Everest

Condizioni inospitali, rischi incalcolabili e difficoltà enormi.
Servono anni di formazione per affrontare una sfida impossibile come la scalata dell’Everest, che da quasi un secolo – oltre a rappresentare la vetta più alta e pericolosa della Terra – costituisce la prova che gli avventurieri di tutto il mondo hanno cercato e sognato per dare un senso profondo alla vita quotidiana.

Immagine di Everest, film di Baltasar Kormákur, sfida per alpinistiA raccontare questo spirito pionieristico è la pellicola “Everest”, che arriva in sala il prossimo 24 settembre per raccontare gli incredibili eventi accaduti nel 1996, quando due spedizioni distinte hanno sfidato una delle più feroci tempeste di neve mai sostenute dal genere umano.
Il film, basandosi sul saggio Aria sottile scritto nel 1997 da Jon Krakauer, ricostruisce i fatti avvenuti il 10 maggio 1996, quando Rob Hall e Scott Fischer guidano le loro squadre sulla salita finale verso il punto più alto della Terra, a 29.029 piedi (8.848 metri) sopra il livello del mare.

Immagine di Everest, film di Baltasar Kormákur, sfida per alpinistiNegli ultimi due mesi, le squadre si erano preparate attentamente per affrontare il percorso che porta alla montagna colossale: a come adattarsi al freddo estremo e all’aria sottile, a gestire il livello di ossigeno.

Quel giorno, tre alpinisti di Hall e due Sherpa raggiungono la vetta ma, al di là delle previsioni, si abbatte su di loro una violenta tempesta che soffia con la forza di un uragano, inghiottendo gli avventurieri durante la discesa.
Mentre continua a infuriare la bufera e iniziano a calare le tenebre, Hall cerca invano di assistere un cliente esausto, il postino e scalatore Doug Hansen, per poi restare solo, esposto alle intemperie e trascorrendo due notti inimmaginabili, mentre la tempesta infuria senza sosta.

Nel frattempo, un altro scalatore lotta per la sopravvivenza: Beck Weathers, un patologo texano, membro del team di Adventure Consultants, colto da “cecità da neve” durante la sua ascesa verso la cima.
Anni prima, aveva subito un intervento chirurgico correttivo agli occhi e durante la sua scalata attraverso la Zona Morta dell’Everest – un luogo in cui l’ossigeno è così scarso che il corpo umano spegne tutti i sistemi vitali dell’organismo – l’altitudine ha iniziato ad offuscare il campo visivo, impedendogli di vedere tutto ciò che si trovava a un metro da lui.

Immagine di Everest, film di Baltasar Kormákur, sfida per alpinistiConsiderando gli obiettivi che il regista Baltasar Kormákur e gli altri produttori avevano stabilito per il cast di Everest, i realizzatori sapevano che non c’era modo migliore per testarli se non coinvolgendo gli attori stessi in quel viaggio.
“Avevo bisogno che il cast affrontasse gli elementi naturali e facesse i conti con le proprie paure”, spiega il regista. “Per tirare fuori tutto ciò non c’erano molte alternative: per girare ai piedi dell’Everest ad alta quota, abbiamo dovuto migrare noi stessi lassù, girando a -30° C in Val Senales, dalle 12 alle 14 ore al giorno per sei settimane”.

Con le unità di ripresa piazzate in luoghi lontani come il Nepal, le Alpi italiane, gli studi di Cinecittà di Roma e i Pinewood Studios nel Regno Unito, le sfide della realizzazione di Baltasar Kormákurquesta avventura epica hanno oltrepassato le aspettative.
Siccome la maggior parte degli spettatori conoscono l’Everest attraverso i documentari, è stato fondamentale per Kormákur rimanere legato al principio di “cinéma vérité”: il regista voleva che la pellicola fosse girata in maniera autentica, in modo che il cast e la troupe – così come il pubblico à comprendessero l’immensità della montagna e fossero emotivamente coinvolti nelle storie di queste persone realmente esistite.

Il 2014 è iniziato quasi a completamento del film, ma il 18 aprile è avvenuta un’altra tragedia, perché un enorme blocco di ghiaccio si è staccato dalla Baltasar Kormákurmontagna lungo un tratto insidioso e instabile di ghiaccio e crepacci, noto come Khumbu Icefall, costringendo la chiusura senza precedenti del cosiddetto Tetto del Mondo.
L’evento ha provocato il disastro più letale della storia della montagna più alta del mondo, proprio nel periodo in cui una seconda unità di riprese si trovava al Campo Base dell’Everest per adattarsi al clima in attesa di effettuare delle riprese per il film.

Se per fortuna nessun membro della troupe è rimasto ferito, questa nuova tragedia ha sottolineato il potenziale di perdita e devastazione affrontato da coloro che tentano di capire questa montagna e quanto, in definitiva, siamo alla sua mercé.
Anche per questo la Universal Pictures e i realizzatori di “Everest” hanno lanciato un’iniziativa umanitaria in sostegno del Nepal colpito dal terremoto, a cui è possibile aderire collegandosi al sito www.oxfamamerica.org.

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