Lamu, nostalgie Swahili

Il porto di Lamu
Il porto di Lamu

Lamu è una tranquilla isola tropicale di dune ondulate ricoperte di palme, la più grande dell’omonimo arcipelago keniota.
Chiudendo gli occhi e lasciando volare la fantasia, non si tarda a dimenticare il ritmo frenetico dell’Occidente per essere sopraffatti da quello rilassato, di un mondo antico, non molto diverso dai tempi della dominazione omanita.

La città di Lamu è la più antica del Kenya.
Il suo porto esiste da almeno mille anni. Invasa dai portoghesi e dai turchi, conobbe un periodo aureo sotto gli Omaniti che diedero grande impulso all’arte ed alla cultura.
La sua posizione strategica, sulle coste dell’Africa Orientale, ne fece un’importante crocevia per svariati commerci: avorio, legno di mangrovia, tartaruga ma soprattutto schiavi.
La città, che venne fondata nel XIV secolo, è un vero gioiello di architettura swahili, oggi patrimonio dell’umanità.
A piedi, fra le stradine strette e tortuose della città vecchia, non si incontrano automobili ma solo asinelli.
Le splendide porte, intagliate con motivi floreali o geometrici, lasciano intravedere le stanze ombreggiate, arredate con mobili coloniali, che si affacciano sui cortili interni.
È il regno delle donne, ancora segregate in un mondo chiuso e misterioso.
Intorno al forte, nei mercati e nelle piazze, la vita scorre lenta, al ritmo di sempre.
Dalle moschee arrivano gli echi ipnotici delle preghiere.
Ben presto, però, la città si animerà per il Maulidi Festival, organizzato ogni anno durante l’ultima settimana del mese natale del Profeta, e verrà invasa da pellegrini provenienti da tutta l’Africa.

La gente, di religione musulmana, indossa ancora gli abiti tradizionali.
Le donne, col viso velato, mani e piedi tinti con l’henné, camminano svelte lanciando sguardi furtivi ai pochi turisti.
Nei volti, così come nella lingua swahili, si possono individuare tratti bantù ma anche influenze arabe, persiane, indiane od europee.
Lo stesso miscuglio di culture si ritrova nella cucina, ove sapori e profumi si fondono per dar vita a piatti succulenti ed elaborati.
Al tramonto, dal terrazzo dell’Hotel Kijani, osservo il mare solcato dai dhow e dalle piccole canoe con bilanciere.
Immagino le epoche, non così lontane, in cui i pirati erano signori incontrastati.
A pensarci bene il mondo non è poi così cambiato, i pirati ci sono ancora ma oggi arrivano con gommoni ed armi automatiche.

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