Sarà un paese

Sarà un Paese, Italia, Nicola Campiotti, cinema

Sarà un Paese, Italia, Nicola Campiotti, cinemaIn viaggio con un bambino attraverso l’Italia, per spiegare a un “uomo di domani” quali sono i punti da affrontare per rendere davvero civile il nostro Paese: il diritto al lavoro, l’amore per la terra, il senso del limite, il valore del coraggio, il rispetto delle regole, l’apertura alla conoscenza e all’incontro di culture e credenze diverse, la Costituzione della Repubblica, gli esempi di Buon Governo. Sta per arrivare al cinema il docu-film firmato da Nicola Campiotti, “Sarà un paese”, che a fine novembre verrà distribuito sia attraverso il circuito di sale classico, sia attraverso quello “off”, che comprende cineclub e cine-circoli, per raggiungere fette di pubblico eterogenee.

Sulle tracce dell’eroe fenicio Cadmo, a cui la mitologia attribuisce l’introduzione in Grecia dell’alfabeto, il trentenne Nicola e il fratello Elia, dieci anni, intraprendono un viaggio in Italia alla ricerca di un nuovo linguaggio, per ridare alle cose il loro giusto nome e restituire un senso alle parole. In questo peregrinare, fatto di volti e luoghi, realtà dolorose e memorie storiche, la strada diventa un percorso di formazione e di esplorazione immaginaria.

“Tra i venticinque e i trent’anni, due circostanze hanno modificato il mio sguardo sul nostro Paese”, racconta il regista. “La nascita di tre fratellini mulatti che ridisegnavano Sarà un Paese, Italia, Nicola Campiotti, cinemarumorosamente e con allegria la mia vita da figlio unico, e le partenze, sempre più frequenti, dei miei amici più cari verso i paesi del nord Europa, dove avrebbero proseguito le loro carriere universitarie e le loro vite”. Da una parte dunque tre bambini che si affacciavano per la prima volta sull’Italia, cercando di impararne l’alfabeto e la geografia, dall’altra un gruppo di ragazzi delusi e amareggiati dalle prospettive di studio e di lavoro che si trasferivano, forse per sempre, altrove. “Al centro, c’ero io: appassionato del mezzo cinematografico, curioso della realtà, incerto sul da farsi e disponibile a lunghi babysitteraggi pomeridiani e serali, spesso teatro di racconti, storie inventate e miti antichi”.

Così, dopo che il Ministero dei Beni Culturali ha avallato il progetto, ha preso il via un lungo viaggio, cominciato scrivendo lettere alle persone che il regista avrebbe voluto incontrare e poi terminato con il montaggio. Tre anni di intenso lavoro, nel mezzo dei quali si colloca un percorso umano, lavorativo e geografico lungo e profondo, vissuto con il piccolo Elia e con una troupe instancabile. “Abbiamo viaggiato per metterci in ascolto, per realizzare un piccolo film che potesse parlare direttamente ai bambini e ai ragazzi delle scuole, come punto di partenza per una prima esplorazione e riflessione sulla realtà.

Sarà un Paese, Italia, Nicola Campiotti, cinemaSi parla di inquinamento ambientale, quando Elia incontra Matilde, 12 anni, sorella di Massimiliano. Si discute delle morti sul lavoro, quando Elia dialoga con Graziella, madre di Andrea, a Porto S. Elpidio, nelle Marche. Poi Elia incontra Anok, un bambino hindu, Greta, una bambina ebrea e Haroun, un bambino musulmano, comprendendo l’importanza dell’incontro tra culture e tradizioni religiose diverse.

Al confine tra sogno e realtà, Elia ascolta anche i frammenti di esperienze e pensieri di ragazzi precari o disoccupati, pronti a lasciare l’Italia; ma pure quali sono gli effetti e le conseguenze di un governo buono e di uno cattivo, quali sono e cosa fanno i Comuni virtuosi, come si lotta contro l’abusivismo edilizio e la cementificazione selvaggia, cosa sono i beni comuni e perché è importante tutelarli.

Sarà un Paese, Italia, Nicola Campiotti, cinema
I protagonisti del film, Elia Saman e Nicola Campiotti

L’intento di Campiotti era compiere fare un volo d’uccello sull’Italia di oggi, un’esplorazione perlustrativa, una proposta parziale e imperfetta per i bambini e i ragazzi per un cammino da proseguire oltre il film, ciascuno con la sua anima e le proprie gambe. “Sarà un Paese” ha ottenuto la qualifica “Film di interesse culturale nazionale” dal MiBAC (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo): il progetto è stato realizzato interamente da giovani, perché nessun membro della troupe, nessun capo reparto, ha più di 35 anni. “La pellicola non esaurisce e non completa i temi che si propone di esplorare”, conclude Campiotti. “Piuttosto li pone, per i più giovani, come seme, proposta, spunto di riflessione”.

SHARE
Articolo precedenteSegni d’infanzia
Articolo successivoOde al tartufo