Onda su onda, verso la seconda Polonia

FuoriRotta 2018 - Marcia per l'aborto legale a Varsavia
Marcia per l'aborto legale e sicuro a Varsavia

Ci sono due Varsavia nel viaggio di Alice, Francesco, Mara e Francesca.
Come una città invisibile, l’immagine della città polacca si sdoppia svelando un’identità combattente che non si vergogna di urlare per fare valere un diritto controverso.
Ha il volto di una donna, la seconda anima di Varsavia. Ha il volto di tutte le donne che hanno scelto di abortire e che lottano per non doverlo più fare di nascosto.
Le parole per dirlo, le parole per farlo è un viaggio difficile perché pieno di silenzi necessari per avvertire il rumore assordante della violenza.
Maria Clara Restivo

FuoriRotta 2018 - Onda su onda, verso la seconda Polonia

I viaggi FuoriRotta nel racconto dei protagonisti


Le parole per dirlo, le parole per farlo
In Polonia alla ricerca dei diritti negati da conquistare
di
Alice Chiarei, Mara Biagiotti, Francesca Bonfada, Francesco Brusa

Camminando per la città di Varsavia, l’occhio si lascia stregare dagli enormi grattacieli che si affiancano a palazzi più antichi, sopravvissuti ai vari bombardamenti, e che portano sulle loro mura il segno della storia che hanno vissuto. È proprio lì, in mezzo a questi due mondi, che un occhio più esperto o semplicemente più in confidenza con la metropoli vede nascere una seconda Varsavia.
Dietro portoni apparentemente irrilevanti, si aprono infatti cunicoli nascosti che portano ad inaspettati cortili interni, svelando l’esistenza di un’altra città. Questi diventano, protetti dagli alti palazzi che li circondano, vere e proprie piazze celate dove il popolo polacco tenta di fuggire dal turismo che si riversa nelle arterie principali e la città può finalmente mostrarsi libera dalle grandi vetrine. Di seconde città la Polonia è piena e muovendoci in essa ci sembra sempre più evidente la presenza di due realtà, una legittimata e manifesta, e un’altra più nascosta e dissidente, che coesistono nella vita quotidiana e politica.

FuoriRotta 2018 - Marcia per l'aborto legale a Varsavia
Marcia per l’aborto legale e sicuro a Varsavia

Il governo polacco sempre più orientato verso posizioni conservatrici e autoritarie, continua a essere sostenitore della legge che nel 1993 ha reso l’aborto volontario illegale, abolendo l’impostazione decisamente più libertaria in vigore dal 1956. Dopo quasi quarant’anni, le donne che avevano potuto accedere in sicurezza e libertà a tale diritto si sono trovate condannate nel tabù della segretezza e costrette a consegnare la loro autodeterminazione a una fitta rete clandestina che, negli anni, ha creato una “seconda Polonia”. Già pochi mesi dopo la promulgazione della legge del 1993, nei paesi confinanti iniziano ad aprire cliniche che offrono esplicitamente servizi di interruzione di gravidanza per le cittadine polacche così come, sul territorio nazionale, alcuni medici decidono di praticare aborti in maniera clandestina.

FuoriRotta 2018 - Mediklinik a Levice
Mediklinik a Levice

Se inizialmente la risposta per poter continuare a garantire l’interruzione volontaria di gravidanza è stata dunque legata a fini più pratici ed economici, dal 2001 una tale reazione si è articolata anche in un’ottica più propriamente politica: in seguito a un incidente nel piccolo centro di Lubliniec, in cui si verifica un violento intervento della polizia in una delle cliniche “clandestine”, si crea il movimento delle Manifa, che da allora organizza in numerose città la giornata dell’8 marzo insistendo sulla reintroduzione del diritto all’aborto attraverso le proprie rivendicazioni.

Due anni più tardi, al porto di Wladyslawowo, approda il battello di Women on Waves, associazione che offre servizi di interruzione di gravidanza in acque internazionali, ottenendo una forte ecomediatica. Infine, in risposta al tentativo del governo a maggioranza del partito conservatore Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość, abbreviato PiS) di restringere ulteriormente l’accesso all’aborto (che è attualmente previsto solo in caso di stupro e incesto, grave malformazione del feto, pericolo di vita della madre), il 3 ottobre 2016 migliaia di donne vestite di nero si riversano nelle piazze di numerose città polacche. È il cosiddetto Black Monday, l’inizio del fenomeno delle Black Protest e di una nuova fase di lotta e consapevolezza.

FuoriRotta 2018 - Marcia per l'aborto legale a Varsavia
Marcia per l’aborto legale e sicuro a Varsavia

Una consapevolezza che si manifesta e si insinua nel servizio sanitario grazie alla rete di medici e studenti di medicina Lekarze Kobietom. Sulla loro piattaforma online offrono supporto a tutte le donne che vogliono usufruire della pillola del giorno dopo, disponibile solo su prescrizione ed oggetto di obiezione di coscienza da parte della maggioranza di dottori e dottoresse polacche.
È Natalia, medica attivista di Varsavia, che ci racconta come ogni giorno arrivino all’organizzazione decine di mail in cui donne di tutta la Polonia chiedono supporto medico quando questo gli viene negato. Ci spiega come questa presa di posizione rappresenti, per lei e per gli attivisti di Lekarze Kobietom, un forte atto di dissidenza verso politiche che ostacolano sempre di più non solo la libera sessualità, ma anche la conoscenza di quest’ultima. Infatti la sua rabbia è rivolta verso un sistema scolastico che non prevede alcuna forma di educazione sessuale e verso un’impostazione universitaria che censura lo studio di pratiche abortive creando così una classe medica sempre più impreparata e con sempre meno strumenti per poter scegliere liberamente e consapevolmente sul proprio operato.

FuoriRotta 2018 - Manifestante pro-life
Manifestante pro-life

A fianco di Lekarze Kobietom, sono varie le realtà che stanno tentando di promuovere una diversa concezione del corpo, una diversa cultura della libertà e dell’autodeterminazione. Riappropriandosi anche di parole che sembravano ormai essere diventate tabù.
«L’aborto è ok» è lo slogan scelto dal movimento di attiviste Aborcij Dream Team per la Marcia per l’aborto legale e sicuro, la prima esplicitamente a favore di tale diritto e non solo contro alle restrizioni della legge esistente.
Il 30 settembre a Varsavia, la divisione simbolica che abbiamo tratteggiato fra una prima Polonia, ufficiale e conservatrice, e una seconda Polonia, alternativa e rivolta al futuro, pareva rivelarsi in tutta la sua concretezza: il lungo ponte sulla Vistola si è riempito di complici energie in movimento a reclamare la propria autonomia decisionale, mentre i cordoni di polizia ci separavano dai contro-manifestanti cattolici e pro-life che, in risposta, intonavano cori religiosi e urla di condanna morale.

Il visibile emerso lungo le strade di Varsavia porta con sé anche il nascosto di altre vie, quelle che si dirigono all’estero e che spesso si percorrono nel cuore della notte su pullmini anonimi. L’ultima fermata è al di là del confine, dove il turismo abortivo conduce le donne polacche in cliniche appositamente pensate per loro. A volte sono strutture che sembrano operare per esclusivi fini di lucro e al limite della legalità, come in Slovacchia dove il personale sanitario è stato molto restio nel parlarci dell’argomento negando ogni coinvolgimento.
In altri casi invece l’accesso all’aborto è garantito da collettivi politici, come Ciocia Basia in Germania o Abortion Network Amsterdam in Olanda, con una maggiore attenzione e sensibilità verso le eventuali esigenze di supporto che possono emergere nel momento in cui ci si sottopone a pratiche mediche invasive.
«Taki dzielny jest nasz prom / Płyniemy na nieznany ląd» canta la band indipendente femminista Gang Śródmieście in un pezzo che celebra Women on Waves: «Il nostro battello è coraggioso / stiamo navigando verso una terra sconosciuta».
La terra è forse sconosciuta, ma la direzione è chiarissima: è quella per l’autodeterminazione e per una scelta libera e consapevole, verso cui salpano le donne sulle onde in Polonia, un’onda di donne, corpi e soggettività in lotta.

 


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