Il sentiero della felicità

Un viaggio reale, ma anche dell’anima, fa da sfondo alla pellicola “Il sentiero della felicità” in uscita nelle sale italiane il 16 febbraio.
Firmato dalla regia di Paola di Florio e Lisa Leeman, il film fa vivere al pubblico un’esperienza di immersione nel regno dell’invisibile, seguendo lo swami indiano che, negli anni Venti del Novecento, ha fatto conoscere lo yoga e la meditazione al mondo occidentale.

Il film-documentario racconta infatti la vita e gli insegnamenti di Paramahansa Yogananda, autore della celebre “Autobiografia di uno Yogi”, un classico della letteratura spirituale che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e, ancora oggi, costituisce un riferimento essenziale per ricercatori spirituali, filosofi e cultori dello yoga. Basti pensare che questa autobiografia era l’unico libro presente nell’iPad di Steve Jobs, il quale dispose che ne fossero distribuite 800 copie alle personalità che avrebbero partecipato al suo funerale.

Il sentiero della felicitàQuello di Paramahansa Yogananda è stato anche il libro che ha introdotto al misticismo orientale George Harrison, Russell Simmons e innumerevoli yogi.
Dando un’impronta personale alla ricerca del cammino iniziatico e condividendo le battaglie interiori affrontate sul sentiero spirituale, Yogananda è stato messo continuamente alla prova da mille difficoltà, eppure è riuscito a risorgere come un’araba fenice dalle ceneri della sua rovina, non solo per riacquistare determinazione nel perseguire lo scopo della propria vita, ma anche per ispirare con l’esempio il prossimo a fare altrettanto.

Nonostante i momenti in cui desiderò fuggire e condurre una vita da eremita in qualche grotta dell’Himalaya, ha aiutato milioni di ricercatori spirituali di oggi a volgere l’attenzione alla propria vita interiore, respingendo le tentazioni materialistiche per giungere alla realizzazione del Sé.

Il film, girato in tre anni con la partecipazione di 30 Paesi, esplora il mondo dello yoga, antico e moderno, orientale e occidentale.
Se è vero che il materiale d’archivio sulla vita di Yogananda (morto nel 1952) costituisce l’ossatura della narrazione, il film va però oltre i confini di una tradizionale biografia: le sequenze includono stralci di interviste, immagini metaforiche e ricostruzioni sceniche, conducendo dai luoghi di pellegrinaggio dell’India alla Divinità School dell’Università di Harvard, come anche ai suoi sofisticati laboratori di fisica, dal Centro di Scienza e Spiritualità dell’Università della Pennsylvania al Chopra Center di Carlsbad, in California.

Impresa cinematografica impegnativa, che costringe ad affrontare alcune grandi questioni della vita, il film è in ultima analisi la storia del genere umano: la lotta universale di ogni creatura per liberarsi dalla sofferenza e trovare la felicità durevole.