Gringo Trails

Avete mai pensato a quanto i viaggiatori possano cambiare (in meglio o in peggio) i luoghi che attraversano? Il documentario Gringo Trails – realizzato dall’antropologa e film-maker newyorkese Pegi Vail e prodotto da Icarus Films – mostra l’impatto del turismo di massa sulle culture, le economie e l’ambiente. Dalla giungla boliviana alle spiagge della ‪Thailandia‬, dai deserti di ‪Timbuctù‬ alla bellezza mozzafiato del ‪Bhutan‬, il film segue i viaggiatori occidentali nei loro spostamenti in Sud America, Africa e Asia, rivelando le complesse relazioni (e reazioni) tra culture diverse che si scontrano.

“Viaggiamo, inizialmente, per perderci. E viaggiamo, poi, per ritrovarci”, ha scritto Pico Iyer, grande giornalista e scrittore di viaggi. “Viaggiamo per aprirci il cuore e gli occhi, e per imparare più cose sul mondo di quante possano accoglierne i nostri giornali. E viaggiamo per portare quel poco di cui siamo capaci, nella nostra ignoranza e sapienza, in varie parti del globo, le cui ricchezze sono variamente disperse”. Tutto vero, ma il documentario mostra anche drammaticamente che non soltanto la mentalità dei viaggiatori esce trasformata da questi viaggi, perché anche le persone e i luoghi attraversati escono alterati da quel passaggio.

IMPATTO SENZA FINE
Il documentario si compone di tante storie diverse, a volte strazianti. La prima è quella dell’esploratore israeliano Yossi Ghinsberg, che nel 1981 si è smarrito durante una spedizione nella giungla amazzonica: senza una mappa e una formazione adeguata per procurarsi cibo e riparo, è sopravvissuto miracolosamente per tre settimane. La pubblicazione del suo incredibile romanzo autobiografico ha convinto molti viaggiatori a recarsi in Bolivia in cerca di avventure, mettendo in pericolo il fragile ecosistema. Nel film, l’abitante di un isolotto all’interno del Salar de Uyuni affronta il terribile dilemma su come preservare l’equilibrio della zona pur consentendo ai turisti di vivere quella magia unica al mondo.

“Gringo Trails” prosegue mostrando l’impatto devastante e inaspettato del Full Moon Party (festa di luna piena) che si consuma sulla spiaggia dell’isola di Koh Phangan, in Thailandia: si tratta di una delle più grandi feste a livello mondiale, che ogni anno richiama fino a ventimila persone provenienti da tutto il mondo. Ogni notte di plenilunio, dunque ogni mese, un rave party in grande stile coinvolge giovani e meno giovani in un ballo continuo che dura un notte intera, a ritmo di musica dance, techno e house. Ma il viaggio del documentario continua verso Timbuctù e tante altre zone del mondo dove gli abitanti chiedono soltanto rispetto per le loro terre sacre.

MEGLIO VIANDANTI CHE TURISTI
Attraverso immagini e interviste con guide, turisti e scrittori specializzati in viaggi, il documentario ripete in tutti i suoi 79 minuti che visitare un luogo non è solamente conoscerne i punti di attrazione più famosi, ma soprattutto attraversarlo in punta di piedi per lasciarlo inalterato per chi verrà dopo. Nonostante i benefici economici che il turismo sembra apportare a una comunità, quando i processi si svolgono troppo in fretta, senza rispetto e senza una pianificazione precisa, tutto questo può trasformarsi in un disastro per l’ambiente e per i residenti del luogo: i rifiuti si accumulano, i soldi finiscono nelle tasche dei grandi operatori stranieri, i prezzi delle materie prime salgono alle stelle, gli animali cambiano le loro abitudini e il comportamento. Riflettere prima di partire…

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