Galapagos

Leone marino delle Galapagos-Ecuador

A 900 km dalle coste dell’America meridionale, in pieno oceano Pacifico, l’arcipelago di Colón, meglio conosciuto come arcipelago delle Galapagos, ospita la più straordinaria biodiversità.

A causa dell’isolamento e dell’adattamento alle diverse nicchie ecologiche, la fauna delle Galapagos è endemica e molte specie sono esclusive di ogni singola isola.

Iguane, tartarughe giganti, sule, albatros, fregate e pellicani, grazie all’assenza di predatori naturali sono numerosissimi e del tutto incuranti dei pericoli, tanto da permetterci di osservarli facilmente da vicino.

Scenari di primordiale bellezza, caratterizzati da violenti contrasti cromatici, conferiscono a queste isole, patrimonio dell’Unesco, un fascino straordinario regalando al visitatore l’impagabile sensazione di vedere il mondo come doveva essere all’alba della creazione.

L’equatore taglia in due l’arcipelago formato da 18 isole maggiori, 3 isolotti e 107 scogli e con una popolazione residente che risultava, al censimento del 2006, di 25.000 abitanti.

La scoperta delle isole risale al 1535 quando il vascello del frate domenicano Tomás de Berlanga, che si stava recando in Perù per arbitrare una disputa tra Francisco Pizarro e i suoi subordinati, vi approdò spinto fuori rotta dai venti.

Mercator e Ortelius, nel 1540, le chiamarono Insulae de los Galopegos ossia isole delle tartarughe.
La prima mappa fu redatta nel 1684 dal bucaniere Ambrose Cowley che diede loro il nome dei suoi compagni d’arme e dei reali d’Inghilterra.

Usate dai pirati che depredavano i galeoni spagnoli carichi d’oro e d’argento, divennero, in seguito, una base per balenieri e cacciatori di pellicce che fecero strage di leoni marini e di tartarughe da cui estraevano il grasso e ricavavano carne fresca per il viaggio.

Nel 1832 le Galapagos furono annesse all’Ecuador e nel 1835 il viaggio del “Beagle” ne legò indissolubilmente il nome a quello di Charles Darwin che, dalle osservazioni su fringuelli e tartarughe, sviluppò le sue teorie sull’evoluzione della specie.

Dal 1946 fino al 1959 l’isola di Isabela fu sede di una colonia penale.
Sempre nel 1959 l’arcipelago diventò parco nazionale e, da allora, iniziarono ad arrivare i primi turisti.

Di origine vulcanica, le isole sono ricoperte da uno strato di lava solidificata su cui prosperano piante grasse dai colori brillanti. La successiva erosione marina ha dato vita a insenature, spiagge e faraglioni.

Nonostante siano in aumento gli alberghi a San Cristobal, Santa Cruz, Floreana e Isabela, il turismo è contingentato.
La crociera è il modo migliore per visitare le isole, possono approdarvi solo piccole imbarcazioni da cui i passeggeri a turno scendono a terra e in piccoli gruppi vengono accompagnati da guide esperte.

Esploriamo così Espanola, con le sue colonie di iguane e di leoni marini e le ripide scogliere, perfette piste di decollo per gli albatros che vi nidificano.

Floreana, dove si possono avvistare fenicotteri e tartarughe verdi e dove è ospitato un caratteristico “ufficio postale” a cui ancora oggi si può lasciare la propria corrispondenza in un barile, affidandola al buon cuore di altri viaggiatori diretti nel paese del destinatario.

Fernandina, così chiamata in onore di Re Ferdinando II di Aragona, dove si riuniscono centinaia di iguane marine, autentici dinosauri in miniatura.

Genovesa dalle acque che pullulano di delfini e balene, soprannominata “l’isola degli uccelli” dove è possibile assistere ai buffi rituali di accoppiamento delle sule dalle zampe azzurre: vincerà chi sfoggerà i colori più vividi.

La baia di Darwin dove nidificano le fregate, con le vistose gole scarlatte che i maschi gonfiano durante la stagione degli amori.

Bartolomé e Isabela per osservare i rari pinguini delle Galapagos e dove capiterà di incontrare le iguane terrestri, autentici mostri preistorici che probabilmente arrivarono a nuoto dalla terraferma milioni di anni fa.
Si narra che, sull’isola di Santiago, Charles Darwin trovò così tante iguane da non riuscire a piantare la tenda mentre oggi su quest’isola le iguane sono scomparse.
L’introduzione, da parte dell’uomo, di nuove piante e di animali domestici ha seriamente minacciato l’habitat delle specie endemiche, decimandole.
La pesca illegale, l’inquinamento delle acque, il moltiplicarsi della popolazione e il bracconaggio hanno fatto il resto.

A Santa Cruz, ricoperta da una vegetazione lussureggiante, ha luogo il magico incontro con le tartarughe giganti, animali lenti, pesanti e praticamente indifesi dinanzi alle minacce esterne.
Siamo accolti da una frase sul recinto della stazione di ricerca Charles Darwin che ospitava il famoso Lonesome George (il Solitario George), l’ultimo esemplare di tartaruga dell’isola di Pinta, morto centenario e senza prole nel giugno del 2012:
“Qualunque cosa accada a questo animale dobbiamo ricordare che il destino di tutte le creature viventi sulla terra è nelle mani dell’uomo”.
Un monito per farci riflettere sul nostro rapporto con la natura.

Anna Alberghina