Nepal, destinazione quasi passata di moda

Kathmandu, Durbar Square

Kathmandu, capitale del Nepal. Città-mito degli hippy e sacro approdo del viaggio in Oriente, oggi è una città sovrappopolata, intasata di traffico a ogni ora del giorno, inquinatissima ma sempre un luogo da vedere, se si decide di visitare il Nepal.
Destinazione oggi quasi passata di moda, snobbata a vantaggio di capolinea himalayani più esotici, come il Ladakh, il Bhutan e il Tibet, ma per noi, che amiamo andare contro corrente, è il momento giusto per andarci o ritornarci.

Kathmandu, Durbar Square
Kathmandu, Durbar Square

Il Nepal non è grande, circa la metà dell’Italia, e sembra fatto apposta per viaggiatori con poco tempo a disposizione. E infatti, lo sarebbe, se ci fossero strade carrozzabili a sufficienza. Ma non ci sono e allora si va a piedi: trekking è la parola magica che apre le porte del Nepal. Trekking di una settimana, di quindici giorni, di un mese e via così. Bello, bellissimo, e chi lo nega? Ma a noi un intero viaggio passato a scarpinare su per i monti preoccupa un pochino. Non per pigrizia, intendiamoci, è il concetto della marcia forzata che ci disturba, unito al fatto che oltre a cime innevate e sentieri da capre vorremmo vedere altre cose: gente, mercati, animali, ambienti diversi e belle architetture, tanto per fare qualche esempio. Siamo anche disposti a usare le gambe se il caso lo richiede, ma non tutto il tempo e tutti i giorni. Scartiamo quindi a priori i trekking più impegnativi, il rafting su fiumi tempestosi e tutte le altre attività più o meno stravaganti che implicano l’avventura a tutti i costi. Piuttosto organizziamoci per scoprire i diversi volti del Nepal, di là degli stereotipi. Possibilmente con calma. Si può fare, usando i voli interni, i mezzi pubblici o un’auto a noleggio, a seconda delle necessità e della situazione.

Stupa di Swayambhunath
Stupa di Swayambhunath

Cominciamo da Kathmandu. Durbar Square, la piazza di Hanuman Dhoka, lo stupa di Swayambhunath e le decine di palazzi e edifici sacri che costellano il centro storico valgono senz’altro una visita. E così le vicine località di Patan e Bhaktapur, con i loro templi e le pagode a più piani, squisitamente decorate. Ma il bello di Kathmandu è lo scorrere della vita quotidiana, l’alternarsi improvviso di modernità e tradizione, i mille negozietti e le bancarelle dove si vende qualunque cosa. Se avete intenzione di dedicarvi allo shopping nulla di meglio che concedervi una lunga passeggiata nel quartiere di Thamel: oltre alla solita rassegna di articoli d’artigianato nepalese vi troverete abiti, dischi e oggetti anni Sessanta, icone di un passato recente e duro a morire. Nell’aria, ovunque, musica: una colonna sonora gloriosa, che spazia da John Lennon ai Pink Floyd. E ristorantini vintage, dove si mangia per quattro soldi che per i nostalgici dei bei tempi andati, è una vera pacchia. Per tutti gli altri, comunque un momento di relax e tranquillità fuori dal comune.

Dopo questo bagno retrò, ormai in pace col mondo, vien facile e naturale decidere il da farsi. Una buona idea è saltare su un aereo privato e fare rotta verso l’Himalaya: un’ora di volo e sarete al cospetto delle cime più alte del mondo, Everest compreso. Uno spettacolo decisamente indescrivibile, a modico prezzo e senza ammazzarsi di fatica. Se vi è piaciuto, potete ripetere l’esperienza a Pokhara, con vista ravvicinata dell’Annapurna, del Dhaulagiri e della guglia ghiacciata del Machapuchare, settemila metri di vertigine assoluta. A Pokhara, facilmente raggiungibile anche per strada, vi attendono una serie di ameni laghetti incastonati in un paesaggio bucolico, cascate di acqua cristallina e un paio di grotte popolate da pipistrelli. La cittadina in sé non offre attrattive particolari, ma è piacevole e pervasa da un’atmosfera vitale. Il vecchio bazar non è male e neppure il tempio di Barahi, che si erge nel bel mezzo del lago Phewa. Mentre ci siete, se avete tempo, date anche un’occhiata al museo locale. Le sezioni dedicate ai diversi popoli del Nepal possono riservare sorprese e magari farvi venire voglia di dirigervi verso il sud e le giungle del Terai, nel territorio dei Tharu, una delle etnie più interessanti e meno note del Paese.

Rinoceronte indiano nel parco nazionale di Chitwan
Rinoceronte indiano nel parco nazionale di Chitwan

I Tharu praticano tutt’oggi un’economia di sussistenza basata sull’agricoltura e la pesca; isolati nel loro universo di paludi e foreste, hanno conservato molti degli antichi costumi pagani, sviluppando un’architettura e un’arte della decorazione assai particolari. I disegni che ornano le case tharu, ispirati a complicati simbolismi quanto al puro gusto del segno, valgono di per sé il viaggio. Sazi di colori e immagini, a questo punto non vi resta che raggiungere il vicino parco nazionale di Chitwan: mille chilometri quadrati di giungla tropicale, pianure inondate e lagune, a comporre uno scenario naturale di rara bellezza. Elefanti, rinoceronti e antilopi sono incontri comuni a Chitwan, ma basterebbero le 450 specie di uccelli a rendere la visita del parco, un’esperienza memorabile. Per la tigre, pur presente in buon numero nell’area, bisogna avere invece una fortuna sfacciata e forse un po’ di tempo in più. Tempo che ci manca, visto che abbiamo ancora altri progetti e nuove strade da percorrere.

Una monaca fa girare le ruote di preghiera
Le ruote di preghiera

Ci attende, infatti, il selvaggio ovest del Nepal, lontano da tutto e quasi inaccessibile. La nostra meta, tra le tante possibili, si chiama lago Rara, il più esteso specchio d’acqua naturale del Nepal. Ci andremo in aereo, affidandoci per i servizi a un’agenzia locale: partenza da Kathmandu e arrivo a Talcha, uno dei sette aeroporti più sfigati e pericolosi del pianeta. Avete dubbi? Bene, l’alternativa sono quattro giorni di marcia infame su e giù per le montagne, con partenza da Jumla (che si raggiunge comunque in aereo, non illudetevi). E al ritorno, stessa solfa, quindi vada per Talcha e che gli dei ce la mandino buona. In compenso dalla pista di atterraggio alla riserva naturale di Rara ci separano solo un paio d’ore di facile cammino, tra paesaggi mozzafiato. La ricompensa a questa breve fatica è un lago colore blu cupo di forma perfettamente ovale, circondato da boschi di pini, rododendri e cipressi. L’aria è limpida, i colori nitidi oltre ogni dire. Tutto attorno, nessun segno evidente di attività umane. E nessun rumore, salvo il vento tra gli alberi. Se il paradiso è purezza e solitudine, allora finalmente ci siamo.

 

Paolo Novaresio

 

Immagini di Anna Alberghina

 

Clicca qui per leggere altri articoli della sezione Viaggi