Banat (il viaggio)

Come ci sono finiti Ivo e Clara su una spiaggia deserta del Mar Nero?
È questa la domanda che il regista Adriano Valerio vuole instillare nel pubblico del film “Banat (il viaggio)”, in uscita il 7 aprile nei cinema italiani.
La trama è quella di un’immigrazione al contrario, che si muove in direzione opposta rispetto a quella a cui ci hanno abituati le cronache negli anni: Ivo è un agronomo e ha appena accettato di lasciare Bari per trasferirsi in Romania, poco dopo aver conosciuto Clara che – dopo aver perso il lavoro in un cantiere navale – decide di raggiungerlo.

Banat. Il viaggioInsieme condividono lo spaesamento in una terra straniera e l’incertezza del futuro, così come la sensazione di un amore che sta nascendo.
Entrambi sono trentenni intraprendenti, capaci, determinati, eppure si trovano a 1400 chilometri da casa per cercare un po’ di felicità professionale e sentimentale, nell’epoca in cui la loro Italia è vista come “terra dei miracoli” dai tanti migranti che arrivano dall’Est e dall’Africa.

I due protagonisti sanno bene che la loro avventura ha qualcosa di folle, ma sono altrettanto consapevoli che questo viaggio permetterà loro di immaginare un futuro diverso, di prendere la distanza da tutto quello che li circondava e sembrava scorrere con nefasta naturalezza.
Per questo, anche quando mille complicazioni rivelano la fragilità delle sue aspettative, Ivo non vuole abbandonare il suo sogno.

Banat. Il viaggio 2

In questa pellicola, il regista ha voluto fotografare il senso di spaesamento che colpisce la sua generazione, la difficoltà nel trovare un lavoro stabile e punti fermi, come una famiglia.
Nel frattempo, le compagnie low cost, il programma di studi Eramus e i bandi di mobilità dell’Unione europea offrono la possibilità di cercare delle soluzioni all’estero: “Banat (il viaggio)” parla di questa generazione che vede i confini europei come una soglia da attraversare per cercare altre opportunità.

La sceneggiatura di Banat (il viaggio) nasce dalla storia vera di un amico che decise di coltivare mele in Romania, cogliendo un’opportunità nata per caso.
E si ritrovò a fare il piccolo imprenditore, in una terra che gli avevano raccontato essere meravigliosa.
Ho passato diverse settimane in Romania, nel Banat, per ricercare luoghi e volti che potessero prestarsi a questo racconto.
Adriano Valerio

Ad illustrare meglio le intenzioni del regista è la parola “straniamento”, perché i toni della commedia emergono in modo spontanei dalle circostanze insolite e dal rapporto tra i personaggi e l’ambiente circostante.
Perché a salvare Ivo e Clara sospesi tra “questo” e “quel” mondo, in fondo, non può che essere un po’ di sana ironia.