Discesa al lago nero di El Sod

Etiopia - Lago nero di El Sod

Di ritorno dal profondo sud dell’Etiopia, una breve deviazione di circa trenta chilometri da Dubuluk ci permette di raggiungere a circa 1430 metri di quota El Sod, famoso cratere che si apre quasi a filo della pianura erbosa.
Scarichiamo le auto e montiamo il campo nel cortile della scuola che sorge appena fuori dal piccolo villaggio.

Il mattino successivo partiamo seguiti dal solito nugolo di ragazzini vocianti, per l’antico vulcano ormai spento da molto tempo.
Nella lingua borana El Sod significa “La casa del sale”: infatti, la massima depressione all’interno di questo cratere ospita un piccolo lago nero dalla forma quasi circolare che custodisce sul suo fondo melmoso grandi quantità di sale.
In circa un quarto d’ora raggiungiamo il bordo del vulcano e, dopo aver ammirato questo raro spettacolo della natura, ci incamminiamo accompagnati da una giovane guida locale per la ripida e sdrucciolevole mulattiera che, zigzagando supera in ben diciassette tornanti un dislivello di circa 330 metri.
Ci troviamo così, in poco più di mezz’ora, a osservare dalle biancastre rive del lago i salinari di etnia Borana che da sempre estraggono, con metodo tanto primitivo quanto singolare, questo incredibile deposito naturale: un piccolo numero di uomini che, pur faticosamente, vive grazie a un immenso dono della natura.

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Etiopia - Lago nero di El SodE così ogni giorno, nelle ore più fresche del mattino, i salinari vanno a prelevare un po’ di sale da questo favoloso deposito: nudi, per evitare che gli abiti induriti dal sale irritino provocando fastidio e dolore, immersi nell’acqua e armati di lunghe pertiche estraggono dal fondo melmoso del lago grossi blocchi di sale nero che depositano su dei catini per portarli a riva dove stenderli al sole e farli asciugare.
Pulito dal fango, il sale viene poi venduto in sacchi di cinquanta chili nei villaggi limitrofi.
Il giovane cicerone che ci ha accompagnato in questa breve escursione, ha raccontato che il sale migliore, chiamato Ilkole nella lingua borana, viene utilizzato dall’uomo mentre quello più scadente è riservato agli animali, e che il periodo migliore per estrarre il sale è la stagione secca, quando la raccolta è facilitata dal basso livello dell’acqua.
Scattate le rituali fotografie iniziamo la salita, certamente più faticosa ma meno scivolosa e pericolosa della discesa. Ci vogliono circa tre quarti d’ora comprese le fermate obbligate per far passare i testardi muli che ridiscendono al lago per un nuovo carico di sale.

Testo e immagini di Massimo Bocale