Il mondo fino in fondo

Il mondo fino in fondo, Alessandro Lunardelli

Il mondo fino in fondo, Alessandro Lunardelli Una pellicola on the road, che parte da un paesino (inventato) del Piemonte e arriva fino in Cile, percorso da nord a sud, sia in estate che d’inverno. Il prossimo 30 aprile, arriva in sala Il mondo fino in fondo, il film d’esordio del regista Alessandro Lunardelli che narra le vicende di due fratelli, Davide e Loris, confinati in un territorio impermeabile, con abitanti sempre attenti a evitare qualsiasi eccesso e sospettosi di ogni diversità.

Davide ha diciotto anni ed è gay, Loris ha quasi trent’anni e non ha idea che suo fratello sia omosessuale, perché l’unica cosa che conta per lui è il calcio, in particolare l’Inter. È proprio per seguire in trasferta la sua squadra del cuore che Loris chiede al fratello di seguirlo a Barcellona per vedere la partita. In Spagna, Davide conosce Andy, cileno ed ecologista convinto, di cui si invaghisce al primo sguardo; Andy lo invita ad accompagnarlo a Santiago del Cile e il ragazzo non può fare a meno di seguirlo.

Una volta arrivato, Davide entra in contatto con un mondo a lui sconosciuto, fatto di lotte ecologiste e di attivisti a capo dei quali c’è Ana, l’ex ragazza di Andy. Così, decide di rimanere a Santiago e iniziare una nuova vita lontano dal provincialismo di Agro, il suo paesino del nord Italia, ma non tutto va come previsto. “Ci sono luoghi che chiamano a sé in modo strano e irrituale. Ti mettono nel mirino e con il loro fascino, svuotano Il mondo fino in fondo, Alessandro Lunardelli lentamente ogni resistenza all’abbandono”, commenta il regista. “Temo che a me e agli attori sia successo qualcosa di molto simile con la Patagonia cilena, uno dei pochi territori di frontiera ancor oggi esistenti”.

Lo staff è partito con l’obiettivo di raccontare i sentimenti e le passioni familiari in un non-luogo chiamato Agro. “Volevamo costruire una commedia e la cronaca ci metteva sotto gli occhi varie suggestioni: in casa si celebrava il calcio e l’anno magico dell’Inter mentre in tutt’altra parte del mondo si tifava per la Conferenza sul clima di Copenaghen e, a un’altra latitudine ancora, la giovane studentessa cilena Camila Vallejo muoveva un’intera generazione alla ribellione, finendo sulla copertina del Times”.

Il legame di questi episodi con i protagonisti era suggestivo e ha suggerito Il mondo fino in fondo, Alessandro Lunardelli agli autori di mandare i due fratelli in fuga, dirigendoli in un luogo sperduto dove, come nella migliore tradizione del road movie, avevano la possibilità di nutrirsi di grandi illusioni e aspirare a grandi imprese.

“Se cambi la tua vita forse a qualcun altro verrà voglia di cambiare la sua” viene detto nel film al diciottenne Davide ed è grazie al suo istinto feroce, quasi fisico, che riuscirà a dare una direzione avventurosa al futuro, cambiando non solo la sua vita ma anche quella di suo fratello. “Nell’ultima fase di riprese, quando eravamo in Patagonia, non riuscivamo più a distinguere la realtà dalla finzione”, ricorda Filippo Scicchitano, l’interprete di Davide. “Ogni due giorni, proprio come i nostri personaggi, prendevamo armi e bagagli e ci spostavamo alla ricerca di paesaggi nuovi fino a che non siamo arrivati al meraviglioso ghiacciaio di San Rafael, la Il mondo fino in fondo, Alessandro Lunardelli nostra ultima tappa”.

Si è trattato di un’esperienza bella e difficile, in cui attori e autori hanno avuto la sensazione che quello che stavano affrontando fosse il viaggio della speranza, “che non avremmo mai finito di girare ma soprattutto che non saremmo mai più tornati indietro”.

 

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