Cuba, da L’Avana a Vinales

L'Avana

La Repubblica di Cuba è un arcipelago dei Caraibi settentrionali, posto tra il Mar dei Caraibi, il Golfo del Messico e l’oceano Atlantico.
Verso nord si trovano gli Stati Uniti e Bahamas, ad ovest il Messico, a sud le Isole Cayman e la Giamaica, a sud-est Haiti.
La superficie dell’isola, lunga circa un migliaio di chilometri, è di 111.000 chilometri quadrati.
Il viaggio si svolge nel marzo 2013 ed è stato impostato in modo flessibile con soggiorni nei villaggi turistici ma anche soluzioni più autentiche, a stretto contatto con il tessuto sociale e culturale del paese.
Cuba, per via delle intricate vicende storiche, è nell’immaginario collettivo un luogo di resistenza eroica, legato ai suoi idoli rivoluzionari, dal Che fino a Fidel Castro.
Ma un conto è immaginare, altra cosa, invece, è vivere e tentare di comprendere quanto è accaduto in quest’isola.
Non siamo purtroppo in una favola eroica e romantica, perché la realtà, a Cuba, può essere molto dura.
Non dimentichiamo che l’isola subisce da oltre cinquant’anni un pesantissimo embargo da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati.
E questa, ahimè, non è una favola, dove infine il bene e la giustizia trionfano sempre.
Eppure, forse proprio in virtù di quest’isolamento forzato, Cuba ha un fascino particolare.
Per il viaggiatore significa paesaggi dal cielo limpido e terso, una terra generosa di frutti e profumi, pianure e montagne impervie, spiagge bianche, mare color cobalto e città affascinanti ricche di storia.
E soprattutto musica e danza, ovunque.

Una giornata di viaggio da L’Avana a Vinales.

L'Avana dall'Hotel Lincoln
L’Avana dall’Hotel Lincoln

Sta albeggiando, il cielo su L’Avana ha un colore rosato.
Dalla camera dell’albergo vedo gran parte della città: spiccano la sommità del Teatro dell’Opera, con le sue sculture barocche, e le bandiere dell’hotel Inglaterra, sullo sfondo di un mare color cobalto.
Chiudo la borsa da viaggio, prendo lo zainetto e la macchina fotografica.
Sono al nono piano di un hotel fatiscente, come molti altri palazzi storici di questa affascinante città.
La facciata è stata ristrutturata ma le stanze sono cadenti e l’arredamento consunto.
Scendo nella hall e Jo, la nostra guida cubana ci sta aspettando.
È ingegnere, ma lavora nel turismo poiché è sicuramente il settore più vantaggioso: più denaro, contatti con il mondo esterno, cibo e buon letto assicurati.
Jo è un’ottima guida: colto, garbato, paziente e grande conoscitore della sua isola.
Anche l’autista del nostro pulmino è un’ottima persona: sistema sempre con cura i nostri bagagli, guida in modo prudente, è sempre allegro ed è anche un ottimo ballerino, come quasi tutti gli abitanti di questo paese. È giunto il momento di partire.
Arrivano tutti, puntuali all’appuntamento: ecco, individuati da una sigla di riconoscimento, i miei compagni di viaggio. Nell’ordine, le due coppie (Al e Li, Gi e Do) le due amiche (Lu e La), le due sorelle (Ma e Mi), le viaggiatrici solitarie El, Bru e infine la sottoscritta.
In tutto siamo undici persone, tutte interessate alle bellezze naturali, alla storia e alle affascinanti vicissitudini di Cuba.

Valle di Vinales
Valle di Vinales

Oggi si parte per la provincia di Pinar del Rio e la tappa è carica di aspettative: l’unica cosa certa è che dormiremo a Vinales, in una casa particular (le case private cui è permesso ospitare turisti). Vinales si trova circa a 140 chilometri a Sud Ovest da L’Avana.
A metà strada ci fermiamo in un punto di ristoro, tre graziose costruzioni col tetto in paglia: bar, bagno e un piccolo negozio che vende cartoline e souvenir, con l’immancabile orchestrina dotata di percussioni, maracas e chitarre.
La musica e il brio del terzetto sono coinvolgenti e dopo i primi timidi passi tutti si scatenano: il barista, la ragazza che pulisce i bagni, la commessa venditrice di souvenir, la nostra guida, l’autista e, manco a dirlo, tutti noi.
Io mi ritrovo in mano le maracas, Bru passa alle percussioni, mentre gli altri del gruppo, compresi i compassati Do e Gi, si lanciano nel vortice della danza, improvvisando ancheggi, giravolte e passi improbabili a suon di musica.
Siamo richiamati all’ordine, l’autista spalanca le porte del pulmino e si riparte.
Ce la faremo ad arrivare a Vinales di questo passo?

Sosta obbligatoria in un punto panoramico, con vista sulla spettacolare valle di Vinales: una distesa di verdi piantagioni interrotte da collinette di rocce bianche con forme tondeggianti e bizzarre, traforate da  misteriose grotte carsiche, le cosiddette magote.
Ci inoltriamo nella valle, tra coltivazioni di tabacco e canna da zucchero.
Grossi buoi, appaiati e legati per le corna, trainano carri carichi di canna da zucchero tagliata.
È un tuffo in un paesaggio rurale del passato. Incastonata in questo paesaggio idilliaco, la cittadina di Vinales ci appare quasi all’improvviso, inattesa.

Vinales
Vinales

Entriamo lungo un bel viale alberato, tra file di casette coloratissime e molto curate.
Eccoci alla “casa particular”: a me tocca l’edificio rosa intenso, con piscina a cuore, fenicotteri rosa in gesso e girandole colorate (sembra la disneyana interpretazione di Alice nel Paese delle Meraviglie).
Le due coppie hanno le stanze nella casa azzurra e le sorelle nella casetta verde.
A ognuno il suo colore.
Il tempo di mollare i bagagli, recuperare la macchina fotografica, infilare le scarpe da ginnastica e partiamo: ci attende una passeggiata di un paio d’ore in piena campagna.
Seguiamo con passo tranquillo il campesino, lungo un sentiero che, attraverso campi di tabacco a perdita d’occhio, ci porta alla sua fattoria.
La costruzione è in legno dipinto, pulita e di aspetto piacevole: all’interno, disposte su rastrelliere divise per gradi di stagionatura, ci sono file e file di grandi foglie di tabacco, messe a essiccare.
Il profumo è intenso, quasi stordisce, e i colori vanno dal verde al marrone bruciato.

Magote, Valle di Vinales
Magote, Valle di Vinales

La passeggiata è rilassante e il paesaggio dolcissimo.
Oltre le piantagioni di tabacco, inframezzate da macchie di altissime palme reali, ci sono i campi di canna da zucchero, una distesa verde brillante che in alcuni punti esclude l’orizzonte.
La nostra meta è una magote, con l’imboccatura tagliata nella parete di roccia bianca, a tratti coperta da una vegetazione lussureggiante.
Ci inoltriamo nel varco, ingombro di radici e pietre, ma la grotta è troppo buia.
Ne percorriamo solo un breve tratto, poi decidiamo all’unanimità di ritornare alla luce del sole.
Di fronte a un tramonto indimenticabile, il campesino ci prepara qualche sigaro e un fantastico mojito con il miele. Allegri e felici come bambini, torniamo alle nostre casette colorate e ci prepariamo per la cena.
La simpatica ed efficiente padrona di casa ci propone un menù con aragosta e verdure fresche, una vera meraviglia.
E dopo cena tutti in piazza: musica e danza sono elementi fondamentali della cultura cubana, ed è un vero piacere vedere come tutti ballano in modo stupefacente e naturale, siano turisti o locali, intrecciando voluttuosamente passi di salsa, mambo e cha-cha-cha.

Si è fatto tardi, sono stanca morta ma è stata una bella giornata intensa.
Torno alla casa rosa e chiudendo la porta della mia camera mi pare quasi di intravedere il cappellaio matto in un angolo del giardino…
Domani si riparte, la voglia di mare è tanta e ci attende la spiaggia di Cajo Jutia, ma adesso è tempo di riposare.

Cayo Jutia
Cayo Jutia

Donatella Olivero