Sudafrica, un mondo a parte

Prendete una gran fetta di Africa, aggiungeteci un po’ di Europa e un pizzico di Oriente. Amalgamate il composto e otterrete il Sudafrica: grattacieli e capanne di paglia, mucche e leoni, spiagge alla moda e deserti, praterie fiorite e campi di mais, sofisticati centri commerciali ed empori dove si vende qualunque cosa, dalle pillole per il mal di testa ai fucili. Tutto insieme, disposto in una geografia ingannevole che risponde alla legge degli opposti.

Il Sudafrica è davvero “un mondo a parte”, come recitano gli slogan turistici e vedere un intero mondo, se pur in formato ridotto, richiede tempo. Tanto tempo, che noi non abbiamo. Quindi, come al solito, ci tocca ancora una volta fare esercizio di sobrietà. Procediamo per eliminazione. Possiamo rinunciare a Johannesburg senza grosse difficoltà, una megalopoli come tante, intasata di traffico e zeppa di ladroni, e alla vicina Pretoria. Due belle croci sulla mappa e il problema è risolto.

Il villaggio Ndebele di Botshabelo
Villaggio Ndebele

Sarebbe invece un peccato non visitare i villaggi Ndebele, dato che i più vicini sono a circa un’ora di auto dall’aeroporto di Johannesburg, punto d’arrivo obbligato per chiunque voglia visitare il Sudafrica. Le case Ndebele, coloratissime e decorate con motivi geometrici di eccezionale impatto visivo, sono autentiche opere d’arte. Uno spettacolo da non perdere.

A quel punto, ormai incamminati sulla strada che conduce a est, tutte le persone di buon senso vi consiglieranno di proseguire verso i confini del famosissimo Kruger Park. Mah! Ne siamo sicuri? Intendiamoci, il Kruger è un luogo unico al mondo, soprattutto se vi interessa incontrare da vicino la grande fauna africana. Senza rinunciare a una giusta dose di comfort, che non guasta mai. Il rovescio della medaglia è l’iper-organizzazione, le troppe regole da rispettare, la folla e i recinti da campo di concentramento. Ben nascosti tra gli arbusti spinosi ci sono pure gli autovelox e una schiera di ranger-poliziotti pronti a multarvi appena superate i limiti di velocità. Tutto giusto per carità: precedenza agli animali, rispetto per l’ambiente, turismo consapevole, sicurezza prima di tutto, etc. etc. Va tutto bene. Ma l’Africa dei libri di viaggi dove è finita? Sparita, dissolta. Quindi, cambiamo itinerario e tanti saluti.

Spiaggia sull'Oceano Indiano
Spiaggia sull’Oceano Indiano

Piuttosto potremmo fare un salto alle meno note riserve di Umfolozi, Mhuzi e Hluhluwe (si pronuncia all’incirca sciuslue), piccoli gioielli incastonati tra le dolci colline dello Zululand. Là i rinoceronti bianchi, pressoché scomparsi nel resto del continente, si contano a centinaia e il paesaggio, ricco di verdi valli fluviali e prospettive aeree, è davvero strepitoso. Da Umfolozi la costa dell’oceano Indiano è a due passi e le dune e le interminabili spiagge bianche di Sodwana Bay e Kosi Bay, sul confine col Mozambico, valgono senza dubbio la pena. Anche il Transkei non sarebbe male: a sud della città di Durban il litorale si fa più aspro, il mare più tempestoso e l’incessante battere delle onde ha cesellato le scogliere, creando grotte e torrioni, in uno scenario sempre imponente e drammatico.
I molti relitti di navi schiantate sugli scogli ci ricordano che questa è la Wild Coast, uno degli angoli più selvaggi e acerbi del Sudafrica.

Capo di Buona Speranza
Capo di Buona Speranza

Solo il Capo di Buona Speranza può suscitare emozioni simili. Infatti è proprio da laggiù, dal finis terrae d’Africa per eccellenza, che inizieremo il nostro viaggio. Il fatto che tutti coloro che mettono piede in Sudafrica si sentano obbligati ad andare al Capo è irrilevante. The Cape, come lo chiamano da queste parti, va assolutamente visto. Possibilmente in solitudine.
Quindi noleggiate una macchina e lasciate Città del Capo all’alba: sarà una delle poche alzatacce della vostra vita che non rimpiangerete. La bellezza del promontorio, a picco su un mare blu cupo e agitato da correnti misteriose, è indescrivibile.
Almeno fino alle nove del mattino, quando arrivano i turisti, a centinaia, come formiche. Per noi, inutile dirlo, è l’ora di partire.

Parco dello Tsitsikamma
Parco dello Tsitsikamma

Possiamo scegliere: puntare verso Hermanus a caccia di balene oppure risalire la penisola e dirigersi verso Stellenbosh e Franshhoeck (sì, con due acca), lungo le strade del vino. Nulla vi impedisce, on the road, di concedervi una breve sosta a Boulders Beach per farvi una nuotata insieme ai pinguini. In realtà i posti degni di una visita nella zona sono innumerevoli, Città del Capo e Montagna della Tavola incluse. Vi piacciono i giardini botanici? O vi interessano le architetture in old style olandese? Magari vi piacerebbe bagnarvi in una pozza di acqua limpida in mezzo alla foresta. E visitare Robben Island, dove fu imprigionato Mandela. Per non parlare delle colonie di foche e del Parco Nazionale di Tsitsikamma, un paradiso verde affacciato sull’oceano. Tutto è possibile, decidere sta a voi, ma l’importante è non scordare che la nostra meta si trova un paio di giorni di viaggio a nord, oltre le catene dei Cedarberg e le aride pianure del Namaqualand (che a fine agosto, si trasformano come per miracolo in un immenso giardino fiorito).

Stiamo parlando del Richtersveld: ottomila chilometri quadri di deserto, pietre calcinate dal sole e valli dimenticate, patria degli ultimi pastori Nama. Non certo un posto da turisti, vien da dire, ma perfetto per noi, viaggiatori alla ricerca di emozioni autentiche. Per esplorare il Richersveld bisogna munirsi di un mezzo a quattro ruote motrici, adeguate scorte di cibo, acqua e legna per il fuoco. Di hotel neppure l’ombra, si dorme in tenda. In cambio di questi piccoli sacrifici avrete accesso al regno della fantasia: montagne che si chiamano Terrore o Testa di Gorgona, grotte abitate da mitici serpenti primordiali, gole solitarie dove il soprannaturale è di casa. E alberi dalla forma umana, piante che sembrano pietre, creste rocciose simili a città in rovina. Ma a rendere il Richersveld eccezionale basta la visione dell’Orange, imprevedibili prospettive di acque correnti e canyon vertiginosi. Accampati sulle rive del grande fiume, sotto miliardi di stelle, vi sembrerà veramente di essere sbarcati su di un altro pianeta. Un mondo a parte, appunto.

Paolo Novaresio

Immagini di Anna Alberghina

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