Visit Soviet Uzbekistan

Uzbekistan, Bukhara - Luomoconlavaligia.it

L’appuntamento è fissato il giorno 29 dicembre alle ore 13 presso Area Convocazione Gruppi, banco Comet Tour Operator Milano Malpensa partenze internazionali. Il volo Milano/Mosca parte alle ore 15.00. Il Mosca/Bukhara sarà il giorno successivo alle 12.30. La compagnia aerea è l’Aeroflot. L’anno è il 1988.

Con i documenti di viaggio ci viene consegnata una piccola guida: Uzbekistan–Asia Centrale Sovietica. Le prime parole che si leggono sono le seguenti: “Non esiste purtroppo stampata, in alcuna lingua, una guida delle città di Samarcanda, Bukhara, Khiva: eppure sono tra i centri artistici e culturali più importanti del continente asiatico. Comet ha creduto spontaneamente di editare, in modesta veste tipografica, una piccola guida certamente utile a chi decidesse di affrontare un viaggio in terre così lontane e famose.”

Mosca - Luomoconlavaligia.it
Mosca

Atterriamo a Mosca alle 20.30 con temperatura di -17°C. La pista dell’aeroporto sembra predisposta per gare di pattinaggio artistico. Nella notte il tempo peggiora e il giorno successivo la partenza viene rimandata. Si tenta da un altro aeroporto. Il risultato non cambia e viene deciso il ritorno in hotel, dove passo il mio tempo soffrendo nello sfogliare un dépliant dal titolo Visit Soviet Uzbekistan in cui fanno bella mostra minareti e cupole turchesi.

Nuovo tentativo nel tardo pomeriggio. L’aeroporto è affollatissimo, leggere sul tabellone il nome Bukhara riaccende una speranza che stava svanendo. Il tempo passa, partono voli per la Mongolia, la Siberia, il Tagikistan, la luna, la periferia del sistema solare e la scritta Bukhara è sempre là, sul tabellone. Alle tre del mattino l’imbarco, con l’invito a raggiungere a piedi il piccolo aereo portando a mano i bagagli. Quando finalmente siedo sul posto assegnato, dopo aver rischiato di decapitarmi nel passaggio su una lastra di ghiaccio sotto l’ala, i sensi si scongelano e avverto un intenso odore di pollo fritto che invade la cabina. Dopo un movimentato decollo, saranno state le quattro, comunque troppo tardi per la cena ma troppo presto per la colazione, arriva un vassoio con pollo e patate.

Sono seduto vicino a un diretto discendente delle Orde di Gengis Khan, una montagna di carne con tratti mongoli, che occupa tutto il suo sedile e parte del mio. Indossa un gigantesco colbacco che gli scende fin sopra le fessure strette degli occhi e la pelliccia di un orso, forse scuoiato per ingannare il tempo nell’attesa della partenza. Timidamente gli sorrido e il guerriero risponde mettendo in bella mostra gli incisivi ricoperti d’oro. Nel tempo della mia temporanea paralisi, in cui l’iniziale stupore si trasforma in terrore di essere addentato e poi in rassegnazione per l’impossibilità di fuga, lui divora il contenuto del piatto e adocchia il mio. Penso di avere una via di scampo offrendogli del cibo e così, pochi minuti dopo, il mio pollo scende a fare compagnia al suo. Dopo avermi fissato a lungo l’uomo armeggia in una borsa per estrarre un giornale spiegazzato e una biro. Con tratti incerti scrive USA e poi mi rivolge uno sguardo interrogativo. Scuoto la testa, gli dico niet, che vengo dall’Italia, cerco di disegnargli una cartina dell’Europa e localizzare il paese. Resta perplesso mentre rigira il giornale tra le mani e poco dopo si addormenta. Mi appisolo anch’io fino a quando non viene annunciato qualche cosa che interpreto come l’atterraggio su Bukhara. Una forte stretta di mano al guerriero e finalmente l’arrivo in Asia Centrale.

Uzbekistan, Bukhara - Luomoconlavaligia.it
Bukhara

Poiché negli anni ’80 era praticamente impossibile affrontare un viaggio individuale in quelle zone, mi ritrovo così con un piccolo gruppetto, attraverso le strade rese fangose da una recente nevicata, al seguito di una guida esperta. Camminiamo nella città che era già un grande centro abitato prima che arrivasse Alessandro Magno, dove Marco Polo sostò qualche mese, e, fino alla metà del 1800, era una delle mete più misteriose e irraggiungibili del mondo nelle mani di emiri sanguinari.

Lungo le mura, in prossimità di una piazza, svetta un albero di Natale con in cima una grande stella rossa, poco più avanti uno striscione inneggia alla perestroika, donne accovacciate vendono frutti, mazzetti di erbe essiccate e il sole riscalda l’inverno dal clima mite e dal futuro incerto. La fortezza, il mercato, le scuole coraniche, le moschee, le cupole turchesi come il cielo, i minareti mi incantano. La bellezza di queste costruzioni è tale che la leggenda racconta come, durante l’invasione dei mongoli nel 1220, Gengis Khan, non avendo mai visto nulla di così imponente come il minareto detto il Grande, dette ordine ai suoi soldati di non toccarlo mentre stavano mettendo a ferro e fuoco la città. Le moschee sono capolavori di arte islamica, alcune hanno sulla sommità grandi nidi di cicogne, ma mostrano ora tutti i segni del tempo, l’imponenza del periodo passato di grande arte lascia il posto al presente decadente, quasi come se Gengis Khan si fosse appena allontanato dopo i saccheggi.

Trascorriamo a Bukhara le ultime ore del 1988. In albergo, per il cenone di S. Silvestro, i tavoli sono colmi di piatti con storione affumicato, di insalatiere con caviale e di brocche piene di vodka. L’acqua è bandita e i camerieri insistono per venderci scatolette di caviale che prelevano direttamente dalla cucina. A mezzanotte in punto viene portato in sala un grosso televisore. Tutti seguono con attenzione il discorso di Gorbaciov. Per quel che capiamo potrebbe anche elencare gli ingredienti del menù che ci viene servito, ma nel silenzio totale e nell’immobilità con cui vengono seguite le sue parole in sala si percepisce la sensazione che il nuovo anno, 1989, sarà un anno cruciale.

Uzbekistan, Samarcanda - Luomoconlavaligia.it
Samarcanda

Alla sera del giorno successivo ci imbarchiamo sul treno che ci porterà a Samarcanda. Cuccette con materassi di lana e personale che ci serve il tè. Tratto invano per avere una tazza con un rilievo del treno sotto una grande falce e martello. Il russo mi chiede una quantità esorbitante di dollari. Sono irremovibile. Anche lui. Così resto senza tazza. Scesi dal treno a destinazione, nel cuore della notte, ci accoglie uno spicchio di luna che si adagia sul tetto di una moschea. È il benvenuto di Samarcanda.

Trascorreremo giorni a camminare tra architetture fantastiche dominate anche qui dal colore turchese, mosaici, finestre ricche di smalti colorati, la piazza del Registan, il portale monumentale alto 30 metri della madrasa Tilakari, la moschea di Biby Khanym. Tutte opere volute da Tamerlano, Timur lo zoppo, colui che fa tremare la terra, il più terrificante dei predatori del pianeta, che nella seconda metà del 1300 volle fare della città la capitale di tutte le capitali.

Alla morte di Gengis Khan, nel 1227, l’impero mongolo si estendeva dalla Polonia al Mar Cinese, più di un secolo dopo Tamerlano si prefisse l’obiettivo di rinsaldarne la frantumata eredità. Attorno al 1370 comincia la sua opera di invasione, saccheggio e conquista del mondo lasciando alle spalle milioni di morti e terre che non si sarebbero riprese per secoli. Tra una conquista e l’altra torna nella sua amata Samarcanda portandosi studiosi, artisti, architetti, musicisti, artigiani fatti prigionieri. Tutti dovettero lavorare per lui e i risultati sono ora sotto i nostri occhi. Tamerlano morì nel 1404, fu sepolto nel mausoleo Gur-i-Mir, tomba dell’emiro, in cui mi aggiro e fotografo.

Uzbekistan, Shahi Zinda - Luomoconlavaligia.it
Shahi Zinda

Il suo sepolcro è un grande blocco di giada aperto per la prima volta da archeologi sovietici nel 1941. Una profezia diceva che se la tomba di Tamerlano fosse stata violata sarebbe scoppiata una catastrofe. Nella notte del 21 giugno rivide la luce lo scheletro di uomo, disteso su di un fianco, con ancora frammenti di muscoli, pelle e ciuffi di barba aderenti ai resti. Al mattino del giorno successivo giunse la notizia che Hitler aveva invaso la Russia e che per i sovietici era iniziata la seconda guerra mondiale. Sostituisco rapidamente il rullino e mi dedico a un più tranquillo mercato dove, con un certo brivido non solo dovuto alla bassa temperatura, mangio frutti deliziosi.

Ultimo giorno. In lontananza svettano le catene montuose del Pamir, molto più vicino a noi, su una collina a pochi chilometri dalla città, ci incanta la necropoli di Shahi Zindah, un insieme di cappelle funerarie costruite nell’arco di nove secoli, con le più belle ceramiche decorative dell’Asia Centrale. Poco lontano, su di un’altra altura, due binari di marmo sono quello che resta del grande sestante con cui Ulug Beg, nipote di Tamerlano, localizzò, l’esatta posizione di un migliaio stelle compilando, nel 1437, la prima precisa carta del cielo che si conosca.

Una forte nevicata ritarda la partenza di molte ore. Camminare tra le cupole innevate dopo giorni trascorsi in una fiaba, lascia un segno indelebile. Ancora oggi, dopo anni di viaggi, considero quei giorni trascorsi in Asia Centrale, il Viaggio e lo rievoco con piacere, stimolato dal recente racconto di Anna Alberghina (si può leggere cliccando qui).

Giorgio Enrico Bena

Piccoli suggerimenti per viaggiatori in poltrona:

Tiziano Terzani, Buonanotte signor Lenin / Ella Maillart, Vagabonda nel Turkestan / Colin Thubron, Il cuore perduto dell’Asia e Ombre sulla Via della Seta / Ruy Gonzales de Clavijo, Viaggio a Samarcanda 1403-1406, Un ambasciatore spagnolo alla corte di Tamerlano / Chistopher Marlowe, Tamerlano il grande / a cura di Orazgogel Machaeva e Maurizio Pistono, Fiabe di Samarcanda / Hugo Pratt, Corto maltese, La casa dorata di Samarcanda / Ted Rall, Stan Trek.