Laissez faire, laissez passer

FuoriRotta 2018 - Lungo la SS 129bis
Lungo la SS 129bis

La verità è sempre partire. Restare è una bugia, un inganno, la costruzione di un muro che ci separa dal mondo.
(Fabrizio Caramagna)

Il viaggio è da sempre un contratto stipulato con i confini. Prima di tutto i nostri, quelli che ci reclamano alla sedia, all’abitudine rassicurante. Poi ci sono le barriere dell’incontro, quelle della natura che si offre soltanto a patti e quelle che da uomini abbiamo costruito in società. Il viaggio di Mattia Battistelli, Lorenzo Cremonini, Giovanni Scionti racconta proprio di quel muro che separa il mondo da un altro mondo e, nel tentativo di abbatterlo, ci pone una domanda: esplorare l’inesplorabile, non è forse questo il ruolo del viaggiatore oggi?
Maria Clara Restivo

I viaggi FuoriRotta nel racconto dei protagonisti


#Sardegna#
di
Mattia Battistelli, Lorenzo Cremonini, Giovanni Scionti

Qual è il rapporto tra architettura penitenziaria e funzione risocializzante della pena?
Se i luoghi di espiazione della pena sono caratterizzati da anti-socialità come è possibile reinserire in società un condannato?
#Sardegna# un viaggio nel nord dell’isola, attraversando e intersecando carceri, uomini e città: Sassari, Alghero, Nuoro, Lodè Mamone, Tempio Pausania e l’Asinara.
Abbiamo voluto provare a sensibilizzare la società civile sulla disumanità del carcere, a far emergere i costi sociali e umani (recidiva, sicurezza e devianza) di un’istituzione che, organizzata sul modello punitivo, non adempie alla funzione rieducativa e “risocializzante”.
Siamo un avvocato, un architetto e uno psicologo.
Siamo nati e cresciuti nel quartiere di Marassi a Genova dove sorge il carcere di Genova Marassi.

FuoriRotta 2018 - Rapporto tra numero di strutture detentive e densità

Forse lei non mi ha capito, – si affrettò ad aggiungere K., – voglio solo dire… – ma qui si interruppe e si guardò intorno in cerca di una sedia. Chiese: – Non mi potrei sedere?
– Non è usanza, – rispose l’ispettore.

Il borbottio dei motori delle Vespe suona la melodia di ogni partenza: le nostre paure, i nostri sogni, la nostra gente.
Tiri la frizione.
Il polso sinistro si contrae. Cambia nota. Il borbottio si scontra con il tuono di un temporale burocratico: “in ragione dei pareri ricevuti, si comunica che IL CAPO UFFICIO STAMPA NON HA CONCESSO IL NULLA OSTA”, dice il Ministero di Grazia e Giustizia. Tutti gli accessi agli istituti negati. A due ore dalla partenza.

Arriviamo in terra sarda, accolti da un temporale che mette subito alla prova le nostre sacche stagne ben salde, alle Vespe fedeli e coraggiose, come i nostri sogni.
Risuona la vox populi del gestore di un bar catalano: “alla fine per chi non lo conosce il carcere, fa paura”.
La Sardegna è la regione italiana con il numero di carceri più elevato rispetto alla densità abitativa. È manifestazione di una separazione di terzo grado: isolamento del detenuto, isolamento delle carceri, isolamento delle terre sulle quali farle crescere.

Un viaggio per intervistare cittadini, detenuti, soggetti in misura alternativa alla detenzione, agenti di polizia penitenziaria, e tutti i professionisti del mondo del carcere.
Due Vespe per raccogliere i suoni di un delta spaziale ed ontologico: le voci dai denti radi della cerniera tra carcere e città, attraversando ed intersecando carceri, uomini e città. Sassari, Alghero, Nuoro, Lodè Mamone, Tempio Pausania e l’Asinara.

Dal 18 settembre al 4 ottobre 2018 fuori dal tessuto cittadino, laddove gli istituti penitenziari diventano linguaggio urbanistico di un processo collettivo di rimozione psichica del carcere da parte dei consociati: le parole consegnateci vengono trasmesse e diffuse a quella società, in nome della quale, la pena viene inflitta e scontata.

Per cucire una pace e responsabilizzare nuovamente verso la collettività.

FuoriRotta 2018 - Isola dell’Asinara, campetto ed edificio penitenziario
Isola dell’Asinara, campetto ed edificio penitenziario

L’ermetismo pudico dell’amministrazione penitenziaria si concretizza davanti ai nostri occhi: la casa circondariale è in mezzo ad un pianoro, senza riferimenti, senza indicazioni stradali, senza una pensilina alla fermata dell’autobus, lungo la statale che fa da platea al silenzio di anonimi attori.

FuoriRotta 2018 - Casa circondariale di Bancali (SS)
Casa circondariale di Bancali (SS)

L’ambiente è lontano dalla società civile, priva l’essere umano delle sue capacità recettive e sensoriali. Nessun riferimento sonoro, nessun riferimento visivo: vuoto, chiusura, decadimento dei meccanismi difensivi.

Il diritto ha un suo fascino, vero?

FuoriRotta 2018 - Palazzo di Giustizia di Nuoro
Palazzo di Giustizia di Nuoro

La periferia, spesso, è carcere a cielo aperto. È carcere in potenza ed il reato ne è atto.
Nascosti agli occhi dei consensi, dietro a colline, in cima a montagne o coperti da vaste zone industriali. Meno indicati di un autogrill o un distributore di benzina. Delocalizzati.
Così concepiti, gli istituti impediscono al carcere di essere un luogo permeabile alla società, soprattutto quando le infrastrutture sono assenti. Impediscono al ristretto di conservare i rapporti familiari, risorsa madre per tornare in società.
In Sardegna queste infrastrutture vengono sostituite da persone.
Persone che diventano ponti, indicazioni stradali, parcheggi e discariche. Sono come le piccole stradine delle campagne sarde: lunghi, segmentati binari di muretti a secco, nonostante permettano il passaggio di appena due macchine, per la popolazione, sono arterie fondamentali e spesso obbligatorie.

FuoriRotta 2018 - Casa di reclusione Badu e Carros (NU)
Casa di reclusione Badu e Carros (NU)

La cittadinanza emula il modello di crisi ma non critico dei nostri giorni e rimane ferma su vecchie tangenziali che non risolvono i problemi e anzi li ingabbiano – “Il carcere è solo un edificio bello che non dà problemi: se i detenuti rispettano le regole, diventa trasparente, e a noi andrebbe bene così” – l’importante è che venga garantito il turismo vorace che consuma l’isola.
L’assenza delle infrastrutture è assenza dello Stato: al collasso del sistema carcerario corrisponde il collasso del sistema statale.
Questa assenza è la strada sulla quale corrono le nostre Vespe: inseguiamo la verità davanti a noi, come il sole al tramonto. Ci taglia i dettagli, ci acceca, complica le descrizioni.

Pensava che avrebbe riconosciuto la casa già di lontano, da qualche segno (che però non immaginava neppure vagamente) o da un certo andirivieni davanti alla porta; invece, la Juliusstrasse, in cui la casa avrebbe dovuto trovarsi, ed al cui capo K. si era fermato a guardare, era fiancheggiata soltanto da edifici praticamente identici, alti, grigi: case d’affitto abitate da povera gente.

Tra le strade barbaricine la legge degli uomini approfitta del buio della notte per fiorire sui muri grezzi addolciti da alberi in serie. Con tutta calma e saggia lentezza. Spezzate solo dall’ansia di un amministratore del potere.

FuoriRotta 2018 - Graffito barbaricino
Graffito barbaricino

Toc!                                                
Chik, chik.
Psssss.
Psssss.
Psssssssssssss…
Il giorno del giudizio è arrivato. Ci siamo preoccupati solo della velocità: spazio fratto tempo.
Un graffio recide la stupefatta attenzione da un incessante slogan virtuale.
Chiediamo aiuto dentro una gabbia della quale possediamo le chiavi ma, in fondo, «la caratteristica dei nostri tempi è quella di aver reso le cose senza importanza»1.

FuoriRotta 2018 - Sardegna, mappa dell'itinerario
Mappa dell’itinerario

1 Tratto da Il giorno del giudizio, di Salvatore Satta

Le altre citazioni sono tratte da Kafka F., Der Prozess, 1925, trad. it., Il processo, Einaudi, Torino, 1983.

Il titolo dell’articolo è un riferimento all’economista francese Vincent de Gournay, che utilizzò per primo l’espressione Laissez faire, laissez passer (Lasciar fare, lasciar passare). Nella prima metà del XVIII sec., Gournay coniò anche il termine burocrazia proprio per stigmatizzare la potenza crescente dei funzionari pubblici nella vita politica e sociale, che configurava una vera e propria forma di «governo dei funzionari», fra l’altro del tutto inefficiente sul piano dell’amministrazione dello Stato (fonte: voce “burocrazia” su Enciclopedia Treccani).


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