Nebraska

Un padre, un figlio e un viaggio di milleduecento chilometri. Torna al cinema la commedia americana on the road con il nuovo film di Alexander Payne, “Nebraska”: Woody Grant è un vecchio taciturno e testardo che pensa di aver vinto un milione di dollari alla lotteria. Per reclamare i suoi soldi, vuole recarsi immediatamente a Lincoln, in Nebraska, presso gli uffici della società che gestisce il concorso: un viaggio che appare piuttosto complicato per lui, che riesce a trascinarsi appena per qualche isolato fermandosi spesso a bere qualcosa.

Preoccupato per lo stato mentale del padre, tocca al figlio David accompagnarlo in quell’avventura all’apparenza ridicola e priva di scopo. Ma il loro strano viaggio finisce con il trasformarsi in una moderna odissea familiare, oltre che nel percorso verso un tacito perdono: quando Woody e David fanno una sosta nella loro cittadina di origine, Hawthorne, la storia della fortuna di Woody lo farà sembrare per un momento un eroe che fa ritorno a casa. E servirà anche ad aprire uno spiraglio sulle vite sconosciute dei genitori di David e su un passato più animato di quanto lui abbia mai immaginato.

Girato in bianco e nero, il film contiene ironiche riflessioni sul tema della famiglia e sui suoi enigmi, su delusione e dignità, sull’autostima e sul semplice desiderio di riscatto. Ancora una volta, il cinema si serve del viaggio per mettere mano simbolicamente a un rapporto famigliare difficile, visto che David si ritrova a peregrinare con un padre con il quale non è del tutto convinto di riuscire a comunicare. Figuriamoci stargli accanto.

Per Alexander Payne, “Nebraska” è stato un po’ come tornare negli ambienti familiari del Midwest dove aveva girato i suoi primi tre film “La storia di Ruth, donna americana”, “Election” e “A proposito di Schmidt”), prima di passare alla California e alle Hawaii nei due film successivi, entrambi molto apprezzati, “Sideways” e “Paradiso amaro”. Tuttavia, si tratta del ritorno in un luogo che è cambiato e si è trasformato in lunghe file di cittadine decadenti che potrebbero avere poche prospettive di sopravvivenza economica nel ventunesimo secolo, ma che continuano ad alimentare quello stile di vita che un tempo definiva il Paese nel suo insieme.

Tutto il film è caratterizzato da una combinazione di divertimento e riflessioni sulla vita, ma la regia resta talmente invisibile da spingere il pubblico a partecipare con il proprio bagaglio di esperienze. “Penso che nella vita di molti ci sia un viaggio con un genitore, o un momento trascorso con uno dei genitori, che si è sempre desiderato che ci fosse”, conclude Ron Yerxa, produttore del film insieme ad Albert Berger. “Forse non c’è mai stato, ma è sempre lì nei pensieri di ciascuno di noi. Nebraska è quel viaggio”.