Lisbona, la città bianca

Lisbona. Electricio

Seduto accanto alla statua in bronzo del poeta portoghese Fernando Pessoa che si erge tra i tavolini dello storico caffè A Brasileira, mi concedo un momento di relax osservando il continuo via vai della gente e del traffico nell’elegante quartiere del Ciado in una calda giornata di primavera.
Il poeta scriveva: “Non ci sono per me fiori che siano pari al cromatismo di Lisbona sotto il sole”. Ed è vero.

Lisbona. Statua di Pessoa al café A brasileira
Statua di Pessoa al caffè A brasileira

Nei pochi giorni di permanenza sono rimasto affascinato dalla ‘città bianca’, come altri l’hanno definita, che si estende luminosa lungo le rive dell’estuario del Tago e si adagia su sette colli come Roma. E come Roma ha  avuto una storia e un passato complesso e travagliato.

Prima colonia fenicia, poi romana e visigota, città moresca nel 714 d.c., fino alla sua liberazione da parte dei crociati nel 1147.
Seguirono epoche di viaggi e navigatori come Vasco de Gama, di colonizzazioni e conquiste che ne fecero una delle maggiori potenze marittime del XV secolo.
Ma Lisbona fu anche colpita da catastrofi naturali come il terremoto e maremoto del 1755 che la rase al suolo quasi completamente e periodi storici meno fortunati come il buio periodo della dittatura di Salazar del secolo scorso, che terminò con la rivoluzione dei garofani rossi del 1974.

La sua storia ha forgiato il carattere della sua gente. Ho percepito la saudade, il senso di melanconia di chi lasciava la propria terra e si imbarcava per lunghi viaggi, ancor oggi nei volti sovente tristi della gente che si ritrova nelle piazze del quartiere Rossio, nello sguardo perso nel vuoto di un commerciante sulla porta della bottega di baccalau, di un lustrascarpe lungo le vie lastricate di porfido bianco e lucido della Baixa.
La saudade è poi l’essenza del fado, la musica che pervade l’atmosfera della città, emanando dai locali ed insinuandosi nelle strette e contorte vie dei quartieri del Bairro Alto e dell’Alfama.

Ho percorso i bairros (quartieri) più caratteristici della città a piedi o utilizzando gli eléctrico, i vecchi e coloratissimi tram, ed è stato un po’ come attraversare momenti della storia della città.

Lisbona. Baixa, Rua Augusta
Baixa, Rua Augusta

La Baixa, il quartiere basso che fu completamente distrutto dal maremoto e poi ricostruito con criteri più moderni, con pianta regolare e strade ad angolo retto, oggi è il centro delle attività economiche e dello shopping.
Le vie che prendono nome dalle attività commerciali di un tempo, animatissime di giorno, diventano deserte e spettrali la sera nella luce gialla dei lampioni riflessa dal selciato di porfido bianco.
Non ho potuto trattenermi dall’entrare nella nota pasticceria Casa Brasileira per gustare le pasteis de nata, buonissime paste di sfoglia farcite di crema.

A sud il quartiere si apre sull’enorme Placa de Commercio che culmina nell’elegante scalinata fiancheggiata da colonne di marmo che scende verso il ‘Mare di Paglia’, l’estuario del Tago.

A nord la Baixa si affaccia sulla Praça de D. Pedro IV, il cuore del quartiere Rossio. Luogo di feste popolari nel medioevo, dove durante l’Inquisizione venivano eseguite le condanne degli eretici.
Proprio qui, dal gesto di un fiorista che offrì un mazzo di fiori rossi ad un soldato, la vittoria contro la dittatura di Salazar prese nome di ‘Rivoluzione dei garofani’.
Ho percepito la piazza come il vero cuore pulsante della città, il punto di incontro della gente che porta nei caratteri somatici il segni di un passato coloniale e che discute di politica o legge il giornale.
Palazzi d’epoca neoclassica, caffè e teatri circondano la piazza sovrastata dall’imponente e inquietante scheletro delle arcate gotiche del Convento do Carmo, anch’esso distrutto dal terremoto.
Per raggiungere il convento, oggi sede di un museo di archeologia, ho utilizzato l’elevador de Santa Justa, detto do Carmo: una torre-ascensore di 32 metri di altezza in ferro lavorato, realizzato da un architetto allievo di Eiffel.
Il panorama sulla città che ho potuto godere dalla sua piattaforma superiore è mozzafiato.

Bairro Alto - Elevador da Gloria
Elevador da Gloria

Con gli elevadores – a sud l’’Elevador da Boca’, a nord il non meno affascinante ‘Elevador Gloria’ – le caratteristiche e sferraglianti cremagliere che arrancano in stretti e ripidissimi vicoli si arriva al quartiere del Barrio Alto, adagiato sulla collina che sovrasta ad ovest la Baixa.
Questo vecchio quartiere popolare è l’anima più profonda della città. Abitato in passato dai nobili lì trasferitesi dal malfamato quartiere dell’Alfama, divenuto a sua volta malfamato per via della prostituzione, oggi rivive le abitudini popolari e le tradizioni derivate dalle ex colonie nell’attività delle molteplici botteghe di artisti moderni e di artigiani che si aprono sulle sue strette e ripide vie.
Numerosi i locali e i ristoranti caratteristici. Ho cenato in uno di essi, immerso nella musica delle canzoni di Amalia Rodriguez, non prima di aver goduto di un bellissimo tramonto sulla città vista dal Miraduro (belvedere) de Sao Pedro de Alcantara.

Lisbona. Alfama
Alfama

Il quartiere dell’Alfama è il più antico di Lisbona. Ho affrontato in salita il labirinto di vicoli (becos), che portano al Castelo di Sao Jorge.
Scalinate, piazzette, piccoli giardini pensili e case bianche addossate l’una all’altra che ricordano una kasbah.
Del resto l’Alfama è il quartiere fondato dagli arabi, ambito dai nobili nel medioevo e in seguito abbandonato e lasciato a poveri pescatori e gente umile.
Incontro bimbi che giocano al pallone nelle strette viuzze, vecchie botteghe di verdurai e pescivendoli, donne che stendono i panni, sui muri immagini votive di San Antonio che lì nacque.
Profumi di verdure e di cibo che cuoce si spandono nell’aria. In ogni angolo gatti e balconi colmi di fiori. Un quartiere umano e pieno di vita.
Gli azuleios, le piastrelle di ceramica decorate a mano nella tonalità azzurra che formano grandi mosaici, adornano le facciate di molti edifici del quartiere rappresentando scene di vita e paesaggi marini.
Al Miraduro de Santa Lucia, la romantica terrazza munita di pergolato dove lo sguardo si perde nella distesa dei tetti dell’Alfama fino al Tago, ho potuto ammirare gli antichi e bellissimi azuleios che ritraggono la città prima del terremoto.

Lisbona. Torre di Belem
Torre di Belem

Ultima mia tappa in Lisbona è stato il quartiere di Belem (Betlemme), che si estende ad alcuni chilometri dal centro della città lungo le rive del Tago, superato il ponte 25 de Abril, lungo ben 3,2 chilometri.
Molte le testimonianze del gotico ‘manuelino’ introdotto dal re Manuel I intorno al 1500.
In un susseguirsi di giardini e di ampi piazzali piastrellati in porfido chiaro con sinuosi motivi geometrici raggiungo, affacciata sul fiume, l’imponente torre fortificata di Belem, oggi simbolo di Lisbona e patrimonio dell’Unesco.
Costruita nel 1500 a difesa dell’ingresso della città, prima che il terremoto cambiasse il corso del Tago era posizionata al centro del fiume per sorvegliare il traffico delle navi in partenza ed in arrivo dalle colonie.
Più in là l’imponente sagoma del Padrao des Descobrimientos, il gigantesco monumento a forma di prua di nave sulla quale si accalcano le statue dei grandi navigatori portoghesi in procinto di partire per mari sconosciuti.

Bruno Bostica