Kenya, un posto straordinario

Kenya, Rinoceronte del lago Nakuru

Andare in Kenya? Per poi magari trovarsi su un pulmino zebrato con altri dieci disgraziati vestiti da boy scout? Oppure in spiaggia a Malindi, col rischio di incontrare Briatore? No, non sono più i tempi gloriosi dei safari e delle verdi colline d’Africa. Il Kenya non è una destinazione da veri viaggiatori. L’Africa autentica è un’altra cosa.

Così almeno la pensano in molti, con l’aiuto di un’industria del turismo che sembra aver fatto della banalità la sua bandiera.
In realtà il Kenya è un posto straordinario: anzi, uno dei paesi africani più vari e più belli. A patto di sapersi muovere e organizzare il viaggio per conto proprio: il che non significa evitare certi posti solo perché “da turisti”. Sarebbe una stupidaggine e una rinuncia davvero non necessaria. Il Kenya è grande due volte l’Italia e non correrete comunque il rischio di incontrare il vostro vicino di casa. Nelle grandi savane del sud come sulla costa dell’oceano Indiano le folle sembrano magicamente dissolversi. E nei restanti tre quarti del Paese non troverete nessuno, manco a cercarlo. Quindi, leviamoci dalla testa i luoghi comuni e partiamo.

Leopardo dell'Amboseli
Leopardo dell’Amboseli

La prima meta è il Parco Nazionale di Amboseli, a poche ore di auto da Nairobi: ovvero, il posto ideale per incontrare da vicino la grande fauna africana.
Tutta in bella vista, poiché all’Amboseli la vegetazione è scarsa, se non inesistente: domina la prateria, una sconfinata distesa d’erbacce, dove è possibile avvistare un leone a un chilometro di distanza e andargli talmente vicino da guardarlo negli occhi.
Quanto al Kilimanjaro l’avete praticamente sulla testa, a sbarrare l’intero orizzonte verso la Tanzania. Guardateli bene, gli animali, perché tra le fitte boscaglie di Tsavo li vedrete col contagocce: in compenso vagherete tra colate di lava, letti di fiumi secchi e quinte di colline a perdita d’occhio. Senza contare i cristallini laghetti formati dalle sorgenti di Mzima, dove una capanna d’osservazione subacquea permette di osservare ippopotami e coccodrilli nel loro elemento naturale. A Tsavo, oltre 20.000 chilometri quadrati di natura selvaggia, potreste girare per mesi senza stancarvi.

Masai Mara
Masai Mara

Anche le vicine Chyulu Hills valgono una visita, sempre che abbiate tempo. In caso contrario tornate alla base e lasciate perdere (ahimè) anche l’escursione al lontano Masai Mara, che richiede come minimo tre giorni abbondanti. Peccato però, soprattutto ad agosto, quando mezzo milione di gnu, terminata la migrazione dal Serengeti, si accalcano entro i confini del parco. Insomma, difficile dare consigli su cosa convenga fare. Decidere sta a voi, ma in ogni caso rilassatevi perché qualunque scelta facciate è quella buona.

Il Kenya non è solo savana, leoni e boscaglie spinose, ci sono le foreste pluviali del monte Kenya e del massiccio degli Aberdares, per esempio. O quella di Kakamega, dimora di scoiattoli volanti, genette e altre bestiole rare ed elusive: una passeggiata di notte lungo i sentieri che si snodano tra la vegetazione è un’esperienza indimenticabile (tutto previsto, basta mettersi d’accordo con i ranger). Il gigantesco lago Vittoria è poco distante, ma è meglio forse raggiungere il Monte Elgon, alla frontiera con l’Uganda: piove sempre e le strade sono orrende, ma le grotte di Kitum e Makingeny sono uniche al mondo. Il motivo? Sono regolarmente frequentate da frotte di elefanti minatori che si spingono nel sottosuolo alla ricerca di sale, come dimostra il sentiero per nulla rassicurante che ne raggiunge l’imboccatura.

Rinoceronte sulle sponde del Lago Nakuru
Rinoceronte sulle sponde del Lago Nakuru

Altro posto da non perdere assolutamente è il lago Nakuru, circa 150 chilometri a occidente di Nairobi: i due milioni di fenicotteri che un tempo lo tingevano di rosa sono ormai un ricordo ma la concentrazione di uccelli nella zona è tuttora ragguardevole. Nakuru è tappa obbligata se volete andare a nord, verso i laghi Bogoria (geyser) e Baringo (ippopotami e ancora uccelli, a iosa). E il mare? Non scordiamocelo: con l’eccezione della noiosissima Malindi, il litorale del Kenya è splendido e bordato da spettacolari barriere coralline.

Un giro in aereo all’arcipelago di Lamu, antico fulcro della civiltà swahili, richiede solo una manciata di giorni. E non vi deluderà. In realtà non c’è praticamente nessun luogo in Kenya che non valga una visita, se pur frettolosa. Ma con dieci giorni a disposizione ritenetevi fortunati di vedere i parchi di Amboseli e Nakuru (o in alternativa Masai Mara e Nakuru), un pezzo di oceano Indiano e magari il monte Kenya da lontano.

Donna Samburu a Loyangallani
Donna Samburu a Loyangallani

Il tempo che vi resta dedicatelo al lago Turkana, adagiato nel cuore della Rift Valley: semplicemente uno dei luoghi più stupefacenti del continente africano. Andarci via terra è un viaggio in sé ma non vi basterebbe una settimana, a correre. Quindi contrattate per un volo privato (non costa una fortuna) che vi scodelli direttamente a Loyangallani, l’unico villaggio degno di questo nome sull’intera costa occidentale. Prevedete un soggiorno di almeno tre-quattro giorni. Il Turkana è lungo 250 chilometri e largo in media una trentina: estensione più che ragguardevole per un lago, anche secondo gli standard africani. Soprattutto per il fatto che tutto attorno non c’è altro che deserto: di lava, di pietra, di sabbia ma sempre deserto. Preparatevi: fa un caldo infernale e il vento non molla mai. Non a caso l’unico lodge esistente in zona si chiama Oasis: è là che alloggerete e berrete la birra gelata più soddisfacente della vostra vita. Le alternative sono qualche locanda di pessima fama e un campeggio con bungalow più o meno decenti, gestito da una cooperativa femminile locale.

Dormite come e dove vi pare: l’importante è che il mattino dopo siate in forma sufficientemente buona per affrontare qualche breve escursione nei dintorni. A Lenterit, sito fossilifero d’eccezione, ci arriverete in macchina. E così al Nabuyatom, in lingua turkana “il ventre dell’elefante”, un vulcano da manuale circondato dai resti catastrofici di recenti eruzioni. Visione primordiale, a dir poco. A Mouwoligiteng e Lare Dabach vi toccherà invece andare a piedi, arrancando sulle pietraie: improba fatica, seppur breve ma ricompensata dalla surreale apparizione di inattesi praticelli di erba verde, sorgenti e laghetti.
Il Kenya delle brochure turistiche e dei viaggi per scemi è lontano anni luce.

Paolo Novaresio

Immagini di Anna Alberghina