Iran, Paese pieno di sorprese

Andare in Iran? Ma siamo matti? L’Iran è il capostipite degli stati-canaglia, il nemico numero uno dell’Occidente, un covo di fanatici guerrafondai. Una rassegna di orrori, insomma. O almeno così ci dicono stampa e televisione, che lo descrivono pieno di insidie e pericoli.

Persepoli
Persepoli

Sarà pur vero come è evidente che l’odierna Persia non è un modello di libertà e democrazia (come peraltro la maggior parte degli stati frequentati dal turismo internazionale), che la stretta applicazione della legge islamica impone regole di abbigliamento che possono essere fastidiose soprattutto per le donne occidentali, costrette a coprirsi il capo con un velo, e che inoltre alcune zone del Paese sono considerate di interesse strategico, quindi vietate ai visitatori stranieri.
Ma, detto questo, l’Iran non è peggio della Birmania o del Sudan, mete proposte senza problemi dai tour operator di tutto il mondo. Anzi, una volta superate le iniziali difficoltà burocratiche, magari servendosi dei servizi offerti dalle agenzie locali, si rivela un paese tranquillo, amichevole e ospitale. E bellissimo. Nessun problema quindi, salvo il fatto di dover operare delle scelte drastiche sugli itinerari.

Le tombe di Naqsh-e Rostam
Le tombe di Naqsh-e Rostam

L’Iran è grande cinque volte l’Italia e pieno di cose da vedere, tutte apparentemente irrinunciabili. Siete patiti dell’archeologia? Ecco le rovine di Persepolis, Pasargade, le tombe di Naqsh-e Rostam e migliaia di altri siti più o meno noti.
Vi interessa l’architettura? Le città iraniane sono un’antologia di capolavori, oltre la più fervida immaginazione.
Se invece siete amanti della natura, troverete in Iran montagne oltre i 5000 metri, deserti e foreste impenetrabili. Per non parlare del Mar Caspio, delle isole che punteggiano il Golfo Persico e delle sconosciute regioni orientali, protese verso il cuore dell’Asia. Per il viaggiatore autentico, libero da pregiudizi e alla ricerca di luoghi inediti, l’Iran è una scoperta sensazionale. A patto di avere le idee chiare e non pretendere di vedere tutto in una manciata di giorni, impresa impossibile anche approfittando della fitta rete di voli interni che collegano Teheran con le varie capitali regionali. Dunque, prendiamola con calma, mano alle mappe e partiamo, possibilmente evitando la torrida stagione estiva.

Isfahan, Il Meidun oggi piazza Imam Khomeini
Isfahan, Il Meidun oggi piazza Imam Khomeini

Prima tappa, Isfahan. Ovvero, la Metà del Mondo, come recita un vecchio adagio persiano. E non a torto: pochi luoghi al mondo possono vantare una simile abbondanza di monumenti e ricchezze artistiche. Assolutamente da non perdere è il cosiddetto Meidun, un’enorme piazza rettangolare su cui si affacciano le moschee e i palazzi più belli di Isfahan. Nessuna strada o apertura visibile interrompe la continuità delle file di archi ciechi che, su due piani sovrapposti, ne delimitano il profilo perfetto. Ancora più sorprendente è il fatto che il Meidun fosse in origine un campo da polo. Non ci credete? Allora buttate un occhio verso il lato meridionale dello slargo: le colonne in pietra che vedete servivano esclusivamente per legare i cavalli in attesa della partita. Sono ancora lì, in piedi e ben conservate, a smentire ogni scetticismo.

A Isfahan nulla sembra ciò che è in realtà, forme e funzioni si accavallano in geometrie elusive. Prendiamo i ponti, per esempio (ce ne sono dodici): ovviamente servono da valichi sul fiume ma allo stesso tempo sono luoghi di svago, contemplazione e passeggio. Attività che a Isfahan fervono, almeno quanto il commercio e non c’è nulla di meglio che passare le giornate a zonzo, perdendo tempo a curiosare tra i negozi e le bancarelle del grande bazar.

Le torri del silenzio a Yazd
Le torri del silenzio a Yazd

Non abbiate fretta, e pazienza se il tempo tiranno non vi consentirà di estendere la vostra visita alle altre città dell’Iran: Shiraz con i suoi interminabili viali alberati, i templi dell’austera Mashad, i giardini e le “torri del vento” di Kashan, l’esotica Kerman e la cittadella di Bam. Oppure Yazd circondata da deserti di sale e di sabbia, ultimo avamposto dell’antica religione zoroastriana. Sarebbe bello anche poter addentrarsi tra le valli dei Monti Zagros, regione remota e impervia, popolata dai pastori nomadi Bakhtiari e Ghasghai. O visitare lo sconosciuto Lurestan, ignorato dal turismo ufficiale e ricchissimo di testimonianze storiche.

Tutto interessante, non ci sono dubbi, ma noi ci dirigiamo verso il Nord, dove le pianure del Mar Caspio incontrano le catene innevate dell’Alborz. Se non altro perché a un viaggio chiediamo pure un po’ di relax e divertimento e perché amiamo la varietà di ambienti e paesaggi, che le province di Gilan, Zanjan e Mazandaran offrono in gran copia. E inoltre, sorry, ci piace il caviale, prodotto in zona e considerato il migliore del mondo. Ragioni più che sufficienti per intraprendere un breve viaggio nell’Iran settentrionale.

Donne iraniane delle campagne
Donne iraniane delle campagne

A poco più di tre ore di auto da Teheran ci attende la cittadina di Qazvin, famosa per i suoi tappeti e punto di partenza per raggiungere i famosi castelli degli Hashashin. Cioè gli Assassini. Non spaventatevi: la setta, nota per la pratica che oggi chiameremmo degli omicidi mirati e l’uso dell’hashish, è estinta da tempo immemorabile. Di quel passato oscuro restano una serie di fortezze inespugnabili a tutt’oggi difficilmente raggiungibili. Ma la rocca di Alamut richiede solo una breve escursione in auto e a piedi: piccola fatica ampiamente ripagata dall’atmosfera di leggenda che circonda le antiche rovine e dallo spettacolare panorama sulle montagne circostanti. Dalle alture alla costa del Caspio il passo è breve: eccoci a Rasht (niente di che, ma nel bazar se vi date da fare troverete caviale venduto sottobanco a buon prezzo), quindi a Lahijun, con le sue case tradizionali dipinte di delicati colori a pastello. Se vi piace il genere, fate un salto a Masuleh: il villaggio, costruito su terrazze sovrapposte in pendenza quasi verticale, sembra uscito dall’album di schizzi di un viaggiatore ottocentesco. Tinte dominanti: crema, grigio ardesia e il verde dei boschi. Boschetti, se paragonati alle vicine foreste del Mazandaran, popolate da orsi, leopardi e cinghiali. Le tigri no, quelle non le vedrete: sono estinte da una trentina di anni, anche se qualcuno giura di averne visto le tracce nel parco nazionale di Golestan. Ma si può sempre tentare la sorte: l’Iran, ormai l’avete capito, è pieno di sorprese.

Paolo Novaresio

 

Immagini di Anna Alberghina

 

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