Las Acacias

1500 chilometri da percorrere, l’autostrada tra Asunción in Paraguay e Buenos Aires. Un camionista deve trasportare una donna che non conosce e che ha con sé una bambina: è questa, in breve, è la trama del film “Las Acacias”, appena arrivato nelle sale italiane per la regia dell’argentino Pablo Giorgelli. “Non siamo certi del perché vogliamo fare un certo film finché non è finito”, ha commentato il regista. “Mi sono chiesto ripetutamente perché stavo facendo questa particolare pellicola e durante il processo di realizzazione vennero fuori differenti risposte, ma non ero mai soddisfatto da nessuna di esse, nessuna mi dava la tranquillità di cui avevo bisogno”.

Guardando in retrospettiva, Giorgelli sente che il suo personale “viaggio” è iniziato quando suo padre si è ammalato, circa dodici anni fa. “Da quel momento, ed essendo conscio di ciò, quello che consideravo il mio mondo cominciò a crollare velocemente. Senza rendermene conto, mi sono sempre più isolato dalla mia famiglia e da me stesso. Da un giorno all’altro, dopo dieci anni di vita insieme, mi sono separato dalla mia moglie dell’epoca e la spietata crisi che subì il mio Paese mi lasciò senza lavoro e quasi senza casa. Allo stesso tempo, in un periodo di pochi mesi. Era troppo”.

“Las Acacias” è un film che parla della sofferenza per le perdite, della solitudine, del bisogno di sentirsi protetti da qualcuno. “Ma anche del figlio che ero allora e del padre che non sono ancora diventato, dell’enorme sollievo che sentii quando realizzai che ancora avevo una famiglia, dopo che mio padre era morto. E che potevo riconnettermi con loro, e con me stesso. E della nuova famiglia che ho trovato quando ho incontrato Maria, mia moglie”.

UN VIAGGIO, DENTRO E FUORI
Il protagonista del film è Ruben, un camionista che si è recato in Paraguay per rilevare un carico di legname e al quale Fernando (il suo datore di lavoro) ha chiesto di dare un passaggio a Jacinta, una giovane madre con la figlia di cinque mesi al seguito. Nell’abitacolo domina il silenzio, fino a quando alcune frasi e pochi gesti riescono a intaccarlo. Come recita il titolo, Ruben è simile a un’acacia, ossia indurito superficialmente da una vita di cui lascia trapelare molto poco.

Una frase che è rimasta ben impressa nella mente del regista è che, al cinema, si scrive per qualcuno che è seduto nella terza fila del teatro. “Questo film è dedicato alla mia famiglia, in particolar modo a mio padre, insieme al quale ho cominciato ad innamorarmi dei film. Ed è per Maria, e per i bambini che non abbiamo ancora ma che vogliamo avere. Mio padre non è più con noi per vederlo. Spero che i miei bambini verranno presto e che, un giorno, vedranno questo film”.