In cima al K2

K2, Nick Ryan, Marco Confortola, Achille Compagnoni, Lino Lacedelli, laeffe, Gerard McDonnell

Una delle più drammatiche ascese alla “montagna delle montagne”, ricordata anche come “il disastro del K2”. Il regista irlandese Nick Ryan ripercorre il 1° agosto 2008, quando 25 alpinisti partono alla conquista di uno dei massicci più alti del mondo, secondo solo all’Everest: solamente undici di loro ripercorreranno la via del ritorno, tra cui l’italiano Marco Confortola a cui vengono amputate però tutte le dita dei piedi. A sessant’anni dalla conquista del K2 da parte di Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, laeffe (canale 50 DTT e tivùsat, 139 di Sky) torna a raccontare quel dramma con il documentario “The Summit K2”, in prima visione assoluta mercoledì 30 luglio alle ore 21.10.

6314-300x187Cosa sia successo è tuttora un mistero. Attraverso filmati, interviste e ricostruzioni realistiche, “The Summit K2” ripercorre quei momenti drammatici, portando in primo piano la storia di Gerard McDonnell, primo alpinista d’Irlanda a toccare la vetta del K2 ma anche uomo straordinario che ha scelto di rischiare la propria vita per salvare quelle altrui: secondo il racconto di Marco Confortola, infatti, McDonnell morì travolto dal crollo di un seracco mentre tentava di salvare la vita a tre alpinisti coreani, investiti da un frana precedente. Di fronte alla scena agghiacciante, l’irlandese ruppe il codice non scritto della montagna che prescrive di non rischiare la propria incolumità in casi simili e, senza ripensamenti, sacrificò la sua vita.

Ryan rivive la vicenda per intero, andando a intervistare sul posto i sopravvissuti e i parenti delle vittime, per restituire il racconto non solo della tragedia umana, ma anche quello della “montagna selvaggia”, tristemente famosa per inghiottire nei suoi crepacci coloro che cercano di scalarla: la media degli alpinisti che sono riusciti ad arrivare alla meta, infatti, è uno su quattro. Il risultato sono novantacinque minuti incalzanti, a tratti al limite della commozione, a tratti duri come il ghiaccio che ricopre il K2 come una corazza, per cercare di capire cosa spinge uomini e donne a rischiare la propria vita per un respiro, senza ossigeno, sulla vetta del mondo.

Vincitore del premio per il miglior montaggio al Sundance Film Festival e selezionato al Sundance London Film and Music Festival nel 2013, il film utilizza per lo più riprese originali girate durante la fatidica salita e ricostruisce ex novo solo per il 20 per cento i momenti drammatici della scalata per indagare cosa accadde nella notte, in quella “zona morta”, dove gli uomini si muovevano nel vuoto, sospesi a ottomila metri dal suolo. La pellicola propone anche la testimonianza di Walter Bonatti, che ricorda le tappe della spedizione italiana del lontano 1954, quando i nostri alpinisti conquistarono per primi la vetta del K2.

A dare un grande contributo al film è stato Pemba, l’eroico Sherpa che contribuì a salvare alcuni scalatori durante la discesa: le sue fotografie, scattate usando la camera che McDonnell gli aveva affidato perché la trasportasse, hanno aiutato a dipanare almeno in parte i fili del mistero. Nel film emergono sia le responsabilità collettive (una suddivisione dei ruoli troppo fiduciosa), sia quelle più specifiche (la spedizione coreana appare troppo propensa a correre rischi). Una tragedia da non dimenticare, per non sbagliare più..