Kho Lanta, Kho Lipe e Bangkok

Ristorante sul mare a Kho Lanta Town

Questo viaggio in Thailandia tocca prima due isole del sud del paese, Kho Lanta e Kho Lipe, per terminare a Bangkok.
Kho Lanta è a sud della provincia di Krabi e mantiene un carattere originario, intatto.
È abitata da un nucleo di Chao Ley, popolazione semi-nomade che si muove di continuo nel mare delle Andamane e vive principalmente di pesca. L’isola offre bellissime spiagge e un selvaggio interno, solcato da pochissime strade.
Kho Lipe richiede un ulteriore spostamento a sud, tant’è che solo un braccio di mare la separa dalla Malaysia.
La vita di questa piccola isola tropicale si svolge in gran parte sulle spiagge, dove ci si incontra, si mangia, si acquista, tra un massaggio rilassante e un’immersione nei meravigliosi fondali circostanti.
Bangkok si pone a contrasto, con il Palazzo Reale, i templi del Buddha di Smeraldo, del Buddha Disteso e il quartiere di Khao San: bellezze sospese tra un sontuoso passato e l’indaffarato presente, tutto da vivere.

È pieno inverno da noi e non so dire no alla proposta di dieci giorni ai tropici.
Sono già stata in Thailandia e per me questa è una buona ragione per tornarci: mi piace la cucina, la gentilezza delle persone, le tradizioni e tanto altro.
Andremo prima a Kho Lanta Yai, poi a Kho Lipe, a ridosso del confine con la Malaysia, e infine a Bangkok.
Siamo in sedici, ci siamo incontrati online accomunati dalla stessa scelta di viaggio e conosciuti per la prima volta all’aeroporto.
La maggior parte del gruppo arriva all’aeroporto di Krabi, mentre Anna Rosa e io a quello di Trang, dove proseguiremo via terra, con due passaggi su ferry boat, verso l’isola di Kho Lanta Yai.

Arriviamo all’imbarco di Ben Hua Hin e con fortuna siamo l’ultima auto a salire sul battello.
Sono le tre del pomeriggio e il sole si fa sentire. C’è una brezza calda, un miscuglio di forti odori e profumi: gasolio, ananas, cannella, pesce, salsedine e altri aromi indistinguibili, che nell’insieme sanno di Tropici e di Oriente.
Insieme a noi viaggiano famigliole, gruppetti di scolari in divisa, operai sudici di olio, donne velate e accovacciate sul retro di un pick-up.
Siamo nella parte della Thailandia a maggioranza islamica.
Le prime comunità mussulmane sono arrivate più di trecento anni fa dalla vicina Malaysia e dall’Indonesia, portandosi dietro usi e costumi che si perpetuano nel tempo.
Attraversiamo Kho Lanta Noi e saliamo sul secondo ferry: pochi minuti per attraversare la stretta manica d’acqua e siamo a Kho Lanta Yai.
Arriviamo al nostro resort prima del resto del gruppo: le casette allineate attorno al giardino con al centro la piscina, saranno la nostra residenza per qualche giorno.
Mentre aspetto l’arrivo degli altri da Krabi vado a passeggiare sulla spiaggia, dirigendomi verso l’ovest: sono le sei di sera e mi godo il tramonto.

Il terzo giorno gran parte del gruppo decide di fare un’escursione in barca, con snorkeling e visita di Phi Phi Island inclusi.
Io preferisco invece addentrarmi via terra alla conoscenza del posto.
Raggiungo in pochi minuti di cammino la strada principale che corre lungo la costa, fermo un tuc-tuc (termine onomatopeico che designa una sorta di furgoncino simile alla nostra Ape), concordo tragitto e prezzo. Unico passeggero, mi godo il giro dell’isola.
Mi interessa arrivare a Koh Lanta Town, il vecchio villaggio che si trova oltre le “montagne”, dall’altra parte dell’isola.
So che laggiù c’è un’attiva comunità di pescatori thai-cinesi, thai-mussulmani e di Chao Ley (gente del mare), chiamati anche sea gipsy.
Delle origini dei Chao Ley non si conosce molto: la loro storia è tramandata oralmente, nulla c’è di scritto che riporti il loro passato.
Il guidatore del tuc-tuc vorrebbe fare conversazione, ma il rumore del motore è troppo forte e non ci fa intendere.
Mi godo lo spettacolo della vegetazione tropicale e delle spiagge, tra scorci di case e baracche da cui emergono brandelli di vite sconosciute.
In meno di un’ora sono a Koh Lanta Town: mi metto d’accordo per farmi venire a prendere al ritorno e mi incammino per il villaggio.

Vorrei pranzare in un posto che, almeno da ciò che mi hanno detto, promette bene. Lo trovo alla fine della strada, costellata da negozietti turistici che vendono magliette, manufatti in cocco e frutta fresca.
L’ingresso è dalla parte del mare. Il proprietario, dopo i soliti convenevoli di saluto, mi chiede di seguirlo lungo una serie di passerelle che si addentrano tra le mangrovie.
Una grande calma avvolge il luogo, con i tavoli affacciati sull’acqua, ben distanziati l’uno dall’altro.
Ecco perché sono arrivata fin qui, c’è tutto quello che cerco, tutto il necessario per una pausa piacevole: un buon piatto di pad thai (tagliolini di riso associati a una quantità inverosimile di altri ingredienti) e uno di frutta fresca, con mango, rambutan, papaya, ananas, mangusteen.
A queste meraviglie si aggiungono la gentilezza del proprietario e il panorama che spazia dalle vicine mangrovie all’oceano, costellato da decine di isole dal profilo ora ben definito, ora sfumato nella distanza. Non desidero nulla di più.
Soddisfatta, ritorno sui miei passi e ritrovo il mio amico del tuc-tuc, che prima di partire per il rientro mi offre ancora una manciata di gustosi mangusteen.

Kho Lipe è la seconda isola che visitiamo. Piccola isola del Parco Nazionale di Ko Tarutao, è un’area protetta a forma di mezzaluna nel Mare delle Andamane a circa una mezza giornata di viaggio da Kho Lanta.

Verso Kho Lipe
Lo speed-boat parte in ritardo e il mare è mosso, non si può andare troppo veloci. E poi ci sono le fermate, molte fermate: Kho Ngai, Kho Mook, Kho Loaliang, isole senza approdi, dove il trasbordo a terra è affidato a imbarcazioni più piccole.
Piove a tratti e i nostri visi sono sferzati dalle gocce di pioggia.
Lo speed-boat ha un tettuccio, ma tutto intorno è aperto: cerco di proteggermi con il giubbotto salvagente, nel tentativo di non inzupparmi completamente.

Kho Lipe
Monaci buddisti sulla spiaggia di Kho Lipe

Dopo tre ore di navigazione arriviamo a Kho Lipe. È pomeriggio inoltrato e il tempo si è parzialmente messo al bello.
Pattaya beach non ha approdi ma è facile scendere dalla barca direttamente in acqua, arrivare alla spiaggia e trovare i nostri bungalow. Staremo bene anche qui.
L’isola si può girare tutta a piedi. La via principale, l’unica parzialmente pavimentata, collega le due spiagge più belle e più lunghe, Pattaya Beach e Sunrise Beach.
Qui le spiagge funzionano da strade, fiumi, mercati. Ogni attività si svolge sulle spiagge: è lì che ci si incontra, si prende il sole, si fanno acquisti; ci sono decine di ristorantini, diving center, e un pullulare di botteghe che offrono massaggi thai rigeneranti, l’ideale dopo una giornata di mare.

Kho Lipe

Dopo la permanenza sulle isole, ci attende Bangkok.
Ci addentriamo nel quartiere intorno a Kao San Road, brulicante di venditori di cibo da strada, ristoranti, negozietti e miriadi di bancarelle  con souvenir per turisti di ogni tipo.
Non siamo distanti dal Palazzo Reale, che raggiungiamo a piedi.
Voluto dal Re Rama I nel 1782, oltre alla residenza reale, la costruzione ospita uffici governativi e il Tempio del Buddha di Smeraldo.
La statua di giada è coperta con vestiti d’oro, che vengono sostituiti al cambiare delle tre stagioni (estate, stagione delle piogge e inverno), con una cerimonia presieduta dal Re di Thailandia in persona.
Ci lasciamo sedurre dalla bellezza dei templi, alla ricerca di pace e di frescura.

Bruna Vienno