Crociera nell’arcipelago delle Galapagos

Galapagos, Otarie orsine

Il viaggio si svolge in Ecuador e inizia con una crociera nell’arcipelago delle Galapagos, considerate la mecca del viaggio naturalistico e il tempio della diversità biologica per eccellenza: una sorta di paradiso per gli studiosi di ecologia e i seguaci delle teorie evolutive di Darwin, ma anche per i semplici appassionati dell’insolito e del bello. Data la particolarità del luogo, l’accesso ai visitatori è molto limitato e si possono visitare le isole solo se si è accompagnati da esperti del luogo (biologi marini o naturalisti).

Più di altri, questo viaggio ha rappresentato per me l’ideale di un mondo incantato e fuori dal tempo, dove si incontrano uccelli straordinari che sembrano usciti dalla matita di un pittore impressionista, come le sule dalle zampe azzurre, i cormorani atteri e i fringuelli di Darwin. E poi le iguana di terra e di mare, le tartarughe giganti (“galapagos”, da cui origina il nome dell’arcipelago), senza dimenticare che si può nuotare nelle acque del Pacifico insieme ai leoni marini, ai pinguini e ai pesciluna… difficile trovare aggettivi non banali per commentare queste meraviglie.

Eccoci a San Cristobal, dopo un volo di circa due ore dalla città costiera di Guayaquil, pronti a iniziare una nuova avventura in questo arcipelago di origine vulcanica (formato da 13 isole maggiori, 6 minori e una quarantina di isolotti), sorto circa 3 milioni di anni fa e posto a 900 km ad est della costa dell’Ecuador.
Anche il tratto di oceano Pacifico dove sorgono le Galapagos è molto singolare: infatti, grazie all’incontro della corrente di Humboldt (antartica) con quella calda di El Niño, qui convivono flora e fauna tipiche sia delle zone di acque calde che fredde.

Il velieroLa nostra barca è uno schooner a tre alberi, con il fascino delle barche a vela d’altri tempi e solo otto cabine doppie. La nostra guida si chiama Bolivar (Boli per gli amici): è un trentenne ecuadoregno, di professione biologo marino. A bordo siamo in 12: quattro inglesi (una coppia in pensione e due signorine molto anziane, tutti ex insegnanti di biologia) e altri quattro italiani, tutti tra i 60 e gli 80anni. Infine, una madre single sino-americana con suo figlio teenager: grazie a loro, a me e alla mia coetanea Giuliana (affidabile compagna di varie avventure), l’età media a bordo si mantiene a livelli sopportabilmente bassi.

La crociera (navigazione notturna ed esplorazioni diurne a piedi o in canoa) ci porterà da San Cristobal (“capitale” dell’arcipelago) verso l’Isola di Lobos (popolata leoni marini) e poi verso Tower (o Genovesa, che ospita colonie di fregate, sule mascherate e gabbiani). Quindi ci attendono Fernandina (rinomata per le sue enormi colonie di iguana marine, oltre che per cormorani, pinguini, otarie e tartarughe) e Isabela (frequentata da razze,  pinguini e diverse specie di uccelli marini). Seguirà Santiago, con le sue scogliere spettacolari, colonizzate da migliaia di uccelli marini; poi Bartolomè, piccola isola dai paesaggi lunari. E ancora, Santa Cruz (sede della stazione scientifica Charles Darwin, che ospita anche una nursery di piccoli di tartaruga gigante). Si prosegue per Floreana, dove nel 1793 qualcuno decise di lasciare (in una cala protetta dalle maree) un barile dove i marinai di tutto il mondo lasciavano le lettere, certi che la prima nave diretta nel loro paese le avrebbe raccolte e fatte recapitare a destinazione. La nostra crociera si conclude con la visita all’Isola Espaňola e la sua celebre Punta Suarez, uno dei luoghi di maggior importanza ornitologica per l’ampiezza e varietà delle colonie di uccelli marini.

Ogni mattina si fa una breve riunione di “briefing” inglese/spagnolo (io traduco in italiano) della giornata: le particolarità naturalistiche dell’isola, quali specie animali incontreremo, la flora, e via così. La sera, rientrando, altra riunione con commenti e ulteriori spiegazioni su quanto avvistato durante la giornata, sorseggiando birra ben fredda. Poi cena tutti insieme.

Ogni giorno, sin dall’inizio, Boli ci ha chiaramente indicato le 6 regole di comportamento essenziali da rispettare ogni volta che approdiamo sulle isole:

1.  seguire sempre il sentiero segnato da appositi segnali,
2.  non toccare mai gli animali per non confondere il loro odore identificativo (i cuccioli potrebbero essere abbandonati dalla madre),
3.  non avvicinarsi troppo agli animali per non interferire con il loro comportamento,
4.  non prelevare nulla come souvenir,
5.  non lasciare rifiuti di nessun genere,
6.  non fumare, poiché vi è alto rischio di incendi.

Regole di buon senso e di facile applicazione, almeno a prima vista… Eppure, ci renderemo presto conto che gli stereotipi che dipingono gli italiani come rumorosi, confusionari e irrispettosi delle regole saranno, ahinoi, presto confermati dalle due coppie di nostri connazionali. I quattro si conoscono da tempo: sono benestanti, fanno un lungo viaggio “esotico” insieme ogni anno e rappresentano un certo tipo di piccola imprenditoria che si è fatta da sé, orgogliosa dei successi raggiunti (in denaro), ma priva di una base di istruzione adeguata per un viaggio naturalistico. E anche di educazione, verrebbe da dire, dati i commenti sull’assenza di discoteche e altri avvenimenti ludico-mondani, le critiche sul cibo di bordo (in realtà molto vario e squisito) e infine la corsa all’accaparramento delle pietanze prima degli altri ospiti. A un certo punto non resisto, e azzardo la domanda fatale: “Come mai avete scelto questa destinazione?” La risposta di una delle signore mi lascia di stucco: “Mia nuora ci ha detto che questo era il viaggio tra i più lontani e  più cari possibili.” Non ci credo, cerco di capire se scherza, ma la signora dice sul serio.

Resto in silenzio e rimugino su un’idea che può sembrare assurda o troppo selettiva, ma di certo eviterebbe di creare ulteriori danni al nostro già fragile ecosistema. L’idea, da proporre a un Parlamento Illuminato internazionale, è quella di istituire l’“EGB”, un vero e proprio Esame di Geografia Basica per gli aspiranti viaggiatori.

Ovvero, una lista di 10 domande aperte: ubicazione dei Paesi che si intendono visitare nei rispettivi continenti, nome della capitale, religioni più diffuse ed anche un minimo di nozioni su quali sono le attrazioni principali del luogo (architettura? templi? foreste? vita notturna & rave-parties?). Infine, dopo qualche quesito sul clima e gli alimenti tipici, un breve test vocale-acustico, onde evitare di assordare i malcapitati compagni di viaggio e la fauna locale… Nell’ironia, sono serissima: il viaggio non è spreco di denaro, ma è innanzitutto scoperta, esplorazione, apprendimento, conoscenza della diversità, confronto. Se non si è minimamente attrezzati di questo spirito, è davvero più utile che l’aspirante viaggiatore se ne stia a casa, seduto comodo in poltrona ad ammirare i documentari del National Geographic, magari godendosi una birra gelata e snack vari.

Eppure, una piccola rivincita su questo tipo di viaggiatori “sconnessi”, la Natura se la sarebbe presa di lì a qualche giorno (con malcelata soddisfazione da parte di tutti gli altri compagni di crociera).

Approdiamo a Isabela, paradiso indiscusso di ogni genere di volatili stravaganti, con una bella colonia di pinguini e una di leoni marini con i cuccioli. Anche le sule piedi azzurri (in spagnolo Alactraces patizules o Sula nebouxii excisa) avevano appena finito di covare ed erano attorniate dai propri pulcini. Bolivar ci precede, spiegandoci la differenza tra le varie specie, le abitudini di cova, mostrandoci dei granchi color arcobaleno che si nascondono nelle pozze d’acqua. Nel frattempo, mentre Boli continua le sue spiegazioni, con la coda dell’occhio vedo che il marito della coppia “ilviaggiopiucaro” inizia ad uscire dal sentiero delimitato; poi resta indietro, allunga una mano e… AhiAhiAhi! Sentiamo un lamento di dolore dietro di noi, che succede? L’ingenuo apprendista viaggiatore aveva pensato bene di toccare un pulcino di sula mentre nessuno lo vedeva: peccato che mamma sula lo avesse colto in flagrante e zac, letteralmente beccato! Con il suo straordinario becco acuminato aveva giustamente protetto il suo bebè dall’intrusione inutile dell’umano. Da quel momento, non si sarebbe verificato nessun altro tentativo di intrusione nella privacy degli animali!

Luisa Piazza