Horse Boy

Horse Boy – L’amore di un padre

Horse Boy – L’amore di un padreQuanto si può andare lontano per curare qualcuno che amiamo? È un viaggio epico, prodigioso e personale quello raccontato da Horse Boy – L’amore di un padre, il film attualmente in sala – diretto da Michel Orion Scott – che segue una coppia texana e il loro figlio autistico in un percorso lungo e faticoso attraverso la Mongolia, a dorso di un cavallo, alla ricerca di una cura per il bambino. Rupert Isaacson e Krisitn Neff sono rispettivamente marito e moglie, lui scrittore ed ex allenatore di cavalli, lei professoressa di psicologia: a due anni, il loro piccolo Rowan smette di parlare, si ritira in se stesso per ore, urla inconsolabile senza nessun motivo apparente, agita le braccia e balbetta. Agli Isaacson, così come per molti altri genitori, l’autismo sembra aver strappato via l’anima dell’adorato figlio.

I due protagonisti iniziano a cercare la migliore cura possibile, ma le terapie tradizionali sembrano sortire pochi effetti. Un giorno, Rowan scavalca la recinzione dei vicini e si avvicina a dei cavalli: suo padre aveva smesso di cavalcare quando al bambino era stata diagnosticata la malattia, pensando non fosse sicuro per suo figlio avere degli animali attorno. E ora è lì, pietrificato, che prega con tutto se stesso perché il figlio non finisca schiacciato dagli zoccoli dei cavalli. Invece Betsy, una vecchia cavalla notoriamente scontrosa, spinge gli altri a distanza, china la testa verso Rowan, e comincia a masticarsi le labbra: un segno di sottomissione che Rupert non aveva mai visto eseguire volontariamente verso un umano, prima di quel momento.

Horse Boy – L’amore di un padreCosì, Isaacson inizia a cavalcare Betsy insieme a Rowan ogni giorno, e Rowan incredibilmente inizia a parlare, a interagire con il mondo esterno. Il padre inizia a chiedersi: “Esiste un posto al mondo che possa unire cavalli e guarigione?”. Quel posto esiste ed è la Mongolia. E se portasse Rowan laggiù, a dorso di un cavallo, cercando una cura di sciamano in sciamano? Che cosa accradrebbe? Da queste domande, tutta la famiglia si imbarca alla ricerca di qualcosa che cambia la loro vita per sempre.

Il film segue Rupert, Kristin e Rowan nell’estate del 2007 mentre attraversano la Mongolia, dalla steppa selvaggia al lago sacro Sharga, fino in Siberia: in un mondo ricco di tradizione mistica, Rowan fa sorprendenti passi avanti. Il film include anche interviste ad alcuni dei maggiori esperti nel campo dell’autismo, da Simon Baron-Cohen dell’università di Cambridge all’antropologo e ricercatore Roy Richard Grinker dell’università George Washington, fino a Temple Grandin, professoressa del comportamento animale all’Università del Colorado, affetta anch’essa da autismo e autrice di numerosi libri.

“Ho incontrato Rupert Isaacson, il padre di Rowan Isaacson, la prima volta ad una lettura sui boscimani del Kalahari del Botswana”, ricorda il regista. “Rupert parlò appassionatamente del passato, presente e futuro di quelli che molti antropologi credono siano stati la prima società umana, e che sono adesso sull’orlo dell’estinzione. Immediatamente, ho sentito il bisogno di aiutare. Avevo appena finito di lavorare ad un film hollywoodiano girato ad Austin, Texas, ed ero esausto dal ritmo frenetico sostenuto nei tre mesi precedenti. Volevo disperatamente Horse Boy – L’amore di un padrepassare più tempo con la natura e lavorare ad una causa in cui credevo”.

Così, iniziano a parlare della possibilità di creare un film sui boscimani, uno che li avrebbe aiutati nella loro lotta per la sopravvivenza. Dopo qualche mese, Rupert gli parlò di suo figlio Rowan e della sua volontà di portarlo in Mongolia alla ricerca di un modo per curarlo. “Mi chiese di andare con loro e di registrare il loro viaggio”. Così, sono partiti tutti insieme in un viaggio a cavallo nella magnifica, sconosciuta terra di Genghis Khan, dove la parola sciamano (“colui che sa”) è nata e dove lo sciamanismo è, ancora oggi, la religione di Stato.

“Tutto sembrava surreale e impossibile: sono stato disarcionato dal mio cavallo, ho contratto la giardia, etc. E tutto questo per un film? Sì, ma ancora di più per il bene di un bambino autistico i cui genitori erano disposti ad andare letteralmente fino ai confini della terra per trovare una cura”. Per il regista, questa è la vera bellezza della storia: gli sciamani, i paesaggi incredibili, i cavalli selvaggi fanno da sfondo alla storia di una famiglia disposta a trascendere la logica e la scienza, per trovare una strada nel mondo del loro figlio.

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