è complicato ma cerco di fare il mio meglio, concedendomi ora ai piaceri dell’una, ora dell’altra. Quando viaggio è il massimo perché riesco a far convivere molti di queste mie passioni.

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