Paddington

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Paddington, Paul King, cinema, filmCosa succederebbe se un piccolo orso peruviano sbarcasse a Londra in cerca di una nuova famiglia? Lo scopriamo in “Paddington”, il nuovo film di Natale diretto da Paul King, che racconta le vicende di un tenero orsetto del Perù, immediatamente riconoscibile per il cappellino rosso, il montgomery blu e il sorriso capriccioso. Cresciuto nella giungla con la zia Lucy, Paddington ha sempre sognato una vita entusiasmante a Londra e, quando un terremoto distrugge la loro casa, viene nascosto a bordo di una nave (diretta proprio in Inghilterra) con un’etichetta appesa al collo: “Si prega di prendersi cura di questo orso. Grazie”. Una volta sbarcato, il tenero orso scopre che Londra non è la terra accogliente dei suoi sogni, ma una città affollata dove nessuno si accorge di lui.

“A un certo punto della vita, chi di noi non si è sentito come un pesce fuor d’acqua?”, scrive King. “Basta pensare al primo giorno di scuola, o a una notte passata fuori casa, per entrare in empatia con quest’orsetto, solo e sconsolato”. Per fortuna, non passa troppo tempo prima che Paddington incontri la Paul King, cinema, Paddingtonfamiglia Brown. Ma avere un tetto sulla testa e sentirsi a casa sono due cose diverse: è questa la vera avventura di cui tratta il film.

Gli stessi Brown vivono una sorta di transizione: all’inizio, il capofamiglia pensa di non doversi occupare di lui, di non avere nessun obbligo nei suoi confronti. Lo lascerebbe tranquillamente dormire in un bidone della spazzatura, se potesse. “Non è una persona cattiva – tutt’altro, vuole solo proteggere la sua famiglia – ma questo stesso istinto protettivo lo porta ad essere chiuso e sospettoso con chi non conosce”. Poi, però, le cose cambiano e l’orsetto viene accolto in casa con amore, senza più diffidenza.

Paul King, cinema, PaddingtonUN VIAGGIO A LONDRA
“Paddington” è anche un itinerario turistico alla scoperta di perle nascoste e scenari tipici della capitale inglese (gli autobus, i taxi neri, i treni), che fanno da sfondo al tentativo del protagonista di districarsi nella grande città. Malgrado la presenza di luoghi facilmente identificabili, i produttori hanno cercato di fare in modo che Londra non sembrasse del tutto reale. È una città in cui vecchio e nuovo coesistono, un luogo senza età, dove anche un orso parlante può sentirsi a casa”.

Tutti i luoghi sono ben riconoscibili, leggermente patinati e lucidati per imprimere loro un’aria da “libro”. Accanto a essi troviamo interni e facciate finti, creati magistralmente dal team per rappresentare lo strano mondo in cui Paddington si trova a vivere. Così, attraverso i suoi occhi, si vede il vecchio mondo inglese, arricchito dei sapori e dei profumi contemporanei. “Solo verso la fine del film, quando ha finalmente trovato Paul King, cinema, Paddingtonuna sua dimensione e ha capito qual è il suo posto nel mondo, è in grado entrare nel mondo reale”.

Girare in location suggestive come quelle di “Paddington” ha rappresentato un’esperienza preziosa per gli attori più esperti come per i nuovi arrivati. Come spiega Hugh Bonneville, l’interprete di Mr. Brown: “Girare di notte, per cinque notti consecutive, al Museo di Storia Naturale, a dicembre, è stata un’esperienza unica. C’è un’atmosfera incredibile. Per il film, il fatto di essere nel Museo è un valore aggiunto enorme. C’è un senso di pericolo, di timore nel girare tra le sale. La produzione si è trasferita nel Museo per qualche giorno. Abbiamo girato nel Grand Hall, nella famosa mostra sui dinosauri, nella sala di Mineralogia, nei preziosi corridoi e persino nei giardini. Abbiamo visto il famoso diplodocus, ‘Dippy’, che saluta le migliaia di visitatori che ogni giorno entrano al museo e che in ‘Paddington’ ci ha concesso l’onore di un cameo”.

Paul King, cinema, PaddingtonMORALE UNIVERSALE
Il film racconta una storia che non ha età. “Paddington è la quintessenza del rifugiato e Paul è riuscito a mettere in lui le eco delle tante storie di immigrazione che sentiamo ogni giorno”, ha commentato uno dei produttore esecutivi, Rosie Alison. “È un ritratto di Londra, della sua tolleranza, la tolleranza di una città che accoglie tutti e dove tutti possono essere diversi eppure accettati e benvoluti. In questo viaggio ci accompagna Paddington. La sua è una storia di comprensione, tolleranza, amicizia”.

L’orso Paddington insomma fa parte di questa tradizione, perché rappresenta la gentilezza nei confronti di chi è straniero e l’apertura all’incontro con chi è diverso. E Paul King riassume al meglio con queste parole il messaggio del film, in cui una famiglia un po’ stramba accoglie uno straniero e vede cambiare radicalmente la propria vita, in meglio: “Fa male ai tubi, ma bene al cuore, questo è il nostro motto”.

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