Brooklyn

Una giovane irlandese deve scegliere fra due Paesi e due destini in una storia dove partenze, desideri e amori tracciano il viaggio inaspettato di una ragazza che, in America, diventa donna.
Delicato e coinvolgente arriva al cinema “Brooklyn”, il nuovo film di John Crowley che – traendo ispirazione dall’omonimo romanzo di Colm Tóibín – racconta l’avventura della tranquilla ma brillante Eilis Laceydonna: da sempre vissuta nella piccola cittadina di Enniscorthy, in Irlanda, dove tutti sanno gli affari di tutti, viene spedita in America grazie alla sorella che vuole aiutarla a realizzarsi.

Sentendosi come un’esule, arriva nel caos multiforme di Brooklyn avendo già nostalgia di casa, ma non appena impara ad adattarsi alla vita newyorkese incontra un pretendente spiritoso, dolce e carismatico che vuole conquistarla ad ogni costo.
Sul punto di iniziare una nuova vita, però, una tragedia familiare riporta Eilis in Irlanda, alla vita che si è lasciata alle spalle, costringendola a prendere una decisione che potrebbe segnare il suo futuro per sempre.

brooklyn locandinaCon il cuore diviso in due, Eilis affronta uno dei dilemmi più complicati che caratterizzano il mondo moderno: trovare il modo per far coincidere il luogo da cui proveniamo con quello in cui sogniamo di andare.

Ciò la faceva sentire in modo strano, come se esistessero due persone in lei: una aveva lottato contro due inverni gelidi e molti giorni difficili a Brooklyn, e lì si era innamorata; l’altra era la figlia di sua madre, la Eilis che tutti conoscevano, o che pensavano di conoscere.
Colm Tóibín, Brooklyn

Il regista descrive la sua pellicola come una storia sull’esilio, perché “quando lasci un Paese e scegli di vivere da un’altra parte, non appartieni più a quel luogo, ma di certo nemmeno a quello in cui hai scelto di vivere. Quindi diventi un membro di una sorta di terzo Paese, quello degli esuli”. Oggi, come negli anni Cinquanta che fanno da sfondo al film, tante persone nel mondo non vivono nel Paese in cui sono nate.

E forse, il cardine di “Brooklyn” arriva proprio nel concetto di casa che Eilis tratteggia quasi alla fine del film, quando a una ragazzina descrive: “Quando ti trasferisci lontano, senti così tanta nostalgia di casa che vorresti morire. Non puoi farci nulla, a parte resistere; ciò però non ti ucciderà, e un giorno il sole sorgerà e capirai che la tua vita è in quel posto”.
Dedicato a chiunque abbia lasciato la propria terra e la propria famiglia, anche solamente per un po’, il viaggio di Eilis è felice, straziante, emozionante e spaventoso, ma soprattutto necessario per poter scegliere dove vuole stare veramente.

Diventare adulti consiste in parte nel rendersi conto che, quando si decide di andare in una certa direzione, si chiudono una marea di altre porte. Ma credo che Eilis alla fine si ritrovi a sapere cosa è giusto per lei, anche se le spezza il cuore.
Amanda Posey, produttrice del film