Cile, Laguna di San Rafael

Un viaggio nel Cile meridionale, nella regione dei Vulcani e precisamente nel Parco Nazionale della Laguna di San Rafael, uno dei luoghi più spettacolari dell’America del Sud. Il parco, istituito nel 1959, copre una superficie di oltre 17.000 kmq e comprende alcune delle vette più alte delle Ande patagoniche. Ma la vera attrazione del viaggio è la navigazione sulla grande Laguna San Rafael, formatasi in tempi relativamente recenti a causa della regressione dell’omonimo ghiacciaio.

Laguna San Rafael

PICT0029È la Vigilia di Natale. Sono in procinto di imbarcarmi per la tanto desiderata crociera che mi porterà tra i mitici fiordi del Cile meridionale, a ridosso dei ghiacciai millenari della Laguna San Rafael. La nostra nave è piccola: in tutto quindici cabine, non c’è rischio di perdersi nella confusione della folla. Tranne una coppia di milanesi freschi di nozze, gli altri passeggeri sono tutti sudamericani.
In ordine di apparizione:
–  una famiglia cilena un po’ rumorosa, mamma oltre i cinquant’anni e tre figli già cresciuti. Uno dei tre ha lavorato negli USA come cameriere per pagare la crociera ai genitori: complimenti!
–  una famiglia ispanica in senso lato: lui, colto cinquantenne di Barcellona, lavora per l’Unicef e ha vissuto anche a Firenze per tre anni; lei, bionda colombiana elegante e di classe, con il figlio teenager, bel ragazzo; insieme a loro, un’altra famiglia colombiana;
–  due donne brasiliane con una ragazzina al seguito (scoprirò poi che si tratta di nonna, mamma e figlia) poco socievoli e molto in carne;
–  una famiglia messicana (padre, due figlie e genero), un po’ sulle sue e poco loquace.

PICT0048E poi, la mia passeggera preferita: una signora argentina 72enne, pensionata di Mar de la Plata, che viaggia da sola, poiché le sue amiche sono tutte un po’ acciaccate. Ha visitato cinque volte tutti i ghiacciai del Sudamerica, è stata più volte in Europa (conosce bene Roma), ma ora, con la situazione economica disastrosa del suo Paese, non può più permettersi di visitare il Vecchio Continente.
Si vanta di essere coetanea di Sofia Loren, che ammira molto: con un pizzico di agrodolce nella voce commenta che, pur essendo ancora molto bella, adesso anche all’attrice iniziano a vedersi le rughe, nonostante i suoi innumerevoli lifting. Che personaggio, questa signora argentina: mi domando se anch’io, alla sua età, avrò grinta, salute e lucidità mentale tali da continuare imperterrita nelle mie esplorazioni…

Iniziamo la navigazione. La terraferma si allontana e siamo nel silenzio assoluto, scivolando lievi e silenziosi in un’acqua scura e calma. Già si iniziano a intravedere i primi segnali dei ghiacciai verso cui siamo diretti e ogni tanto ci vengono incontro dei piccoli iceberg, che danzano leggiadri nell’acqua blu notte. Il contrasto tra il colore del ghiaccio – leggermente azzurrato – e quello dell’oceano, è davvero magnifico. Il buio cala improvviso dopo un tramonto struggente, che sfoggia una gamma di sfumature che vanno dal rosso fuoco all’indaco e al violetto. Mi addormento subito, sognando ghiacci perenni.

PICT0052Oggi è Natale. Stiamo ancora navigando, ma questa volta mi sveglio con la sensazione certa di essere dentro un film di Walt Disney in quanto nel fiordo, tutto intorno a noi, il ghiaccio è di un azzurro acceso, irreale.
Sembra l’atmosfera magica delle favole che vedevo al cinema da bambina: tutto avvolto in un’atmosfera ovattata, tutto in gradazioni di azzurro e celeste.
Anche l’aria tersa trasuda di azzurro e le foto testimonieranno che non ero in preda a “visioni celesti”!

A un certo punto, il battello si ferma. Calata una scialuppa, l’equipaggio ci fa indossare i giubbotti di salvataggio e ci avverte, prima dell’escursione: massima attenzione, non sporgetevi troppo dalla barca, se malauguratamente cadete in acqua, in pochi minuti è la fine…
Non male, come avviso ai naviganti! Beh, certo che faccio attenzione, con tutti i viaggi che ho ancora in programma, non ho alcuna intenzione di finire surgelata in questa laguna. La scialuppa si muove veloce e silenziosa, tra iceberg sempre più numerosi e più grandi. Il capitano ci spiega che il ghiacciaio si sta ritirando e rimpicciolendo, mostrandoci di quanti metri si sia ridotto negli ultimi dieci anni. Inutile a dirsi che le cause sono legate al riscaldamento globale e agli interventi dell’uomo. Mi guardo attorno un po’ sconsolata: anche io, con la mia presenza, sto contribuendo a deteriorare la situazione? In quanti millimetri di ghiaccio scomparso si potrà misurare il mio impatto? Allo stesso tempo, per la fortuna enorme di poter vedere da vicino questo spettacolo naturale, mi trovo in una sorta di estasi contemplativa.

PICT0059L’escursione prevede anche un piccolo colpo di scena. I marinai fermano la scialuppa, ci porgono dei bicchieri di vetro colmi di un liquido ambrato, poi, con un retino, pescano un pezzetto di ghiaccio azzurro staccatosi da un iceberg, lo frantumano e ne aggiungono qualche pezzetto alla mistura.  Prego, bevete e brindate al Natale! Eseguo, molto infreddolita e sognante, senza nemmeno chiedere cosa sia bevo d’un fiato e sento la gola bruciare: è puro whisky, bevanda che non amo per niente, sono le 11 del mattino e mancano due ore al pranzo. Credo di svenire! In realtà, riesco a tenere un certo contegno fino al rientro sulla nave, salgo con molta cautela, sorrido all’equipaggio e, senza dir nulla, vado nella mia cabina, faccio in tempo a stendermi sul letto per risvegliarmi, di nuovo sobria, nel tardo pomeriggio. Che insolito Natale!

Luisa Piazza

 

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