Namaqualand, il deserto ricoperto di fiori

Fioritura a Namaqualand, Sudafrica

Namaqualand, SudafricaDomanda: “Cosa sei venuto a fare qui?”. Risposta: “Tutti mi chiedono la stessa cosa”. Il discorso si chiude così, non c’è altro da aggiungere.
Sono le undici del mattino e Port Nolloth è ancora sepolta nella nebbia.
Lame di luce metallica sfarfallano sulle vetrine del Beira Supermarket, due stanzoni pieni di conserve e surgelati, un banco per la cassa e, sul pavimento di linoleum, un velo di sabbia grigia.
Il proprietario è un portoghese laconico, come del resto diventa chiunque abiti qui per più di qualche anno.

Namaqualand, SudafricaPort Nolloth si affaccia sull’oceano, un Atlantico gelido quanto quello che lambisce le coste della Bretagna e della Cornovaglia, nonostante la latitudine tropicale.
La colpa è della corrente di Benguela, autentico succo di iceberg proveniente dai mari antartici.
Questo immenso fiume di acqua fredda, oltre a produrre nebbie e nutrire di plancton una delle più vaste popolazioni ittiche del globo, sancisce la natura di duemila chilometri di costa, dall’Angola fino quasi al Capo di Buona Speranza.

Namaqualand, SudafricaTutto il litorale occidentale della Namibia e del Sudafrica, una fascia di territorio larga un centinaio di chilometri, è deserto, arido, calloso.
Questo colossale outback (in inglese, più o meno, “entroterra remoto”), in Sudafrica si chiama Namaqualand.
Dalla valle del fiume Olifants, poco più a nord delle fertili terre del Capo, fino alle sponde dell’Orange è un susseguirsi di pianure sabbiose, montagne nude, aspre colline di ghiaia.
Ogni luogo sembra uguale all’altro, senza punti di riferimento significativi attorno a cui organizzare lo sguardo: il Namaqualand è assenza di paesaggio. Qui la parola agricoltura suona come una bestemmia.

Fioritura a Namaqualand, SudafricaPer i pastori Nama, da cui la regione prende il nome, era semplicemente “la Terra che Dio fece in collera”.
La collera divina si espresse nella vastità e nel grigiore: il tratto che più colpisce il viaggiatore, in Namaqualand, è l’assenza di colori.
Le colline sono grigie, grigi gli stenti arbusti e le erbe, grigio l’orizzonte del cielo all’alba.
Persino l’ocra e il giallo, colori per eccellenza del paesaggio africano, sono cosa rara.
Privo di acque di superficie, sterile, battuto dai venti, freddo e torrido al tempo stesso, non stupisce che il Namaqualand sia ancor oggi una terra quasi totalmente disabitata.
Poche cittadine degne di questo nome, una sola strada asfaltata da nord a sud (con un paio di diramazioni cieche), qualche porticciolo di pesca, miniere di rame e diamanti che sembrano avamposti su un pianeta alieno: è tutto, all’inizio del Terzo Millennio.

Fioritura a Namaqualand, SudafricaI cercatori di ricchezze minerarie, gli avventurieri e i coloni che due secoli fa si addentrarono nella regione, riempirono le mappe di nomi nella loro lingua, fosse l’afrikaans, il tedesco o l’inglese, sovrapponendoli a quelli degli abitanti originari.
I toponimi del Namaqualand, di origine Nama o europea, descrivono sorgenti di acqua amara, pianure scoraggianti, montagne bruciate, alberi solitari. Un’antologia della disperazione, o meglio ancora della rassegnazione. Un posto terribile il Namaqualand, almeno per 350 giorni l’anno. I restanti quindici, o venti che siano, sono tempo di miracoli.

Fioritura a Namaqualand, SudafricaOgni anno, a fine agosto, se la pioggia cade al momento giusto, se il vento non è troppo sferzante, se tutti i dubbi al condizionale hanno risposta benevola, la terra si ricopre di fiori.
Prati di fiori, distese di fiori. Fiori ovunque, per centinaia di chilometri, fino all’orizzonte: uno spettacolo mozzafiato.
Incredibilmente, accade quasi ogni anno: a volte solo un timido sbocciare qua e là, più spesso un’esplosione.

Nelle ore immediatamente precedenti alla deflagrazione floreale, nel silenzio serale del deserto, la terra è pervasa da brividi, scricchiolii e rumori sotterranei: miliardi di semi che si aprono, radici che si propagano, steli che trapassano la crosta di sabbia e ghiaia che li separa dall’aria aperta.

Varietà di fiori a Namaqualand, SudafricaLa vita è rumorosa, specie quando è spinta dall’urgenza. E i fiori del Namaqualand hanno fretta: il tempo stringe.
Basta un nonnulla, una debolissima variazione di clima, un vento più violento del ragionevole e tutte le strategie riproduttive, elaborate durante milioni di anni, non servono più a nulla.

Sopravvivere nel deserto è difficile: con i suoi 120 millimetri di piogge l’anno, il Namaqualand è una delle zone più aride dell’Africa meridionale.
Eppure, nonostante la cronica mancanza d’acqua, sono ben 4.000 le specie vegetali censite, tutte attrezzate a sopravvivere ad ogni costo.

Varietà di fiori a Namaqualand, SudafricaLe pianticelle del Namaqualand prosperano con l’inganno. Non solo producono semi adatti ad attendere la germinazione per anni, ma anche quando le condizioni sembrano promettenti, solo una parte di essi darà vita ad una nuova pianta: gli altri restano di riserva in caso di fallimento.
Risolto il problema della crescita, bisogna immediatamente affrontare quello dell’impollinazione.
Se il periodo di siccità è stato lungo, gran parte degli insetti sono morti e i sopravvissuti sono duramente contesi.
I colori vivaci potrebbero non bastare a debellare la concorrenza: bisogna ricorrere ad altri trucchi.

Varietà di fiori a Namaqualand, SudafricaAlcuni fiori hanno sfumature ultra-violette, invisibili all’occhio umano ma richiamo irresistibile per certe specie di insetti.
Altri offrono modelli verosimili di femmine di coleotteri o vespe, in perfetta posizione riproduttiva: quando il maschio si accorge di essere stato gabbato è troppo tardi e il rito dell’impollinazione è compiuto.
Protagoniste principali della fioritura sono le margherite (Compositae), di ogni colore, dal viola al giallo.
Le differenti specie di fiori crescono su suoli diversi e si dispongono quindi in modo uniforme, creando enormi chiazze monocromatiche: l’effetto finale è quello di un immenso, curatissimo giardino.
La fioritura spontanea dura al massimo tre settimane, poi la terra riprende il suo aspetto aspro e duro.
Le pianure tornano alla monotonia abituale, i massi di granito recuperano l’aspetto catastrofico di sempre, immobili sotto il sole.
Rapidamente il sogno svanisce e il Namaqualand torna ad essere quello che è sempre stato: un luogo inattaccabile dalla letteratura romantica sull’Africa.

Paolo Novaresio

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